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Controcorrente. Perchè è sbagliato aver paura di "Classifiche" e "Trip Advisor"

03 OTT - Le classifiche, comprese quelle sportive, fanno sempre paura. Il motivo è semplice: anche se l’importante è partecipare, alla fine, checché si dica, conta come arrivi al traguardo. Figuriamoci poi se si prova ad esportare la logica del rank e del benchmark (ovvero classifica e confronto) alla sanità nostrana. Apriti cielo! Nessuno, di fatto, ha piacere a vedersi spiattellato in una graduatoria, per quanto autorevole.
 
E’ quanto accade ormai da un paio d’anni in occasione della presentazione dei dati del Programma nazionale esiti dell’Agenas che, con l’ausilio di un set di indicatori, misura le performance degli ospedali italiani, sia pubblici che privati accreditati.
 
Il lavoro è complesso, di difficile lettura per i non addetti (tra cui in primis la stampa che deve cercare di raccontare il tutto ai cittadini) e quindi la possibilità di sbagliare o anche solo di raccontare come stanno le cose in modo non del tutto appropriato (dal punto di vista dei ricercatori), c’è.
 
C’è solo un modo per ovviare a ciò. L’Agenas dovrebbe essere lei stessa ad elaborare un set per la stampa, articolato per tutti gli indicatori e suddiviso per Regioni, in modo chiaro e sintetico.

 
Ma ciò non si fa. E i motivi addotti, seppur plausibili (gli indicatori sono tanti e diversi, non si possono mischiare tra loro ai fini di una graduatoria, bisogna tener conto delle variabili e della possibilità che i dati comunicati possano contenere degli errori alla fonte, eccetera, eccetera) non appaiono però tali da precludere la predisposizione di un dossier che “faccia testo”.
 
E quindi, in assenza di un dossier del genere, è del tutto ovvio che siano i giornalisti a “interpretare” e tradurre in articoli e commenti quella massa di numeri e tabelle. E allora si può anche “sbagliare” per omissione o per eccessiva sintesi. Anche ammesso che ciò possa accadere, la colpa è dei soliti giornalisti? Non credo.
 
Ma a monte resta la questione delle questioni. Agenas si irrita ogni volta che si parla di “classifica”. E con lei si irritano anche i medici che se la sono anche presa molto a male quando il ministro Lorenzin ha ventilato come in futuro sarebbe bello avere una banca dati sulle performance ospedaliere che assomigli ai Trip Advisor già in uso in altri campi come quello gastronomico o alberghiero. Un modo, forse “poco clinico” ma senz’altro efficace per spiegare che alla fine, tutto questo lavoro di raccolta di dati serve sì agli addetti per migliorare il proprio lavoro ma serve ancor di più ai cittadini per essere messi nelle condizioni di andarsi a curare dove gli esisti delle cure sono migliori.
 
Del resto, nella realtà, chi può, già usa il Trip Advisor per scegliere medici e ospedali. Solo che non lo trova su internet ma scorrendo l’agenda personale delle amicizie e conoscenze, alle quali chiede consiglio su nomi e indirizzi per farsi curare (questa è la speranza) al meglio. In altre parole anche in questo caso vale sempre il “Mi manda Picone” di nostrana memoria.
 
Vogliamo far sì che “Picone” sia a disposizione di tutti? E allora basta con le ipocrisie. Il PNE ha senso e lo avrà quando e se diventerà una trasparente vetrina accessibile a tutti i cittadini senza intermediazioni di alcuno.
 
Si dirà: ma a quel punto tutti vorranno andare solo nei posti miglior! E vorrei vedere! Voi cosa fareste? E a cosa puntate quando vi rivolgete ai “Piconi” di turno?
  
Nella seconda metà degli anni ’90 fui tra gli ispiratori del rapporto Prometeo, che per la prima volta stilava una classifica (la chiamammo così dopo molte perplessità, perché sapevamo di creare scompiglio) delle Asl in base al numero di morti evitabili (per mancanze nell’assistenza, nelle politiche di prevenzione, di educazione sanitaria, ecc.). Alla prima edizione ricevemmo una marea di improperi e diffide dagli “ultimi” in classifica. Ma nel giro di pochi anni furono le stesse Asl a tenere sulla scrivania quella classifica, quale stimolo a far meglio e il risultato fu che chi arrivò ultimo la prima volta migliorò talmente tanto che balzò a metà classifica in poco tempo.
 
Lo stesso, sono certo, accadrebbe (e accadrà quando i dati del PNE saranno realmente pubblicati in modo chiaro e leggibile da tutti, come del resto previsto dal mega progetto del portale web dedicato) con gli indicatori di esito e di performance contenuti nel Programma esiti. All'inizio ci sarà scompiglio. Poi, come nello sport, tutti cercheranno di fare meglio per arrivare primi.
  
C.F.

03 ottobre 2013
© Riproduzione riservata

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