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Performance Ssr. Veneto e Pa Trento al top. Fanalini di coda Calabria e Campania. Ecco il IV Rapporto di Crea Sanità


Rispetto all’anno scorso balzo in avanti della Regione Veneto che dal settimo posto balza al primo. Campania sempre ultima. Tra le ‘eccellenze’ anche Pa Trento, Toscana e Piemonte. Liguria, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sardegna, Sicilia, Molise, Puglia, Calabria, Campania nell’area “critica”; Friuli Venezia Giulia, Pa Bolzano, Lombardia, Basilicata, Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lazio si posizionano in un’area di performance “intermedia”. LO STUDIO

25 OTT - La sanità italiana è ancora divisa in tre ‘tronconi’. I Servizi Sanitari di Veneto, Trento, Toscana e Piemonte nell’area dell’”eccellenza”. La Liguria, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sardegna, Sicilia, Molise, Puglia, Calabria, Campania nell’area “critica”. Mentre Friuli Venezia Giulia, P.A. di Bolzano, Lombardia, Basilicata, Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lazio si posizionano in un’area di performance “intermedia”. Queste le risultanze della IV edizione del ranking dei SSR, elaborata nell’ambito del progetto “Una misura di performance dei Servizi Sanitari Regionali”, condotta dal C.R.E.A. Sanità - Università di Roma Tor Vergata (Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) presentato oggi a Roma.
 
Il progetto, giunto quest’anno alla sua quarta annualità, ha come obiettivo quello di contribuire alla valutazione della performance dei servizi sanitari regionali e, parallelamente, anche allo sviluppo di metodologie di valutazione innovative, utilizzando un approccio multi-dimensionale e multi-prospettiva, ovvero che “media” le valutazioni di diversi stakeholder del sistema sanitario; attualmente il panel degli stakeholder conta 83 rappresentanti delle categorie: ‘Utenti’, ‘Management aziendale’, ‘Professioni sanitarie’, ‘Istituzioni’ e ‘Industria medicale’.
 
Le dimensioni prese in considerazioni sono quella degli Esiti, dell’Appropriatezza, Economico-Finanziaria e Sociale suddivi per 22 indicatori.
 
Le performance generali dei Ssr. L’indice complessivo di Performance oscilla da un massimo di 0,63 ad un minimo di 0,33 (ricordiamo che il valore massimo è 1 e il minimo 0): il risultato migliore è ottenuto dal Veneto ed il peggiore dalla Regione Campania. “Il range – si legge nello studio - tutto sommato ridotto nel quale si muove l’indice unico di Performance, come già riscontrato nella precedente edizione, è in buona misura derivante dalla possibilità data al Panel di attribuire il massimo e il minimo della Performance a valori degli indicatori maggiori o minori di quelli effettivamente rilevati a livello nazionale. Si conferma di conseguenza un atteggiamento “prudenziale” da parte dei componenti del Panel nella valutazione delle Perfomance attuali che porta a valutare il risultato migliore nell’ordine del 60% della Performance “ideale””.
 
Si possono distinguere ancora tre gruppi di Regioni in base ai livelli di Performance: a 4 SSR (che potremmo convenzionalmente individuare come l’area “dell’eccellenza”) è associata una misura di Performance sensibilmente superiore al 57%, con modeste variazioni intra gruppo (Veneto, P.A. di Trento, Toscana, Piemonte); seguono altre 8 (Friuli Venezia Giulia, P.A. di Bolzano, Lombardia, Basilicata, Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lazio), con livello abbastanza omogeneo e prestazioni intorno al 50% (nel range 52-55%)
 
Per le ultime 9, convenzionalmente l’area “critica”, (Liguria, Valle d’Aosta, Abruzzo, Sardegna, Sicilia, Molise, Puglia, Calabria, Campania) si intravede uno “scalino” (negativo) della Performance, registrando valori che scendono progressivamente fino allo 0,33 dell’ultima.
 

 
Ovviamente, alla luce della descrizione della metodologia e dei risultati, le valutazioni delle Performance dei SSR sono differenti a seconda della prospettiva di cui sono portatori i differenti stakeholder.
 
