Malaria. La zanzara da nemico ad alleato. La soluzione in un batterio del suo stomaco

Malaria. La zanzara da nemico ad alleato. La soluzione in un batterio del suo stomaco

Malaria. La zanzara da nemico ad alleato. La soluzione in un batterio del suo stomaco
Per questo gli scienziati puntano a colpire direttamente il parassita. Per farlo è stato modificato geneticamente un batterio simbionte in grado di colpire l'agente patogeno della malaria senza danni per gli insetti che lo ospitano né per le persone che vengono punte.

“Se l’obiettivo finale è quello di impedire alle zanzare di diffondere il parassita della malaria tra le persone, in passato sono stati adottati vari metodi. Tra questi anche quelli di trattare direttamente gli insetti stessi, modificarli geneticamente in modo che resistessero alla malattia, cosicché questa potesse essere eradicata. Ma a pensarci bene, attaccare direttamente il parassita invece che la zanzara è un approccio molto più semplice”.
 
Queste le parole con cu Marcelo Jacobs-Lorena ha presentato l’ultima ricerca condotta con il suo team alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, pubblicata su Pnas.
La ricerca è stata condotta in collaborazione con il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, la Bill & Melinda Gates Foundation, il Johns Hopkins Malaria Research Institute e la Bloomberg Family Foundation.
 
Molti tipi di batteri vivono nell’apparato digestivo sia degli esseri umani che delle zanzare. La funzione specifica di ognuno è ancora sconosciuta, ma secondo gli scienziati statunitensi uno di questi offre l’opportunità di combattere la malaria, malattia che uccide più di 800 mila persone l’anno nel mondo. Secondo i ricercatori, infatti, è possibile alterare geneticamente il batterio Pantoea agglomerans, che si trova nello stomaco della zanzara, in modo che possa produrre proteine tossiche per il solo parassita che causa la patologia, e solo per questo, senza che l’alterazione arrechi danno né all’insetto stesso, né alle persone da esso punte. I ricercatori hanno dimostrato che in questo modo è possibile inibire del 98% lo sviluppo del Plasmodium falciparum, il più mortale per gli uomini tra i parassiti malarici, e il Plasmodium berghei, comune nei ratti, all’interno della zanzara. E in questo modo la percentuale di insetti portatori della malattia diminuisce fino all’84%.
“Il risultato dimostra che l’uso di batteri simbionti modificati geneticamente potrebbe essere un buon metodo per combattere la malaria”, ha concluso Jacobs-Lorena.

18 Luglio 2012

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