Le dichiarazioni di Giovanni Serpelloni, capo dipartimento politiche antidroga
Oltre a questo va segnalato che la percentuale dei soggetti tossicodipendenti in carico ai Sert che non sono stati testati (pur avendo la necessità di essere esaminati in quanto sottoposti al rischio di infezione) erano 75,8% per Hiv (quarta regione in Italia), 61,6% per Hbv (nona regione in Italia) e 56,7% per Hcv (ottava regione in Italia).
È chiara e incontestabile quindi che, anche a fronte delle alte prevalenze di infezione riscontrate e contestualmente di bassi livelli di testing, vi è sicuramente (al pari di tante altre regioni italiane) l’esigenza di rilanciare programmi di diagnosi precoce prima di tutto all’interno dei servizi, che ci auguriamo venga fatto quanto prima. Si ribadisce quindi l’importanza del monitoraggio dei soggetti sieronegativi che devono essere periodicamente sottoposti a test di controllo sia per avere a disposizione dei dati epidemiologici attendibili sull’andamento del fenomeno, ma soprattutto per identificare precocemente le nuove infezioni ed evitare il contagio di altre persone, la progressione clinica e il ritardo di entrata in terapia.
Ci sorprende che venga affermato che i test sierologici vengano sempre proposti a tutti coloro che sono in carico ai Sert e che solo il 22,6% di questi accetti di eseguire tale test. Questo alla luce del fatto che dove si sono eseguite offerte di testing attive, sempre nel rispetto della volontà e della libera adesione del paziente, le percentuali di adesione registrate sono state tra il 40 e 90%.
Si chiarisce anche che tutti i dati presenti nella relazione al Parlamento, sono desunti da quanto formalmente e istituzionalmente trasmesso dalla stessa Regione Emilia Romagna al Ministero della Salute.
Si chiarisce inoltre che, contrariamente a quanto affermato, nella relazione al Parlamento non è stato calcolato alcun “rapporto tra sieropositivi storici …. e test effettuati nel solo 2009” tale da compromettere l’affidabilità del dato.
Oltre a questo, risulta sbagliato, cosi come affermato dall’assessore, che sia stata calcolata dalla regione “l’incidenza annuale” in grado di provare un “assoluto miglioramento”. Il metodo infatti riportato nelle dichiarazioni rilasciate dall’assessore, utilizza solo dati relativi ad accertamenti puntuali sui nuovi utenti. Questi sono dati di prevalenza (dimensione dell’infezione nel gruppo in esame) e quindi non di incidenza (diffusione temporale dell’infezione, in altre parole velocità di espansione dell’infezione) – come dichiarato dall’Assessore – , in quanto dovrebbero essere calcolati su studi di coorte mediante l’unica tecnica attendibile a ricostruire tale paramentro e cioè quella del test-retest della persona sieronegativa, cosa che non ci risulta sia stata fatta.
Va inoltre ricordato che la prevalenza per Hiv a livello nazionale è in costante e continua diminuzione tra gli utenti SerT: questo è verosimilmente secondario alla progressiva minore esposizione al rischio dei soggetti consumatori di sostanze in quanto si sono modificate le abitudini di consumo (in particolare quella per via endovenosa) e la tipologia delle sostanze. Per i nuovi soggetti trattati nel 2009 è stato riscontrato un valore nazionale pari al 2%. i dati riportati dall’Emilia Romagna parlano di 18 sieropositivi su 580 soggetti sottoposti a test, corrispondente ad una prevalenza del 3,1% comunque superiore alla media nazionale dello stesso anno.
Oltre a questo i dati di prevalenza (e non quindi di incidenza come erroneamente affermato) riportati dall’assessore Lusenti a sostegno dell’ipotesi che l’epidemia sarebbe sotto controllo, sono stati calcolati solo sul 22,6% delle persone tossicodipendenti, gruppo questo sicuramente non rappresentativo, mancando all’appello ben il 77,4% dei soggetti a rischio. Nessuna statistica con deficit di questa portata sarebbe ritenuta valida per suffragare quanto affermato.
Nell’ottica comunque della collaborazione, questo Dipartimento è ha già messo a punto delle specifiche linee di indirizzo del testing presso i Sert, approvate dal Consiglio Superiore di sanità, ed è disponibile a discutere ed approfondire i dati emersi e le soluzioni che potrebbero essere messe in campo anche dalla regione Emilia Romagna per migliorare la diagnosi precoce”.
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01 Settembre 2010
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