Intervista a Palagiano: “Prima di togliere i servizi, cura dimagrante ai costi della politica”

Intervista a Palagiano: “Prima di togliere i servizi, cura dimagrante ai costi della politica”

Intervista a Palagiano: “Prima di togliere i servizi, cura dimagrante ai costi della politica”
Insediatosi ieri come presidente della Commissione parlamentare sugli errori e i disavanzi sanitari, il deputato dell’Idv annuncia il suo programma: "Subito al lavoro sulle assicurazioni per i medici e sui costi della Pma. Ma abbiamo poco tempo". E sulla spending afferma: "Politica deve dare buon esempio".

Antonio Palagiano, deputato dell’Italia dei Valori, ha tenuto ieri a palazzo San Macuto la sua prima seduta come Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali, prendendo il posto di Leoluca Orlando, dimessosi nei giorni scorsi per dedicarsi esclusivamente al nuovo compito di sindaco della città di Palermo.
Palagiano, medico ginecologo, ha annunciato di voler impegnare la Commissione in due nuove inchieste, una dedicata alle assicurazioni per la responsabilità civile di medici e sanitari e l’altra su costi e risultati della Procreazione medicalmente assistita.
In materia di disavanzi sanitari regionali sono invece previste, a breve, le audizioni dell'Assessore alla sanità della Regione Piemonte Paolo Monferino e del Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, nonché quella del ministro della Salute Renato Balduzzi, ancora mai ascoltato in Commissione.

Presidente Palagiano, perché ha scelto di mettere al centro dei lavori proprio il tema delle assicurazioni di responsabilità civile per i medici e il personale sanitario?
Oggi si parla di spending review e rivisitare la spesa vuol dire anche guardare quali sono le voci che fanno spendere di più. Tra queste c’è senz’altro la medicina difensiva: siamo i primi in Europa per radiografie, Tac, risonanze, scintigrafie e via elencando. Vengono prescritte non perché abbiamo più malati ma perché il medico si mette al riparo da eventuali richieste di risarcimento, ma tutto questo ha un costo esorbitante: si parla di dieci, dodici miliardi. Inoltre, se consideriamo che la dose di radiazioni che prende il cittadino per ogni Tac equivale a quella di 390 radiografie del torace, si pone anche un problema di salute. Se il cittadino fa molte Tac immagazzina una quantità di radiazioni talmente elevata che poi servono 10-15 anni per renderla innocua. E quando queste tecniche vengono eseguite sui bambini c’è ancora di più un rischio oncologico. Quindi, non solo c’è una spesa non necessaria, ma anche un rischio per la salute.
Infine, se il medico tende a difendersi, non garantisce più l’appropriatezza delle prestazioni. L’esempio più classico è quello dei parti cesarei: in Campania si arriva al 62%, ma la maggior parte dei t.c. viene fatta proprio per evitare che ci siano inconvenienti e che si arrivi quindi ad una denuncia.

Lei è un ginecologo, quindi conosce bene questa situazione. È molto costoso assicurarsi?
Il problema principale è che per un ginecologo oggi è quasi impossibile sottoscrivere un’assicurazione, perché tutte le normali attività che svolge, parti, procreazione assistita, diagnosi prenatale, vengono considerati a forte rischio dalle Compagnie di assicurazione. E lo stesso accede per molte altre specialità mediche.

L'altro aspetto del problema è che i costi per le assicurazioni sono molto alti, gravando così sulle aziende del Ssn che dovrebbero stipularle. 
Le aziende che sono nelle Regioni in Piano di rientro già oggi non si assicurano più: proprio ieri si è parlato del caso del Niguarda, ma è così anche alla Federico II di Napoli o al Cardarelli, che ha la polizza in scadenza e che non trova una compagnia che lo assicuri.
Se le Regioni devono far fronte ai Piani di rientro, una delle prime cose che tagliano è l’assicurazione perché è costosissima e in più non garantisce massimali adeguati per pagare tutti i contenziosi. A loro volta i medici non si assicurano più, anche perché coloro che hanno il rapporto in esclusiva con il Ssn, non avendo partita Iva, non possono detrarre i costi. Questo vuol dire che se dovesse davvero esserci un danno, il cittadino può trovarsi nella situazione di non essere risarcito. E questo è davvero gravissimo. 

