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Amianto, in italia 6000 decessi e 32 milioni di tonnellate da bonificare. Presentato il libro bianco dell'Osservatorio nazionale

I dati rivelano che ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto compatto (di cui 36,5 milioni di metri quadrati di coperture) e 8 milioni di tonnellate di amianto friabile. Ci sono 50.000 siti industriali rilevanti, 1 milione di siti contaminati, tra i quali edifici pubblici e privati, 40 siti di interesse nazionale tra i quali ce ne sono 10 che sono solo di amianto e 2.400 scuole. 

19 GIU - Presentato a Roma “Il libro Bianco delle morti di amianto in Italia” firmato dal presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Ezio Bonanni, che ha tracciato i dati della strage che, ogni anno, causa 6mila morti nel nostro Paese e 107mila nel mondo.

“L’amianto è un killer silenzioso cancerogeno che provoca con assoluta certezza scientifica mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, dello stomaco e del colon. Per non parlare dei danni respiratori che causa, anche quando non insorge il cancro (placche pleuriche, ispessimenti pleurici, asbestosi e complicanze cardiocircolatorie)” – ha spiegato Bonanni, che ha dettagliato le morti per patologia - “1.900 di Mesotelioma, 600 per Asbestosi (stima conforme a quella dell’INAIL); 3.600 per Tumori polmonari (40.000 nuovi casi ogni anno in Italia, circa 33.000 decessi)".
 
“L’INAIL  - ha proseguito il presidente ONA - calcola quelli di origine professionale tra i soli assicurati nella misura del 5-7% di tutti i tumori polmonari, un range da 2.000 a 2.800, cui debbono essere aggiunti i tumori del polmone da amianto causati in danno di chi non è assicurato - per esempio i militari - e per le esposizioni non professionali, e poi di coloro che non fanno denuncia all’INAIL per un totale di 6mila decessi solo nel 2017, non tenendo conto di tutte le altre patologie amianto”.
 
Affatto rassicuranti sono i dati relativi all’amianto ancora da bonificare in Italia: i dati rivelano che ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto compatto (di cui 36,5 milioni di metri quadrati di coperture - stima per difetto perché la mappatura è ancora in corso) e 8 milioni di tonnellate di amianto friabile.
 
Altrettanto allarmanti il numero dei siti, 50.000 siti industriali rilevanti, 1 milione di siti contaminati, tra i quali edifici pubblici e privati, 40 siti di interesse nazionale tra i quali ce ne sono 10 che sono solo di amianto (come la Fibronit di Broni e di Bari; l’Eternit di Casale Monferrato, etc.); 2.400 scuole (stima 2012 per difetto perché tiene conto solo di quelle censite da ONA in quel contesto - la stima è stata confermata dal CENSIS - 31.05.2014). Esposti più di 352.000 alunni e 50.000 del personale docente e non docente; 1.000 biblioteche ed edifici culturali (stima per difetto perché è ancora in corso di ultimazione da parte di ONA); 250 ospedali (stima per difetto perché la mappatura ONA è ancora in corso).
 
La rete idrica rivela presenza di amianto per ben 300.000 km di tubature (stima ONA), inclusi gli allacciamenti, con presenza di materiale contenenti amianto rispetto ai 500.000 totali (tenendo conto che la maggior parte sono stati realizzati prima del 1992, quando l’amianto veniva utilizzato in tutte le attività edili e costruttive).
 
Nel Lazio ad esempio, il V Rapporto Mesoteliomi, fino al 2012, riporta 901 casi di mesotelioma, pari al 2,2%. Dal 01.01.2001 al 31.12.2015 sono stati registrati 1.122 casi di mesotelioma. Facendo quindi una sottrazione si ricava che ci sono stati 221 nuovi casi in 3 anni (con una media di 70 casi ogni anno, coerente con le stime precedenti). Sulla base di queste rilevazioni, la media del numero dei mesoteliomi, tenendo conto delle ultime rilevazioni, purtroppo ancora parziali, è di circa 80 decessi ogni anno, cui si aggiungono almeno il doppio in seguito al tumore al polmone (160 casi), e di altri 50 casi per asbestosi e complicazioni cardiocircolatorie, e, tenendo conto delle altre patologie, l’ONA stima in 300 i decessi per patologie asbesto correlate nel 2017.
 
I risultati della Ricerca sui tumori da amianto
 
L’Osservatorio Nazionale Amianto, in collaborazione con il G.I.Me – Gruppo Italiano Mesotelioma, e con alcune Università Statunitensi, è inserito in un circuito di ricerca per sconfiggere i tumori da amianto, in particolare il mesotelioma.
 
L’Italia sta avendo un ruolo determinante nella ricerca grazie ai risultati raggiunti nell’ambito della chirurgia toracica. Tra coloro che si stanno distinguendo per capacità e professionalità Mauro Roberto Benvenuti, Direttore UOC Chirurgia Toracica degli Spedali Civili di Brescia, con esperienza quasi quarantennale anche nel trattamento del mesotelioma pleurico maligno, che ha sviluppato importanti innovazioni delle tecniche grazie alle quali si è potuto abbattere il rischio operatorio.
 
Le più accreditate linee guida internazionali (National Clearighouse, NCCN, NCBI AIOM, ESMO, IMIG) indicano nell’approccio multimodale (chirurgia, chemioterapia e radioterapia), il trattamento di elezione per affrontare il mesotelioma.
 
Marcello Migliore, docente dell’Università di Catania, e primario del Reparto di Chirurgia Toracica del Policlinico, ha in corso uno studio pilota sul trattamento chirurgico del mesotelioma. Lo studio, registrato su un data base internazionale, dimostra che la chirurgia citoriduttiva, eseguita con tecniche mini-invasive e chemio ipertermia intraoperatoria, ha permesso di ottenere un sostanziale prolungamento in termini di sopravvivenza e con un’ottima qualità della vita.
 
Lo studio è in fase di conclusione.
 
A oggi la sopravvivenza non definitiva, in quanto molti pazienti sono ancora in vita, è di 25 mesi, mentre per quanto riguarda i pazienti trattati con semplice pleurodesi con talco, la sopravvivenza è di 18 mesi.
 
Antonio Giordano (Università di Siena e Sbarro Institute, in collaborazione con il Pascale di Napoli), ha elaborato la strategia terapeutica con farmaci mirati ad inibire la proteina Akt e quindi a riattivare l’attività di oncosoppressore della proteina Rbl2/p130.
 
La sperimentazione, condotta da Antonio Giordano, ha dimostrato che l’arresto del ciclo cellulare provoca la morte delle cellule di cancro polmonare e di mesotelioma.
 
Luciano Mutti, in collaborazione con università inglesi, statunitensi e con ONA, sta conducendo, da due anni, studi sul metabolismo del mesotelioma.
 
I dati sono stati presentati ad Ottawa (Canada), nel Congresso Mondiale degli Esperti sul Mesotelioma che si tiene ogni anno: gli studi condotti dal Prof. Mutti e gli sforzi dell’ONA sono concentrati anche nello studio del metabolismo delle cellule del mesotelioma, che è influenzata dalle caratteristiche genetiche su cui deve essere calibrato il programma terapeutico.
 
In questo modo si potrebbero utilizzare farmaci già disponibili, oppure identificare small molecules, che possono essere sintetizzate e selezionate.


19 giugno 2018
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