Chi ha paura delle Case e degli Ospedali di comunità?

Chi ha paura delle Case e degli Ospedali di comunità?

Chi ha paura delle Case e degli Ospedali di comunità?

Gentile Direttore,
credo che tutti concordiamo sulla certezza che le Case di comunità sono nell'ambito delle cure primarie. Andando a rileggere la Dichiarazione di Alma Ata (1978) il primo livello di contatto degli individui, delle famiglie e della comunità con il sistema sanitario del paese, sono le cure primarie. Attraverso le cure primarie si porta l'assistenza sanitaria quanto più vicino è possibile a dove la popolazione vive e lavora.
 
Sono le cure primarie a dover fare la differenza. L'assistenza di primo livello dovrebbe essere patrimonio di tutta la popolazione:
• la salute è un diritto ma anche un dovere non solo dell’individuo ma della comunità,
• la salute si tutela certo ma soprattutto si costruisce attraverso i doveri nella comunità fatta da cittadini e da operatori.
 
I servizi di prossimità dovrebbero essere forniti principalmente (non esclusivamente) da medici e infermieri di famiglia (la definizione “di famiglia” vale appunto sia per i medici per gli infermieri).
 
La formazione universitaria va ridefinita:oggi è focalizzata sullo studio delle singole malattie e poco interessata a occuparsi dei problemi delle persone.
 
L'Italia è articolata in poco più di 7.900 Comuni dei quali 5.532 hanno meno di 5.000 abitanti spesso lontani da grandi centri urbani e con una viabilità “complicata”. Se siamo d'accordo che bisogna rifondare completamente la Medicina Territoriale, non possiamo pensare di farlo attraverso la istituzione di grandi strutture ambulatoriali e residenziali:Case e Ospedali di Comunità, nell'ottica dei piccoli Comuni.
 
Esiste una serie di documenti di policy sanitaria precedenti al PNRR che definiscono questi modelli di “strutture intermedie”. In questi documenti le strutture intermedie sono sostanzialmente così definite: strutture polivalenti che ospitano, nello stesso spazio fisico, l’assistenza primaria, garantendo la continuità assistenziale, anche specialistica, attività di prevenzione attraverso il lavoro in team multi professionali e multidisciplinari del personale dedicato, sono la sede della presa in carico di pazienti affetti da patologie croniche in una logica di medicina di iniziativa, per garantire percorsi di cura di qualità, in collegamento con l’ospedale.
 
L'obiettivo è la creazione di una piattaforma intermedia di cure tra Ospedale e Distretto dove tutti gli operatori collaborano alla presa in carico dei pazienti. Case e Ospedali di Comunità come presidi di prossimità, nelle quali dare attuazione a quanto previsto dalla medicina di iniziativa: team multi-professionali in costante contatto con i colleghi che operano all’interno degli Ospedali di I° e II° livello, per rispondere ai bisogni sanitari e sociali dei pazienti più anziani e disabili.
 
Sono d'accordo su alcune priorità:
– modernizzazione degli Ospedali, molte strutture hanno superato ogni limite plausibile, sono inadeguati ad ospitare le nuove tecnologie;
– necessita un investimento sul mondo delle professioni sanitarie: gli specialisti ospedalieri debbono crescere di numero secondo gli standard europei;
– i tempi sono maturi per inserire negli ospedali nuove figure professionali ad esempio i case manager, i data manager e gli infermieri di ricerca attualmente non previste nel SSN;
– attivazione su tutto il territorio nazionale di programmi di telemedicina con previsione dei costi e norme specifiche che li regolino, anche a tutela dei medici coinvolti in queste attività. Senza prescindere dalla periodica osservazione in presenza dei pazienti da parte dei medici di medicina generale e degli specialisti.
 
In conclusione penso che la Casa e l'Ospedale di comunità saranno le strutture intermedie del sistema salute per accrescere la produttività degli Ospedali più importanti e degli altri fornitori di servizi. L'importante è che si ridefinisca “chi fa cosa”, si riduca la “non qualità”, non serve “fare bene cose inutili”. Gli operatori della sanità e tutti i decisori pubblici si devono confrontare e devono essere capaci di impegnarsi a realizzare davvero il meglio possibile dell'offerta salute, questo si augurano i cittadini.
 
Mario Fiumene
Dottore Magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche già Posizione Organizzativa S.P.S., piccoli Ospedali e Area territoriale – Cure domiciliari, Strutture residenziali – Asl di Nuoro e Oristano

17 Febbraio 2022

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