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Cronicità, lungodegenze e riabilitazione sempre più a carico delle famiglie. Serve una svolta

Il dato lo certifica la Corte: diminuisce la copertura pubblica della spesa sanitaria e aumenta quella privata delle famiglie: siamo passati dai 26,4 miliardi di spesa privata nel 2012 ai 39 del 2017. A farne le spese è soprattutto l’assistenza alle cronicità e ai lungodegenti, l’assistenza residenziale o domiciliare e per la cura e riabilitazione post ospedaliera sempre più a carico diretto delle famiglie

19 SET - Dopo l’esperienza quotidiana di pazienti e familiari, a certificare l’insufficiente copertura pubblica dell’assistenza sanitaria territoriale da parte del Servizio sanitario nazionale (SSN) è proprio la Corte dei conti attraverso l’ultimo Referto al Parlamento sulla gestione finanziaria dei servizi Sanitari regionali.

E lo fa analizzando i dati della spesa sanitaria sostenuta dalle famiglie (out of pocket).

Se da una parte diminuisce il livello di copertura pubblica della spesa sanitaria complessiva, dall’altro aumenta parallelamente quella privata delle famiglie: nel 2012 la spesa pubblica è stata pari al 76% della spesa complessiva (110 miliardi) mentre le famiglie hanno dovuto far fronte alla restante quota pari al 24%. Nel 2017 la copertura pubblica è diminuita attestandosi al 74% della spesa sanitaria complessiva (152,8 miliardi), mentre la spesa delle famiglie è aumentata portandosi al 26,0 %, circa  39 miliardi (35,9 pagati dalle famiglie e 3,7 mediante assicurazioni private).

Tutto questo nonostante il reddito sia rimasto pressoché invariato: nel 2017 il Pil pro capite reale è risultato ancora inferiore del 6,2% a quello del 2008.

Ma andando ad analizzare nello specifico la spesa delle famiglie, secondo la Corte “se una quota della spesa out of pocket può considerarsi senz’altro “superflua” o non rispondente a prestazioni sanitarie che necessitano di una tutela pubblica (si pensi solo alla compartecipazione alla maggiore spesa per  l’acquisto di farmaci “di marca” rispetto a quelli equivalenti generici interamente rimborsati dal SSN, per la quale gli assistiti hanno versato, nel 2017, circa 1 miliardo di euro), i dati sulla spesa diretta delle famiglie per tipologia di servizi sanitari segnalano una insufficiente copertura da parte del servizio sanitario pubblico di alcuni bisogni assistenziali, che riguardano alcune criticità del SSN (soprattutto nelle Regioni meridionali) segnalate anche dal Monitoraggio annuale sulla erogazione dei LEA, ossia le reti territoriali per le prestazioni extra ospedaliere, in particolare quelle per l’assistenza alle cronicità e ai lungodegenti, l’assistenza residenziale o domiciliare e per la cura e riabilitazione post ospedaliera.”

Ecco alcuni esempi, prendendo a riferimento il 2017.

Assistenza sanitaria a lungo termine: 15 miliardi di spesa complessiva, di cui 12 a carico della PA e 4 a carico delle famiglie. 
Assistenza domiciliare per cura e riabilitazione: 463 milioni di spesa complessiva, di cui 274 coperti dalla spesa pubblica e 133 dalle famiglie. 
Assistenza ambulatoriale per cura e riabilitazione: 35 miliardi di spesa complessiva, di cui 20 finanziati dalla PA e 14 dalle famiglie.

Colpisce inoltre come i “livelli” assistenza domiciliare a lungo termine e per cura-riabilitazione siano destinatari di un investimento pubblico complessivo a livello nazionale di soli circa 2,5 miliardi a fronte di una spesa pubblica complessiva di oltre 114 miliardi. 

Un’incidenza troppo bassa e inversamente proporzionale al quadro epidemiologico, ai bisogni della popolazione e alle traiettorie delle politiche sanitarie pubbliche, a partire dal Piano nazionale della Cronicità. E il combinato disposto tra livelli di investimento nell’assistenza sanitaria territoriale, ritardi nell’innovazione organizzativa e gli attuali livelli di carenze di personale infermieristico pari a circa 75.000 unità, incide fortemente sul livello di accessibilità alle prestazioni sanitarie pubbliche, sul livello di presa in carico, sulla qualità e sicurezza delle cure e sulla spesa diretta delle famiglie.

Proprio per questo è necessaria subito una svolta, a partire da:

1. Rilanciare il finanziamento del Servizio sanitario pubblico a partire dalla prossima Legge di Bilancio.

2. Definire e approvare già dalla prossima legge di Bilancio un Piano straordinario di assunzioni del personale sanitario, a partire dagli infermieri.

3. Aumentare il livello di copertura pubblica dei servizi sanitari territoriali per la presa in carico delle cronicità, non autosufficienza e di tutte le fragilità.

4. Rilanciare l’azione di Governo e Regioni sul nuovo Patto per la Salute, con particolare riguardo agli standard dell’assistenza sanitaria territoriale, alla messa a sistema dell’infermiere di famiglia su tutto il territorio nazionale, alla maggiore valorizzazione delle competenze della professione infermieristica e all’innovazione organizzativa che serve per far stare al passo con i tempi il nostro SSN.

5. Ridurre e contrastare le disuguaglianze che attraversano il nostro SSN per garantire equità.
 

 
Tonino Aceti
Portavoce Fnopi

19 settembre 2019
© Riproduzione riservata


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