Categoria Utenti Anche per la Categoria Utenti, Veneto e Campania sono agli estremi del ranking; la misura di Performance dei SSR però è giudicata di livello inferiore alla media, variando dallo 0,53 del Veneto allo 0,23 della Campania. Tutti i SSR delle Regioni del Sud hanno un indice inferiore a 0,32 ad eccezione della Basilicata (0,41); dopo il Veneto è la P.A. di Trento la Regione più “performante”, con un indice dello 0,51, seguita poi da P.A. di Bolzano, Piemonte e Toscana, con una misura di Performance compresa tra 0,48 e 0,47. All’altro estremo troviamo invece Puglia, Molise, Sicilia, Calabria e Campania, tutte con un indice inferiore a 0,26.
 
Rispetto alla classifica generale, per gli Utenti il SSR di Bolzano scavalca la Toscana entrando nell’area di “eccellenza”, facendo passare quest’ultima nell’area intermedia. Il Friuli Venezia Giulia perde una posizione diventando sesta; il SSR pugliese ne recupera due, non uscendo però dall’area “critica”. Restano invece invariate le ultime due posizioni di Calabria e Campania.
 
Categoria Professioni sanitarie. Secondo la Categoria Professioni sanitarie la misura di Performance è migliore della media, variando ancora dallo 0,70 del Veneto allo 0,39 del SSR campano. Tutti i SSR delle Regioni del Sud hanno un indice inferiore a 0,57 ad eccezione della Basilicata con un indice pari a 0,61; Basilicata, Emilia Romagna, Marche, P.A. di Bolzano, Umbria, Lombardia, Lazio hanno un indice di Performance compreso tra 0,59 e 0,61.
 
Rispetto alla classifica generale, la P.A. di Bolzano perde tre posizioni, restando però sempre nell’area intermedia, come anche la Lombardia che perde quattro posti e diventa undicesima. Nella prospettiva dei Professionisti sanitari il SSR della Valle d’Aosta perde una posizione (da quattordicesimo a quindicesimo) e quello sardo ne recupera due, restando comunque entrambi nell’area “critica”.
 
Categoria Management aziendale. Per la Categoria Management aziendale la misura di Performance varia dallo 0,63 Veneto allo 0,33 del SSR campano, in modo sovrapponibile con la media generale. Tutti i SSR delle Regioni del Sud hanno un indice inferiore a 0,43 ad eccezione della Basilicata con un indice pari a 0,54; Piemonte, Friuli Venezia Giulia, P.A. di Bolzano, Lombardia, Basilicata, Emilia Romagna hanno valori compresi tra 0,53 e 0,55. Anche nel caso del Management aziendale, si registrano modifiche di posizioni, ma per nessun SSR cambia l’area di afferenza
 
Categoria Istituzioni. Per la Categoria delle Istituzioni, la misura di Performance varia dallo 0,61 del Veneto allo 0,30 del SSR campano. Lombardia, Friuli Venezia Giulia, P.A. di Bolzano, Emilia Romagna, Marche e Liguria hanno valori di Performance sostanzialmente simili. I sistemi sanitari di Sicilia, Molise, Puglia e Campania risultano invece avere tutti indici di Performance inferiori a 0,37 Come nella classifica generale, il Veneto mantiene la prima posizione, seguita però dalla P.A. di Trento e dalla Toscana. Il SSR friulano perde due posizioni rispetto alla valutazione complessiva, restando comunque nell’area intermedia, quello lucano ne perde cinque raggiungendo la tredicesima posizione ed entrando così nell’area “critica”. Nelle ultime tre posizioni, si registra un cambiamento nella terz’ultima posizione, con il Molise che prende il posto della Calabria, che balza al diciassettesimo posto. Un cambiamento rilevante riguarda la Regione Lazio, che recupera ben sette posizioni, restando sempre nell’area intermedia ma in una posizione prossima all’area dell’eccellenza
 
Categoria Industria medicale. Per la Categoria Industria medicale, la misura di Performance varia dallo 0,64 del Veneto, allo 0,36 del SSR calabro: l’unico caso in cui si modifica una delle posizioni estreme. Cinque Regioni hanno un valore di Performance inferiore a 0,40: Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria
 
La Basilicata recupera sei posizioni diventando seconda, mentre la P.A. di Trento abbandona l’area di “eccellenza” entrando in quella intermedia. La Lombardia perde una posizione restando comunque nell’area intermedia
 
