Fnomceo: “Il disagio dei medici oggi certificato anche da Anaao. Ora investire sui professionisti”
“Ringraziamo quindi l’Anaao per aver portato allo scoperto e ‘misurato’ questo scenario. Purtroppo, i dati, pur così eclatanti, non ci sorprendono: era il 2018 quando, come “regalo di Natale” presentammo al Governo di allora un assegno da mezzo miliardo di euro, il corrispettivo degli straordinari che i medici ospedalieri erano e sono costretti, ogni anno, ad effettuare oltre il tetto massimo, per poter continuare ad assistere tutti i pazienti nonostante la tragica carenza di personale. E una cambiale da un miliardo di euro: il credito che i medici vantavano per i mancati investimenti nel turnover – aggiunge Anelli -. Ora, anche se le risorse impiegate in sanità sono aumentate, la pandemia ha aumentato drammaticamente i carichi di lavoro e di stress e il disagio dei professionisti è diventato insostenibile”.
“La situazione è terribile – conferma -. Conciliare vita lavorativa e privata diventa quasi impossibile; i medici si sentono in colpa se cadono malati, le colleghe procrastinano le maternità per non lasciare sguarniti i reparti. Tutto questo è peggiorato durante la pandemia, con specialisti che dovevano fronteggiare sia il Covid sia le normali patologie, nella stessa giornata; con turni anche di 24 ore, senza riposi settimanali”.
“Non abbiamo dati organici che dimostrino l’equivalenza della situazione sul territorio. Ma tutti abbiamo memoria e consapevolezza dei medici di famiglia delle zone più colpite, che dormivano negli studi per non dover fare la quarantena e sospendere il lavoro. E di tutti i colleghi della medicina territoriale, generale e specialistica, che hanno dedicato i riposi settimanali alla campagna di vaccinazione – argomenta -. Un forte impegno da parte di tutte le componenti della Professione che, seppur giustificato dalla straordinarietà della situazione, non può non farci riflettere sulle ricadute in termini di sicurezza sul lavoro. Sicurezza che è correlata con il numero non adeguato di addetti, che aumenta in maniera abnorme i carichi di lavoro ed erode i tempi di riposo e recupero”.
“Quello dei medici ospedalieri è dunque solo una faccia del disagio che attraversa trasversalmente la Professione medica, e che, come Fnomceo, abbiamo più volte denunciato, tanto da sollevare, appunto, quella che abbiamo definito la “Questione medica” – continua Anelli -. La Politica, in questi anni, ha dato alcune risposte: in particolare abbiamo apprezzato l’impegno del Ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha portato a 17400 i contratti di formazione specialistica, e che ha annunciato la volontà di raddoppiare le borse per la Medicina Generale. È una prima grande risposta, ma non basta: occorre una riforma strutturale del sistema”.
“Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza può essere ora l’occasione per questo progetto di riforma del Servizio Sanitario nazionale. Eppure, sino ad ora, non ha coinvolto a pieno titolo i professionisti della salute, che sono i veri cardini del sistema – spiega -. Per questo, all’ultimo Consiglio Nazionale, abbiamo chiesto un tavolo di confronto con i rappresentanti della Professione perché i processi di riforma non siano appannaggio di “pochi” ma si avvii un dibattito nel Paese”.
“Il Pnrr interviene sulle strutture, sulle tecnologie, ma non contempla, a parte l’aumento delle borse, un finanziamento ad hoc per le professioni – conclude Anelli -. Ora spetta al Governo riflettere sulle richieste che l’intera classe medica gli rivolge. Le risposte sono necessarie per garantire stabilità e sostenibilità al nostro Servizio Sanitario Nazionale, e non possono prescindere da un investimento sui professionisti e da una valorizzazione del loro ruolo professionale e sociale”.
30 Luglio 2021
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