Malgrado lei stesso abbia sottolineato che la Commissione ha ormai poco tempo davanti prima della fine della legislatura, ha anche annunciato di voler condurre un’altra inchiesta importante, relativa ai costi della procreazione assistita. Cosa lo sollecita su questo tema?
I dati sui costi e sui risultati della Pma attualmente disponibili sono incompleti, visto che il registro dell’Iss non sempre registra l’esito, il risultato. Il costo, invece, oggi va calcolato non per ciclo ma per “bimbo in braccio”. La domanda che dobbiamo farci è: quanto è costato alla società quel bambino? La percentuale di insuccessi, oltre ovviamente alla competenza dei sanitari, cresce in ragione di due fattori: l’età della donna, e l’efficienza della strumentazione, ovvero se gli ambienti e i macchinari sono superati o vecchi. Una situazione che purtroppo si registra in molti Centri: in Campania, ad esempio, la Regione ha incassato i fondi previsti dalla legge 40, ma dal 2005 non ha più distribuito un euro ai Centri pubblici per la Pma.
Perciò è importante indagare su questo settore: per garantire a tutte le donne, da Messina a Bolzano, la stessa sicurezza e ridurre quella migrazione da Sud verso Nord che purtroppo è molto frequente.

La Commissione si occupa anche di verificare la situazione delle Regioni in Piano di rientro. Come pensa di affrontare questo problema?
Credo che troppo spesso in sanità ci si occupi di numeri invece che di cure e di persone, ma il cittadino non vuole essere considerato un numero. Quello che conta non è solo il numero delle prestazioni, ma piuttosto la qualità di queste prestazioni e dunque i loro risultati. Solo così possiamo capire dove si lavora poco e dove si lavora male.
Oggi noi non sappiamo quanti sono esattamente gli errori o i presunti errori in sanità, ma neanche l’incidenza di alcune patologie o il loro trend. Per iniziare a fotografare effettivamente la qualità delle strutture del Ssn occorrerebbe, ed ho anche fatto una proposta di legge in tal senso, rendere obbligatoria la figura dello statistico in ogni azienda sanitaria.
Anche per le inchieste della Commissione lavoreremo con l’aiuto di uno statistico, a costo zero, che ci aiuterà a mettere a punto questionari semplici, secchi, da inviare al più presto, per poter raccogliere i risultati in autunno ed arrivare ad una relazione finale in tempi brevi.

Abbiamo parlato di spending review applicata alla sanità. Molti lamentano che questo intervento porterà a tagli di finanziamento insostenibili per continuare a garantire il Ssn. Secondo lei il Paese può ancora permettersi una sanità pubblica o dobbiamo pensare a un modello diverso, magari più orientato alla partecipazione dei cittadini alla spesa?
Secondo l’Euro Health Consumer Index, che è un indice che fa riferimento alla salute, l’Italia si colloca al 21° posto in Europa e la ragione di questa posizione così arretrata sta nel fatto che si imputa all’Italia di avere una sanità altamente disomogenea, di fatto con venti modelli di sanità diversa da regione a regione. Occorre intervenire su questo, per garantire i cittadini e anche per ottenere risparmi, come quelli che ci si aspetta ad esempio da un sistema di acquisti centralizzati. Ma anche la politica deve dare un buon esempio, cosa che ancora stenta a venire. Penso alla legge che è stata approvata oggi alla Camera sugli enti dipendenti dal ministero della Salute: sono 31 enti che secondo la legge 2010 dovevano già essere accorpati, ma per i quali si è ancora proceduto alla nomina dei vertici. Invece, prima di togliere servizi essenziali ai cittadini, si deve fare una bella cura dimagrante proprio su presidenze e consigli di amministrazione. Se si procede su questa strada, dove nessuno vuole rinunciare alle sue poltrone, la vedo veramente dura e temo che si arrivi a ridurre i Lea, che già oggi non sono garantiti in alcune Regioni.

Eva Antoniotti

19 Luglio 2012

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