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Al Sud l’80,4% dei ginecologi è obiettore di coscienza. Il 65,2% al Nord


05 APR - È la Basilicata la Regione con la quota più alta di obiettori di coscienza. Sul totale dei ginecologi che operano nei servizi pubblici e privati in cui si effettua l'interruzione volontaria di gravidanza, ha fatto questa scelta da ben l’85,2% di loro. La quota più bassa si registra in Valle D’Aosta, con il 18,2% dei ginecologi obiettori. In media, in Italia, è obiettore di coscienza il 70,7% dei professionisti ginecologi.

È quanto emerge dalla Relazione 2011 sulla legge 194 che il ministro della Salute ha presentato in Parlamento lo scorso agosto e relativa all’anno 2009 (ad eccezione dei dati di Molise e Campagna, che risalgono invece al 2008).

Nel complesso, i ginecologi obiettori di coscienza sono più numerosi al Sud, dove la media supera l’80%, mentre al Nord la percentuale si ferma al 65,2%. Al Centro sono invece obiettori il 69,5% dei ginecologi e nelle Isole il 74,1%.

In questa fotografia che rende l’aborto meno accessibile al Sud e più facilmente praticabile al Sud, non mancano però le eccezioni. In Calabria, infatti, la percentuale di ginecologi obiettori si ferma al 73,3%. Al di sotto della P.A di Bolzano (81,3%), del Lazio (80,2%) e del Veneto (78,0%). E tra le Isole anche la Sardegna si caratterizza per una bassa quota di obiettori tra i ginecologi, 54,3%, contro l’81,7% della Sicilia. È dunque quest’ultima a fare lievitare la media insulare al 74,1%.


Le tre Regioni dove l’obiezioni di coscienza è una scelta meno diffusa tra i ginecologi sono, oltre alla Valle D’Aosta (18,2%), sono Emilia Romagna (52,4%), Sardegna (54,3%) e P.A. di Trento (55,9%).

Le tre Regioni dove invece operano quote maggiori di ginecologi obiettori di coscienza sono, dopo la Basilicata (85,5%), la Campania (83,9%) e il Molise (82,8%).
 


05 aprile 2012
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