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Lazio. Ospedali a confronto. La replica del San Filippo Neri: "Da quei dati più dubbi che certezze"

Lo studio dell’Altems della Cattolica sui costi per caso trattato in alcuni ospedali della regione ha suscitato un giustificato interesse. Ma prima di trarre conclusioni affrettate è necessario avere la garanzia di lavorare su dati certificati da un organismo terzo

05 APR - L’interesse che lo studio dell’ALTEMS “Confronto tra le principali aziende ospedaliere del Lazio ed alcune aziende ospedaliere nazionali: performance economico-finanziaria” ha suscitato tra gli organi di informazione e tra gli operatori di settore è pienamente giustificato dal fatto che, soprattutto nella Regione Lazio, forte è la sensibilità sugli aspetti economico-finanziari del Sistema Sanità. Considerato poi che l’Azienda Ospedaliera San Filippo Neri è oggetto del confronto operato con lo studio, mi sento obbligato ad effettuare alcune osservazioni.

Le maggiori perplessità sono di tipo metodologico, sulle modalità con cui è stato condotto lo studio, che condizionano evidentemente l’affidabilità dei risultati .
In primo luogo non si comprende per quale motivo lo studio prenda in considerazione parametri di attività desunti dal “Rapporto Attività Ospedaliera 2010” di Laziosanità-ASP solo per le Aziende Ospedaliere pubbliche, mentre per il Policlinico Gemelli si riportano “fonti aziendali”, quando il Rapporto citato (scaricabile dal sito internet di Laziosanità-ASP e dunque accessibile a tutti) include anche i dati appartenenti a tale struttura. Ciò non per accusare lo studio in oggetto di scarsa trasparenza, ma per evidenziare che la differente fonte informativa scelta può influire sulle risultanze stesse degli indicatori.

 
Se le metodologie di analisi della produzione, intesa sia come volumi che come outcome, possono ormai ritenersi sufficientemente attendibili (come il PREVALE e il PNE insegnano), non altrettanto si può dire dell’analisi dei costi, che presenta numerosi ostacoli interpretativi, specie se si confrontano realtà disomogenee come i policlinici universitari, da un lato, e le aziende ospedaliere, dall’altro.

Nei policlinici universitari, ad esempio, il costo del personale non include quello sostenuto per gli specializzandi, che insieme agli studenti forniscono un apporto assistenziale considerevole, con un conseguente benefico effetto sia sulla produttività per operatore che sui costi, quindi complessivamente sull’efficienza erogativa.
 
Sempre in relazione ai costi del personale, lo studio afferma che “la valutazione della reale composizione della “forza lavoro” è in parte inficiata dall’esistenza di contratti di lavoro interinale o di appalti di servizio che riducono l’incidenza media del personale non medico sul totale”. Tale affermazione è certamente corretta dal punto di vista teorico, ma proprio per questo si manifestano tutti i limiti dell’analisi che ne deriva. E’ infatti noto come il costo del personale interinale non compare nella voce “personale” ma in quella “beni e servizi” ed è fortemente disomogeneo, alterando il rapporto tra i due capitoli di spesa: nel Lazio esistono realtà dove tale ricorso è del tutto marginale e strutture dove si impiegano con tale modalità fino a 400 unità infermieristiche. Forse è imputabile a questa “distorsione” il fatto, ad esempio, che nonostante il Policlinico Umberto I abbia 1.597 posti letto e l’A.O. Molinette 1.175 posti letto (26% posti letto in meno), quest’ultimo ha 5.914 unità di personale (18% unità personale in più), mentre il primo 4.833. 
Inoltre ai fini della valutazione dell’economicità della gestione, utilizzando un indicatore “rozzo” come il costo per dimesso, si determina una visione parziale dell’attività ospedaliera in quanto la totalità dei costi aziendali è riferita anche ad attività produttive che non sono riconducibili alla dimissione del paziente (si pensi ad esempio all’attività ambulatoriale medica e chirurgica o ai servizi di supporto all’attività chirurgica come quelli trasfusionali o di medicina di laboratorio).

E’ evidente che tali risultati dovrebbero essere ulteriormente indagati e resi comparabili o altrimenti non presi in considerazione. Di conseguenza, qualsiasi indicatore di produttività (per medico o infermiere) perde di significato, portandoci ad errori grossolani.
 
Infine sugli indicatori di bilancio si vuole porre l’attenzione su un solo aspetto: i bilanci del San Filippo Neri e delle altre Aziende ospedaliere pubbliche sono redatti annualmente dalla Direzione Aziendale secondo direttive vincolanti, resi pubblici (i nostri sono scaricabili integralmente dal sito internet aziendale) e verificati dall’organo di controllo deputato al controllo contabile (Collegio Sindacale). Risulta che il Policlinico Gemelli, che utilizza risorse pubbliche regionali pari a oltre 520 milioni di euro all’anno (come affermato nello stesso rapporto), non sia tenuto alla redazione di un proprio bilancio, non lo renda conoscibile a tutti e non consenta di valutare dunque con trasparenza le modalità di impiego delle risorse pubbliche assegnategli.

Dunque le risultanze e le riclassificazioni contabili operate nello studio sui dati del Policlinico Gemelli (fonti aziendali non rese conoscibili) non possono essere verificate, né si comprende come possano essere operate in assenza di un documento contabile di riferimento.
 
Se da un benchmarking di questo tipo devono derivare confronti aspri e provvedimenti di censura, è necessario avere la garanzia di lavorare su dati certificati da un organismo terzo. E proprio questo tema della “non – terzietà” del ricercatore un evidente punto di caduta dello studio, laddove questo potente e fin qui inedito strumento di verifica bene farebbe ad essere utilizzato da Istituzioni o Agenzie indipendenti, che non possano essere sospettate di “conflitto di interessi” nelle loro elaborazioni.
 
Resta il fatto che la strada del monitoraggio continuo della efficienza economico-gestionale, assolutamente condivisibile, può condurre a risultati utili solo se associato a quello della valutazione di esito e della soddisfazione dell’utenza, al fine di superare l’imperante approccio “ragionieristico” che tanti danni può portare in Sanità.
 
Lorenzo Sommella
Direttore Generale f.f. ACO S.Filippo Neri
 
 

05 aprile 2013
© Riproduzione riservata


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