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Toscana. Rossi: “Ricorreremo alla Corte Costituzionale per evitare tagli alla spesa per il personale”

Il presidente della Regione Toscana ha chiarito le notizie diffuse nei giorni scorsi: eventuali tagli derivano da una legge nazionale del 2006 che stabilisce che fino al 2020 la spesa per il personale deve essere riportata al livello del 2004 meno l'1,4%. La legge penalizza le regioni, come la Toscana, che hanno più sanità pubblica.
 

13 FEB - “Non c'è un problema di bilancio e non c'è un problema di assessore”. È cominciato così il briefing con i giornalisti che il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha convocato per oggi dopo che nei giorni scorsi si erano diffuse notizie su tagli al personale del servizio sanitario toscano che erano valse al governatore aspre critiche dell’Intersindacale medica.
 
“I bilanci sono in pari - ha tranquillizzato Rossi - e l'assessore al diritto alla Salute fa il suo mestiere complicato e faticoso. I Lea  sono assicurati, continuiamo ad essere una Regione che cura bene, il Rapporto Agenas del Ministero ci dice che i nostri ospedali non sono perfetti, ma si collocano a un livello molto alto”.

L’argomento caldo sul piatto, però, era la contrazione per la spesa per il personale che la Regione dovrà adottare da qua ai prossimi 2 anni: 45 milioni in tutto.
 
Rossi ha chiarito: “il problema è la legge nazionale del 2006, che stabilisce che fino al 2020 la spesa per il personale deve essere riportata al livello del 2004 meno l'1,4%. E le leggi vanno rispettate. Anche se poi ci sono state successive modifiche, come quella che consente una banda di oscillazione dello 0,1% sull'anno. La legge, tra l'altro, applica un trattamento diverso tra regione e regione, perché di fatto pesa di più sulle regioni, come la Toscana, che hanno più sanità pubblica. L'obiettivo va raggiunto nel 2020, con una graduale riduzione anno per anno. Da qui al 2020, la Toscana deve risparmiare 45 milioni. Se non riesce a raggiungerlo, rischia di essere penalizzata per 66 milioni per ogni annualità”.


Le responsabilità dei tagli, insomma, sono a Roma e non a Firenze.
Se tagli realmente ci saranno: Rossi ha infatti annunciato di essersi già consultato con l'avvocatura della Regione in merito alla possibilità di fare ricorso alla Corte Costituzionale per cambiare la legge nazionale. Che mette la Regione Toscana in difficoltà.
 
È infatti del 5 febbraio l’incontro con Rossi con i sindacati da cui è scaturito un accordo su cui ora occorrerà discutere alla luce della normativa.
Inoltre, ha ricordato l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, è di pochi mesi fa l’accordo tra Regione e sindacati per dare applicazione alla legge Madia, che prevede una più ampia applicazione delle stabilizzazioni dei precari. A questo scopo, nell'ultima assegnazione alle aziende, la Regione ha accantonato 54 milioni per i rinnovi contrattuali.

Nel briefing, il presidente toscano ha affrontato anche il tema degli investimenti in sanità, ricordando che la Regione ha scelto di supportare gli investimenti in sanità per il periodo 2010-2017, sottolineando che la Toscana è l'unica Regione che si è fatta carico, attingendo al suo bilancio e non al fondo sanitario regionale, degli investimenti in sanità. In questi anni, la Regione ha speso un miliardo e 958 milioni, al netto del Fondo sanitario nazionale: 876 milioni di investimenti, 418 per patrimonializzare le aziende, 664 per recupero ammortamenti.
 
Infine, la spesa farmaceutica, che è eccessiva rispetto alle altre Regioni, ha ammesso Rossi. Il parametro nazionale fissa la spesa al 6,89% del fondo sanitario regionale che per la Toscana equivale a 330 milioni circa; nel 2017 la nostra Regione ha speso 490 milioni. Una tendenza che va corretta con una serie di interventi ai quali stiamo mettendo mano.

13 febbraio 2018
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