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Niente soldi per i contratti sanità? Mobilitazione subito

di Ivan Cavicchi

Mobilitazione subito. Se sono veri i timori che l’articolo di ieri di QS sugli emendamenti alla legge di Bilancio ci ha provvidenzialmente spiegato mandiamo subito un segnale alla commissione Bilancio. Non aspettiamo che sulla nostra testa si decida di tagliarci la testa

23 NOV - L’emendamento della commissione Sanità del Senato che prevede un aumento delle tasse sulle sigarette per liberare le risorse necessarie al rinnovo dei contratti deve andare ai contratti.
 
Una decina di giorni fa su questo giornale, rivolgendomi a Cittadinanzattiva che meritoriamente ha raccolto le firme per l’abolizione del super ticket, scrivevo “resto persuaso che quando lo spazio di manovra è stretto non è facile abolire il ticket, rinnovare i contratti, rifinanziare il FSN. Per cui il rischio che vedo oggi è la guerra tra poveri”. QS 13 novembre 2017).
 
Oggi a giudicare da quello che scrive Rodriquez siamo proprio alla guerra dei poveri.
 
Le incertezze sono due:
· aumentare o no le tasse sul fumo perché come scrive Rodriquez  aumentando troppo il prezzo delle sigarette c’è il rischio per il governo di una riduzione degli introiti  fiscali legate al fumo,
· ammesso di aumentare il prezzo delle sigarette c’è il rischio che le nuove entrate siano usate per tutto meno che per i rinnovi dei contratti.
 
Il superticket è odioso e condivido con Cittadinanzattiva l’imperativo della sua abolizione, su questo non si discute, ma è odioso anche il de-finanziamento, la de-capitalizzazione del lavoro, il sotto-finanziamento dei Lea, la defiscalizzazione delle nuove mutue, tutte cose che rispetto al superticket hanno valori finanziari ben più alti ma soprattutto ricadute sui cittadini ben più gravose. Ma 8 anni senza contratto per chi lavora in sanità sono decisamente troppi da tollerare.
 
Il super ticket nonostante Cittadinanzaattiva abbia raccolto più di 35.000 firme è diventato suo malgrado una merce di scambio per rinsaldare alleanze politiche tra il Pd e Campo progressista. Il rinnovo dei contratti invece, pur con una sinistra che parla ad ogni piè sospinto di lavoro e di diseguaglianze è rimasto fuori dai negoziati. Perché? Perché la sanità con tutti i suoi problemi di crescente smobilitazione non è nell’agenda della politica? Perché quando si parla di diritti non si parla mai in questo paese di diritto alla salute?
 
Dopo la legge di bilancio faremo i conti in casa nostra, ma ora dobbiamo evitare la guerra dei poveri e per fare questo è necessario mobilitarsi e alzare il tiro altrimenti resteremo a bocca asciutta e per giunta mettendo in crisi i nostri rapporti con i cittadini.
 
Si sappia intanto che è stato presentato un emendamento che riguarda la buona uscita dei dipendenti delle poste e che da quel che se ne sa ha discrete possibilità di passare.Siccome si sono esauriti i soldi del fondo per le buonuscite le liquidazioni oggi sono a carico del bilancio dello Stato.
 
Dal 1998 ad oggi l’indennità è già stata pagata a 142.847 lavoratori, mentre i lavoratori in servizio che devono ancora incassare la buonuscita sono 76.754. Per pagare la rivalutazione sia ai soggetti che già hanno lasciato il lavoro, sia a quelli ancora in attività, servirebbero 907 milioni di euro, da aggiungere ai 940 milioni di euro di indennità di buonuscita che dovranno essere liquidate dal 2017 al 2040.
 
Noi cioè più di 800.000 persone sono otto anni che siamo senza contratto che facciamo paghiamo la buona uscita ai postali o rinnoviamo i nostri contratti?
 
Cosa è più giusto? Cosa è più opportuno? Cosa ha più valenza sociale?
 
Lo Stato ha concesso alle mutue aziendali un regime di totali sgravi fiscali perché non recuperiamo quelle risorse proprio per cancellare il super ticket?
 
Perché non si rispetta la legge che a proposito di mutue integrative redistribuisce gli oneri tra il lavoratore che volontariamente ne usufruisce e l’impresa? Perché lo Stato deve privilegiare gli interessi corporativi a scapito di quelli collettivi? Personalmente l’ho detto tante volte non sono contro le mutue integrative (altro discorso sono le mutue sostitutive) ma chi vuole la mutua è giusto che se la paghi. Perché gliela deve pagare lo stato togliendo soldi al rinnovo dei contratti?
 
Perché dobbiamo essere costretti a farci la guerra tra noi quando è possibile allargare il quadro delle compatibilità a ben altre risorse peraltro già disponibili?
 
Ma insisto mobilitiamoci subito. Non restiamo con le mani in mano rassegnati a prenderlo in quel posto ancora una volta.
 
Abbiamo diritto a disobbedire e a protestare ma soprattutto abbiamo diritto che il nostro lavoro sia riconosciuto. Che senso ha parlare di valore sociale del lavoro quando il lavoro è de-capitalizzato cioè non retribuito come meriterebbe?
 
Ivan Cavicchi

23 novembre 2017
© Riproduzione riservata


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