Brusaferro (Univ. Udine): “Promuovere le microcomunità per una assistenza migliore e meno costosa”
È questa una delle proposte per il nuovo paradigma della sanità illustrate oggi da Silvio Brusaferro, dell’Università degli Studi di Udine, in occasione del convegno promosso dall'Ufficio per la pastorale della sanità della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) dal titolo "Un nuovo paradigma per la sanità in Italia. La Chiesa a servizio del cambiamento”.
“L’evoluzione degli elementi che ruotano intorno alla sanità e l’influenzano non sono totalmente prevedibili – ha osservato Brusaferro – ma tale evoluzione trova però attorno alcune, poche regole un momento essenziale di identità e di coordinamento delle azioni”.
La ricerca delle tracce del nuovo paradigma della sanità, secondo l’esperto, può dunque partire da alcuni concetti che rappresentano “necessari presupposti”. Che girano tutti intorno al concetto di “rete”, una realtà ancora da realizzare in Italia, dove il sistema funziona per lo più “a canne d’organo”, cioè più in una direzione verticale che non orizzontale, a rete, appunto.
La salute oltre la dimensione tecnico scientifica, anzitutto. “La tipologia di pazienti prevalenti – ha spiegato Brusaferro – richiede una sempre maggiore attenzione alla dimensione spirituale. In questa prospettiva centrale diventa il concetto di ‘ambiente terapeutico’, momento importante non solo per il malato, ma per tutta la ‘rete’”. Perché “sono proprio le dimensioni extra tecnico-scientifiche a influenzare significativamente qualsiasi programma sanitario”.
In questo nuovo approccio, “le reti sociali sono un elemento cardine per la salute e per il benessere delle persone e della comunità. Questo assume carattere di urgenza nelle fasce di popolazione più fragili (come gli anziani soli) o nelle aree più disagiate”. Operare in una dimensione di rete, ha spiegato Brusaferro, significa anche “definire bacini di utenza che consentono la condivisione di servizi e conoscenze; definire standard rispetto ai quali orientare i processi pur nel rispetto dell’autonomia dei nodi, rendere misurabili e confrontabili le performance, sapere leggere l’organizzazione ed intervenire in funzione del cittadino/paziente”.
L’attenzione, secondo Brusaferro, deve essere quella di “creare valore per ogni euro speso”. Questo “è oggi un imperativo” e “diventa l’obiettivo preminente per le organizzazioni sanitarie e per il Ssn perché è ciò che interessa ai cittadini/pazienti e unisce gli interessi di tutti gli attori del sistema, comprendendo in sé molti obiettivi condivisibili, come la qualità, la sicurezza e la centralità del paziente”. Ancora, “vuol dire passare dalla cultura della centralità della prestazione – anche dal punto di vista economico – a quella della centralità del percorso e degli esiti ottenuti”:
Esiti che, sottolinea Brusaferro, bisogna “misurare, standardizzare e rendere noti”. Anche con l’obiettivo di “garantire standard minimi di qualità. Oggi – ha affermato l’esperto – è eticamente inaccettabile scendere al di sotto di determinati livelli qualitativi nell’assistenza”.
Si tratta, ha proseguito l’esperto, di capire che generare salute in un Paese significa generare ricchezza e che se vogliamo che il Pil riprenda a crescere, uno dei presupposti è mantenere in buono stato di salute la popolazione”. In generale, “le risorse investite in Ssn sono un investimento strategico, che genera ricchezza che in gran parte torna alla comunità stessa”. Una buona sanità, secondo Brusaferro, è quindi una sanità sostenibile. Ma bisogna anche ricordare che “un sistema sostenibile si basa sul suo radicamento nella rete sociale e sulle risorse che possono essere messe in campo per la sua gestione ordinaria. Il tema delle risorse poi – secondo l’esperto – non è solo un problema economico, ma anche un problema di professionalità, di know how, di capacità di sviluppo e ancora di cultura sociale”.
E quindi, “responsabilità. Del singolo, del gruppo, della comunità”. Tradotto anche in “educazione alla salute di tutti i cittadini” e “formazione di professionisti sanitari capaci di operare efficacemente all’interno dei sistemi complessi e di essere protagonisti attivi del continuo evolvere delle organizzazioni”. È questo il ruolo del Ssn, promuovere la salute della comunità e con essa quella del singolo. La salute come “compito anche della collettività organizzata”.
Quello che, secondo Brusaferro, la Chiesa ha cercato di realizzare da sempre e che a volte è riuscita a fare meglio di altri. Le parrocchie, secondo l’esperto, sono state e sono ancora oggi fondamentali “sentinelle” della condizione umana e del bisogno di assistenza. “Il contributo alla salute e al benessere del nostro paese da parte delle opere sanitarie e sociali ecclesiali appare come un elemento radicato diffusamente sul territorio, in grado di mettere in modo una impressionante quantità di risorse che operano per lo più a titolo gratuito ma soprattutto essenziale e cruciale nel costruire, con creatività, una ‘città dell’uomo’ dove la salute sia elemento centrale della promozione umana”. Certamente, ha precisato Brusaferro, “la dimensione caritatevole non è un sostituto della qualità delle performance e della ricerca del maggior valore possibile per ogni euro investito, ma un elemento che arricchisce, anche in termini di giustizia, i servizi erogati. Le modalità di approccio alle persone, le modalità di costruzione del clima interno, le modalità per intercettare i bisogni anche quelli spirituali delle persone rappresentano un elemento essenziale e caratterizzante della qualità, anche se apparentemente intangibile, del servizio reso”.
Giovanni Rodriquez
18 Giugno 2012
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