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Allarme dell'Anaao: "Tra 10 anni negli ospedali mancheranno 15 mila medici specialisti"

In questo arco di tempo andranno infatti in pensione circa 58 mila camici bianchi, mentre saranno solo 42 mila i nuovi specialisti arruolati per sostituirli.  E intanto i tagli mordono e il blocco del turnover, come la piaga del precariato, invadono più di metà della Regioni. E il sindacato chiede una nuova programmazione del fabbisogno in tutte le Regioni. LO STUDIO

17 MAR - Nei prossimi 10 anni mancheranno all’appello oltre 15.000 medici specialisti che operano nel Servizio sanitario nazionale. A fronte del pensionamento di più di 58.000 tra medici dipendenti del Ssn, universitari e specialisti ambulatoriali, il numero dei contratti di formazione specialistica previsti dall’attuale programmazione sarà di 42 mila unità, ben al di sotto della soglia necessaria. L’allarme arriva da un’indagine condotta dall’Anaao Assomed (firmata da Carlo Palermo, coordinatore dei Segretari Regionali, Domenico Montemurro e Fabio Ragazzo del Settore Anaao Giovani) che, sulla scorta dei dati forniti dalla Fnomceo, Enpam (annuario 2012 su dati 2010), Miur e Ragioneria Generale dello Stato (Conto annuale 2012) su curve di pensionamento, fabbisogni specialistici (richieste delle Regioni) e numero chiuso per l’accesso alle Scuole di Medicina e Chirurgia, ha evidenziato le criticità chiave del sistema formativo italiano.
 
Ma come uscire da questo tunnel? La via indicata dall’indagine è mettere mano ad una nuova programmazione sanitaria passando per la soluzione di due urgenze: l’imbuto formativo, risultato dal gap tra numero chiuso per l’accesso alle Scuole di Medicina e Chirurgia e l’offerta formativa post-laurea e il precariato medico, generato sia dal blocco del turnover che da riforme pensionistiche sempre in itinere che procrastinano l’uscita dal sistema.

 
 
Stop ai tagli sul futuro dei medici. “L’imbuto – si legge nello studio - che si è creato tra numero annuo di laureati in medicina, crescente grazie a miopia delle politiche di accesso ed invasioni del TAR, e posti nelle scuole di specializzazione, in progressiva riduzione a causa della esiguità delle risorse economiche rese disponibili dalla legge di stabilità, ha già creato ampie e preoccupanti sacche di disoccupazione e sottoccupazione medica e blocco formativo. E’ evidente che “togliendo” e “tagliando” il futuro alle nuove generazioni di medici, impedendo loro un accesso al SSN, di fatto si vuole costringerle a cambiare Paese minando lo stesso Sistema Sanitario. A nostro parere, oltre a denunciare l'imbuto formativo, per onestà intellettuale, si dovrebbe pensare criticamente ai decreti del MIUR che hanno aumentato la durata dei percorsi formativi, introdotto il bonus per chi partecipava al concorso per l’ammissione alle scuole di Medicina e Chirurgia, per poi toglierlo e reintrodurlo, modificando, di fatto, le graduatorie e spingendo chi non era entrato nelle Scuole di Medicina a ricorrere alle vie legali”.
 
No a formazione lasciata solo alle università. Se il precariato medico è diventato un'emergenza sociale, si deve anche rivedere la formazione, oggi affidata solo alle Università, ripensando gli Ospedali Italiani come occasione professionalizzante per i medici neo-laureati e di sviluppo di expertise per i medici a fine specialità. Occorre quindi mettere in discussione le caratteristiche di un sistema autoreferenziale che si interpreta e si comporta come privo di limiti e di obblighi sociali, rendendo sempre più evidente come l’attuale sistema formativo medico post-laurea, che esclude le competenze e le prerogative del Servizio Sanitario, necessiti di un profondo ripensamento e di un vero e proprio cambio di paradigma. Va in questa direzione la discussione in merito all’istituzione o meno di una graduatoria nazionale non solo per l’accesso alle scuole di Medicina e Chirurgia ma anche per le Scuole di Specialità, e l’incontro facilitato di formazione universitaria e mondo del lavoro.
 
Queste le soluzioni che l’Anaao Assomed propone per superare le criticità:
 
-50% della durata della specialità con contratto di formazione specialistica in ambito universitario
-50% in ambiente extra-universitario senza l’obbligo di aver già conseguito il titolo di specialista. Questo permetterebbe anche di liberare risorse per colmare il gap fabbisogni/contratti MIUR.
-frequenza finale di 6 mesi nella sede ospedaliera di preferenza, tra le massimo 3 frequentate (praticantato valutato ai fini di una possibile assunzione post specialità), oppure facoltà di svolgere il praticantato presso la stessa sede universitaria, qualora lo specializzando decidesse di concorrere per una borsa di dottorato di ricerca;
-abolizione dei dottorati di ricerca senza borsa.
 
L’Anaao Assomed ritiene questo il punto di partenza per recuperare un ruolo formativo del sistema sanitario pubblico. Tale esigenza non nasce da particolari rivendicazioni categoriali, per quanto legittime, ma dalla consapevolezza del contributo fondamentale che il SSN può dare alla formazione medica orientando i nuovi professionisti verso il “saper fare” e verso quei valori di qualità, efficacia, appropriatezza, corretto uso delle risorse e attenzione al sociale che possono rendere equo e sostenibile il servizio sanitario pubblico in un’epoca di risorse economiche limitate.
In concreto, pensiamo che aumentare il numero degli studenti iscritti al corso di laurea in Medicina non risolva il problema della prossima mancanza di Medici specialisti perché i primi risultati si vedrebbero solo dopo 10-11 anni. Inoltre si rischia di ripetere, nel lungo periodo, il fenomeno della pletora medica.
 
La strozzatura è data dall’imposizione del titolo di specializzazione come requisito di accesso al sistema. Occorre, pertanto, anticipare l’incontro tra il mondo della formazione e quello del lavoro, oggi estranei l’uno all’altro, animati da conflittualità latenti o manifeste e contenziosi infiniti, consentendo ai giovani medici di raggiungere il massimo della tutela previdenziale ed al sistema sanitario di utilizzare le energie più fresche. La soluzione consiste nella trasformazione del contratto di formazione-lavoro in contratto a tempo determinato con oneri previdenziali ed accessori a carico delle Regioni e nel conseguente inserimento dei giovani medici nella rete formativa regionale. Recuperare il ruolo professionalizzante degli Ospedali rappresenta la strada maestra per garantire insieme il futuro dei giovani medici e quello dei sistemi sanitari.
 
Infine l’analisi-studio dell’Anaao Assomed propone una ridefinizione razionale dei fabbisogni specialistici (richieste delle Regioni) per i prossimi 10 anni e del numero chiuso per l’accesso alle scuole di Medicina e Chirurgia secondo il trend di cessati attesi nei prossimi 3 quinquenni e il numero di medici neo-laureati previsti a partire dal 2014:
 
-7750 posti annuali complessivi nazionali (numero chiuso) per l’accesso alle Scuole di Medicina e Chirurgia, calcolati per il 1° quinquennio accademico 2013/14 ÷ 2017/18
 
-7710 fabbisogni specialistici annuali complessivi nazionali, calcolati per il 1° quinquennio accademico 2013/14 ÷ 2017/18
 
-6200 fabbisogni specialistici annuali complessivi nazionali, calcolati per il 2° quinquennio accademico 2018/19 ÷ 2022/23.

17 marzo 2014
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