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Sanità e crisi.  Scaramuccia (Toscana): "Il Ssn non ha bisogno di pilastri ma di appropriatezza"

L'assessora alla Sanità della Regione Toscana boccia senza mezzi termini la sanità integrativa: "Così come è stata applicata da noi - afferma Scaramuccia a Quotidiano Sanità - genera inappropriatezza e disequità, ed è diseducativa".

10 OTT - Dopo le opinioni degli economisti e dei responsabili sanità dei due principali partiti politici, proseguiamo la nostra inchiesta sul futuro della sanità con Daniela Scaramuccia, assessora allla Salute della Regione Toscana.

Assessora, le difficoltà economiche del Paese e la crescita dei costi sanitari fanno dire a molti che occorre al più presto intervenire sui caratteri fondamentali del nostro sistema sanitario. Insomma, il Ssn è un lusso che non possiamo più permetterci?
Credo che il servizio sanitario pubblico e universalista debba essere mantenuto e difeso ad ogni costo. Oltretutto, come mostrano le recenti analisi Oecd, in Italia il costo della sanità è cresciuto meno che negli altri Paesi, e Banca d'Italia e Corte dei Conti indicano questo settore di spesa pubblica come quello più sotto controllo. Ed è anche un sistema non caro, visto che in tutti gli altri Paesi avanzati la spesa sanitaria pro capite è superiore alla nostra.

Costa poco, ma offre anche sempre meno servizi ai cittadini, che lamentano la chiusura dei piccoli ospedali, il taglio dei posti letto, le lunghe liste d’attesa.

Occorre distinguere. La chiusura dei piccoli ospedali e la riduzione dei letti di degenza sono azioni che fanno parte di una strategia di riordino, che dall’altra parte deve prevedere, e in Toscana è stato fatto, lo sviluppo di servizi territoriali, le cure intermedie.
Le liste d’attesa sono invece un problema diverso e vanno governate: in Toscana ci sono alcune prestazioni che possono chiedere anche una lista d’attesa non breve, ma se c’è il sospetto di una patologia grave, tutti gli approfondimenti sono garantiti in 72 ore. Per le cose importanti, per le cose che contano il servizio sanitario c’è. Detto questo, i problemi non mancano, anche perché quest’anno per la prima volta abbiamo meno risorse da spendere e in un contesto di risorse in diminuzione sarà difficile affrontare le nuove patologie, le terapie innovative, il problema crescente della non autosufficienza.

Per rispondere a questa scarsità di risorse, qualcuno propone di rafforzare la sanità integrativa, facendone il secondo pilastro della sanità. Pensa che sia una proposta valida?
La sanità integrativa, così come è stata applicata da noi con i fondi integrativi delle aziende o le assicurazioni private, in realtà genera inappropriatezza e disequità, ed è diseducativa. L’atteggiamento che produce è quello di dire: “Faccio comunque la visita, l’analisi o altro, tanto non lo pago”. Inoltre genera disequità, tra chi è coperto dall'assistenza integrativa e chi non lo è.
Diverso sarebbe il discorso del modello “opt out” alla tedesca (ndr. Nel sistema tedesco i cittadini possono decidere di uscire dal Fondo Malattie per rivolgersi al sistema delle assicurazioni). Ma quel sistema, che pure ha una sua coerenza, nei fatti costa di più, senza raggiungere risultati migliori.

In che modo pensa allora di intervenire per la tenuta del sistema sanitario in una situazione di risorse ridotte?
Penso che determinante sia l’appropriatezza, una parola molto usata ma spesso presa poco sul serio. L’appropriatezza può battere le liste d’attesa e liberare risorse. E oltre ad essere un principio etico generale, tanto più importante in una situazione di scarsità di risorse, l’appropriatezza è anche prevista del Codice deontologico dei medici.
E questo criterio va applicata in tutti i momenti del percorso: nella diagnostica, nella riabilitazione, nelle prestazioni farmaceutiche, dove a parità di efficacia si usa il farmaco che costa meno, nell’utilizzo dell’ospedale, facendo ricorso al day hospital quando è possibile e non sprecando giornate di ricovero prima degli interventi chirurgici
L’esempio che faccio sempre è quello delle risonanze magnetiche al ginocchio e alla spalla. L’anno scorso in Toscana abbiamo prodotto il 17% in più di risonanze magnetiche e quest’anno sono cresciute ancora del 7%. Non c’è nessuna evidenza epidemiologica che spieghi questo aumento se non un uso non corretto della tecnologia, per arginare il quale è indispensabile intervenire governando il fenomeno.
E lo stesso vale per la riabilitazione. Ci sono alcuni territori dove la riabilitazione viene prescritta al 20% dei pazienti operati per la frattura del collo del femore, mentre in altri viene prescritta a tutti. Questa variabilità dimostra che probabilmente si può trovare una strada che, tutelando la salute del cittadino, sia però in grado di governare le prestazioni, focalizzandosi su quello che è veramente utile.

Il caso della Asl di Massa ha sollevato la questione della trasparenza dei conti anche in una regione virtuosa come la Toscana. Avete preso provvedimenti per evitare che si ripeta?
Sicuramente questo episodio è stato un brutto colpo per la sanità toscana, ma ce ne siamo accorti proprio perché abbiamo un sistema di controlli efficace. Con la certificazione di bilancio e i nuovi principi contabili che utilizziamo, quella situazione non poteva restare nascosta. Un problema che avremmo preferito non avere, ma che in qualche modo ha dimostrato che il nostro sistema funziona: l’abbiamo scoperto, corretto e abbiamo riportato in pareggio la situazione.

Eva Antoniotti
 

10 ottobre 2011
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