Covid. Il caso della Ulss 7 del Veneto: il 13% dei cittadini chiamati (soprattutto anziani) rifiuta il vaccino. Il Dg: “Ci ripensino e si prenotino”

Covid. Il caso della Ulss 7 del Veneto: il 13% dei cittadini chiamati (soprattutto anziani) rifiuta il vaccino. Il Dg: “Ci ripensino e si prenotino”

Covid. Il caso della Ulss 7 del Veneto: il 13% dei cittadini chiamati (soprattutto anziani) rifiuta il vaccino. Il Dg: “Ci ripensino e si prenotino”
Su circa 3.000 chiamate effettuate negli ultimi 2 giorni dagli operatori dell’ULSS 7 Pedemontana per confermare o fissare l’appuntamento per la vaccinazione anti-Covid, sono stati ben 400 i cittadini che hanno rifiutato l’invito. “È un numero troppo grande per passare sotto silenzio”, sottolinea il Direttore Generale Carlo Bramezza annunciando “verifiche per capire le motivazioni”. Per il Pd “il radicamento no vax è una sconfitta della Regione, che ha fallito sul versante dell’informazione e della sensibilizzazione”

Fa preoccupare, in Veneto, il dato di rifiuto alla vaccinazione contro il Covid. Dopo le polemiche sulla mancata adesione alla campagna vaccinale degli operatori sanitari, e le minacce fatte recapitare al presidente dell’Omceo Vicenza che aveva sollecitato i medici a sottoporsi alla vaccinazione, a lanciare l’allarme ora è il Direttore Generale dell’ULSS 7 Pedemontana Carlo Bramezza, dopo che su circa 3.000 chiamate effettuate negli ultimi 2 giorni dagli operatori per confermare o fissare l’appuntamento per la vaccinazione anti-Covid, ben 400 i cittadini hanno rifiutato l’invito.

“È un numero troppo grande per passare sotto silenzio – commenta in una nota Bramezza -, soprattutto perché si tratta in gran parte di cittadini anziani, quindi soggetti fortemente a rischio in caso di contagio. Proprio per estendere il più possibile la copertura vaccinale in questa fascia di età, come Azienda abbiamo messo in campo degli sforzi ulteriori, con un servizio di chiamata attiva in parallelo alle lettere, perché qualche lettera può anche perdersi, ma noi non vogliamo mancare di vaccinare nessuno degli aventi diritto. Mi auguro che alla base di questa decisione non ci sia una contrarierà ai vaccini, sarebbe grave".

Bramezza annuncia verifiche “per capire le motivazioni”, contattando a campione alcuni utenti nei prossimi giorni. Ma intanto lancia un appello a tutti quelli che hanno rifiutato la convocazione: “Di ripensarci e di prenotarsi: è fondamentale per la loro incolumità e per la salute dei loro cari, oltre che di tutta la nostra comunità”.

Per comprendere le motivazioni che hanno condotto al rifiuto bisognerà aspettare, quindi, le verifiche della Ulss. È possibile che una parte delle defezioni siano anche da ricollegarsi alle lunghe attese denunciate dai cittadini negli scorsi giorni. A vaccinarsi, infatti, sono soprattutto pazienti anziani e fragili, per i quali le lunghe attese rappresentano un forte disagio.

“Chi oggi a Marano aveva appuntamento alle 14,15 e è tornato a casa a Malo alle 19,15? Non sarebbe meglio prevedere fino a una determinata ora di smaltire chi ha appuntamento e magari invitare chi non ce l'ha a fine giornata? L'unico vantaggio è che quando toccherà a noi cinquantenni si spera abbiano imparato dagli errori, per ora pagano i più fragili”, è uno dei commenti che si leggono sulla pagina Facebook della Ulss. “Il problema non è l’orario ma la mala organizzazione. Non è nemmeno immaginabile aumentare il numero di vaccini al giorno se non siete in grado di essere efficaci ed efficienti quelli che fate adesso. Provate a mettervi in un angolo anche solo un girono e scoprirete che il problema non sono le persone che arrivano prima ma il sistema che state adottando”, scrive un altro utente in risposta alla Ulss, che attribuiva i ritardi ad “alcuni utenti” che “vedendo dai giornali e in TV che ci sono state delle code occasionali, pensano di venire prima per attendere di meno, ma così contribuiscono in buona fede a incrementare l’affollamento, rendendo più difficile l’accesso per chi ha appuntamento prima di loro e in generale appesantendo la gestione delle attività”.

Sull’andamento della campagna vaccinale anti Covid del Veneto restano, dunque, delle ombre. E il Pd punta il dito contro la Regione. Per Francesca Zottis e Anna Maria Bigon, consigliere regionali del Partito Democratico in commissione Sanità, il rifiuto del vaccino da parte di 400 persone in due giorni di chiamata nell’Ulss 7, “oltre ad essere un numero impressionante, è una sconfitta per la Regione che ha fallito sul versante della sensibilizzazione". Per Zottis e Bigon, allora, la Regione dovrebbe smettere che “la legge 7/2007 sulla sospensione dell’obbligo delle vaccinazioni per l’età evolutiva è stata un fallimento, perché ha dato fiato a complottisti e negazionisti”.

Secondo le due consigliere Dem è quindi il momento di aumentare la consapevolezza nei cittadini, “informandoli e rassicurandoli”. Attraverso “campagne di informazione costanti capillari, non solo online, ma anche cartacee per venire incontro alla popolazione anziana”.

Un impegno che, per Zottis e Bigon, la Regione dovrebbe mettere in campo non solo per il Covid.“La Regione adesso si è mossa, però è in forte ritardo: avevamo chiesto di partire già a dicembre, sono stati persi mesi preziosi”.

Lucia Conti

Lucia Conti

31 Marzo 2021

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