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Sanità ed economia. Esiste un'alternativa ai tagli? Parliamone

L'interrogativo al centro del convegno promosso dalla Fondazione Cof di Firenze che si è concluso con la presentazione di una lettera aperta dove si "rifiuta l’idea che per far quadrare i conti della sanità sia inevitabile liquidare i diritti". Ecco il testo della lettera

27 GEN - Il 24 gennaio a Firenze, promosso dalla Fondazione del Centro oncologico fiorentino, si è svolto quello che penso onestamente di poter definire  come uno dei più importanti e innovativi convegni sul ripensamento della medicina quale strada per rendere i modelli  di tutela più pertinenti  alle necessità sociali e per  dare efficaci  risposte economiche  che non mortificano i diritti.

Lo spunto è stato il manifesto di 10 ripensamenti con il quale si chiude il mio ultimo libro “Una filosofia per la medicina”. Ma l’interesse straordinario del convegno non è dato ovviamente dal punto di partenza del manifesto, ma dalla ricchezza del dibattito che è seguito alla mia presentazione.

Ad ogni relatore è stato infatti affidato un ripensamento da sviluppare. I relatori  rappresentavano quanto di meglio c’è nel mondo della riflessione e della elaborazione  medico-sanitaria. I convenuti hanno potuto ascoltare contributi davvero di grande spessore culturale da parte di personaggi come Maurizio Benato, Amedeo Bianco,  Gemma Brandi, Giacomo Del Vecchio, Adriano Fabris, Enrico Garaci,  Marcella Gostinelli, Andrea Manto,  Gianluigi Melotti, Carlo Nozzoli,  Antonella Pezzullo, Annalisa Silvestro, Federico Spandonaro, Vittoradolfo Tambone, Andrea Vannucci.

 
La gente in piedi, praticamente tutto esaurito, a spellarsi le mani dall’entusiasmo. Gente dei servizi, venuta da tutta Italia a spese proprie, che per risparmiare  ha fatto levatacce terribili, pur sapendo che non si distribuivano crediti Ecm. L’allarme lanciato dal convegno  è che continuare a intervenire sulla sanità con  un pensiero unico di tipo economicistico o organizzativistico, sia esso di gestione, di compatibilizzazione o di razionalizzazione, rischia di mettere in pericolo lo stesso diritto alla salute. La proposta alternativa è di mettere in campo un pensiero riformatore degno di questo nome in grado di ripensare per rendere maggiormente adeguati i modelli dell’operatività medica e infermieristica, quindi le prassi nelle loro concretezze,  alle nuove esigenze della post-modernità e della qualificazione economica.

Quindi chiamando a collaborare insieme all’economia tanti tipi di saperi a partire da quelli medico-scientifici, filosofici, metodologici, sociali tra loro coordinati da un obiettivo di cambiamento dei modelli perché fino a quando tali modelli saranno socialmente inadeguati essi, per quanto si faccia, saranno in partenza antieconomici. Ripensare la medicina vuol dire  rendere la medicina più adeguata ai bisogni sociali e in questo modo più corrispondente alle esigenze di governo della spesa. Il convegno ha sintetizzato la discussione in una lettera aperta che Quotidiano Sanità ha deciso di pubblicare integralmente e sulla quale saremmo lieti si aprisse un dibattito con i lettori.
 
Ivan Cavicchi

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27 gennaio 2012
© Riproduzione riservata


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