Riflessioni sui ranking di Performance Il ranking dei SSR varia, quindi, a seconda della prospettiva adottata, ma in maniera più significativa per le Regioni che occupano le posizioni centrali: Valle d’Aosta, Basilicata, Umbria e Marche. Fra le migliori il Veneto, che conserva la prima posizione in tutte le prospettive, mentre fra le ultime la Campania cede la posizione ala Calabria solo nella prospettiva dell’Industria. La P.A. di Trento segue in generale il Veneto, anche se perde qualche posizione secondo le prospettive dell’Industria e delle Professioni Sanitarie (che hanno dato più peso agli indicatori di spesa sanitaria che, com’è noto, registrano valori elevati nella Provincia di Trento). La valutazione sulla Basilicata è notevolmente migliore secondo le prospettive dell’Industria e delle Professioni sanitarie. Le Marche sono valutate meglio della media dalle Istituzioni, le Professioni sanitarie e gli Utenti.
 
In conclusione il rapporto evidenzia come “dai risultati di questa quarta edizione del progetto (anno 2016) si conferma come:
• esistono differenze significative di valutazione dipendenti dalle prospettive dei diversi stakeholder • il valore attribuito ai livelli degli indicatori non varia necessariamente in modo lineare, dimostrando una articolazione dei giudizi basata sullo specifico portato informativo dei singoli indicatori
• si aggiunge che emerge come i partecipanti all’esperimento considerino anche i risultati migliori già raggiunti, non ancora ottimali
• il contributo che le varie Dimensioni di analisi danno alla Performance sono difformi sebbene progressivamente convergenti nel tempo; e, di nuovo, risultano dipendenti dalle preferenze di cui i diversi stakeholder sono portatori
 
La replica annuale della valutazione consente di affermare che mentre i giudizi di valore degli stakeholder sui livelli degli indicatori rimangono stabili nel tempo, le loro priorità cambiano, seguendo l’evoluzione del quadro istituzionale e politico; assistiamo ad una progressiva riduzione delle differenze di peso attribuite alle diverse Dimensioni: ad una progressiva riduzione dei disavanzi economico-finanziari regionali, si affianca una riduzione del peso attribuito nella performance alla dimensione Sociale e Economico-finanziaria; allo stesso tempo, in parallelo alla maggiore disponibilità di informazioni sugli esiti (basti pensare alla implementazione del Piano Nazionale Esiti) si determina una crescita progressiva del peso delle Dimensioni Esiti e Appropriatezza.
I rappresentanti della categoria Utenti spostano negli anni la loro attenzione dal Sociale verso gli Esiti, dimostrando uno sviluppo dell’empowerment dei pazienti; i professionisti Sanitari confermano che Sociale ed Appropriatezza sono ritenute le Dimensioni più importanti; il Management aziendale sposta negli anni l’attenzione verso il Sociale e gli Esiti, fenomeno, il primo, evidentemente riferibile alla ormai evidente difficoltà delle famiglie ad accedere a prestazioni sociali spesso a pagamento, che comunque il top management di un’Azienda Sanitaria si trova a dover “gestire”; il secondo alla sempre maggior presenza di sistemi di valutazione degli Esiti che a cascata vengono ribaltati sugli obiettivi che gli stessi Direttori sono tenuti a raggiungere; i rappresentanti delle Istituzioni hanno anch’essi spostato negli anni la loro attenzione sulle Dimensioni Appropriatezza ed Esiti, riducendo invece quella per il Sociale, presumibilmente per effetto dell’acquisizione di una crescente consapevolezza sulla possibilità che l’intervento sulle due aree citate possa “liberare” risorse, riducendo così le problematiche sociali di rinuncia alle cure e gli elevati carichi sulle famiglie in termini di spesa sanitaria privata Out Of Pocket. L’Industria ha invece mantenuto negli anni un atteggiamento neutrale, equi-pesando le quattro dimensioni.
 
Va, infine, osservato che il dato essenziale è che il gradiente della performance è strettamente legato a quello della spesa: buone performance sono associate a livelli maggiori di spesa. I Piani di Rientro nel meridione hanno avuto l’indubitabile pregio di riportare (ed anche rapidamente) sotto controllo la spesa sanitaria, ma ben diverso sarà l’impegno per fare uscire queste Regioni dall’area “critica” delle performance.
 
La Performance di un sistema sanitario si conferma essere intrinsecamente multidimensionale e multiprospettiva, e la sua valutazione un processo dinamico, che evolve insieme alle priorità delle politiche sanitarie.

25 ottobre 2016
© Riproduzione riservata


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