Trapianto di organi. In Campania un inedito protocollo d’intesa per velocizzare iter per espianto da donatori coinvolti in reati o deceduti in carcere

Trapianto di organi. In Campania un inedito protocollo d’intesa per velocizzare iter per espianto da donatori coinvolti in reati o deceduti in carcere

Trapianto di organi. In Campania un inedito protocollo d’intesa per velocizzare iter per espianto da donatori coinvolti in reati o deceduti in carcere
Obiettivo dell’accordo, siglato tra la Regione, Procura generale e Avvocatura generale di Napoli, è ampliare la platea dei possibili donatori di organi o tessuti: in Italia sono circa 10mila persone in attesa di un trapianto e di queste circa 600 muoiono per non avere ricevuto l’organo. “Un esempio straordinario, l’unico in Italia di collaborazione tra autorità giudiziaria e regionale in tema di trapianti d’organo” ha detto il presidente De Luca

Ampliare la platea dei possibili donatori di organi o tessuti sburocratizzando l’iter per l’espianto da persone coinvolte in reati o decedute in carcere. Una opportunità che consentirà di ridurre il  gap tra il numero di persone con gravi malattie in attesa di trapianto e quello di organi o tessuti potenzialmente disponibili.
 
È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa sul tema dei trapianti d’organo, sottoscritto nei giorni scorsi, nell’Arengario del Palazzo di giustizia di Napoli, dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, dal Procuratore Generale della Repubblica Luigi Riello e dall’Avvocato Generale della Repubblica Antonio Gialanella, con l’adesione di tutti i Procuratori della Repubblica del Distretto della Corte di Appello di Napoli.
 
Il protocollo disciplina il rapporto tra Autorità Giudiziaria ed Autorità Sanitaria sul prelievo di organi e tessuti in caso di decesso di potenziali donatori, causato da eventi accidentali che possono costituire dei reati (ad esempio sinistri stradali, omicidi volontari, infortuni sul lavoro, salme indotte al sequestro giudiziario e responsabilità professionale) ai quali si aggiunge il caso della morte di soggetti detenuti.
 
Ideato e promosso da Maria Rosaria Focaccio, Responsabile del Servizio divulgazione donazione organi, tessuti e cellule della Regione Campania, il protocollo regola ogni passaggio delle necessarie interlocuzioni tra le autorità competenti, per contemperare le esigenze di tempestività dell’espianto con quelle di completezza delle indagini preliminari e, inoltre, fornisce modelli di atti variamente utili a dare celerità a questo rapporto.

“Un esempio straordinario, l’unico in Italia di collaborazione tra autorità giudiziaria e regionale in tema di trapianti d’organo” ha detto il presidente De Luca.

Il protocollo, ha aggiunto, tocca un tema “estremamente delicato e questa testimonianza di solidarietà e di impegno civile è un segnale di grande valore per la nostra comunità perchè il tema della donazione è da sempre delicato”. Ci sono in Italia, poi ricordato De Luca, “circa 10mila persone in attesa di un trapianto e di queste circa 600 muoiono per non avere ricevuto l’organo. Tutto questo – ha concluso De Luca – chiama in causa la nostra coscienza”.
 

“Un donatore moltiplica la vita. È questo il pensiero costante che ci deve guidare” ha detto il procuratore generale di Napoli Luigi Riello.
 
“Il primo drammatico test di sinergia tra autorità giudiziaria e autorità sanitaria regionale in tema di donazione d’organi e trapianti – ha ricordato – l’Avvocato Generale della Repubblica Antonio Gialanella – è stata la morte di un immigrato di 30 anni, investito da un pirata della strada nel quartiere Pianura di Napoli lo scorso dicembre mentre in sella a una bici stava tornando a casa dopo aver terminato il suo lavoro in pizzeria. Un test che ognuna delle parti in causa avrebbe voluto evitare ma che ha dato la misure dell’efficienza messa in piedi tra Regione Campania e Procura Generale di Napoli grazie alla quale è stata salvata più di una vita”
 
“La salma era sotto sequestro giudiziario – ha aggiunto Gialanella – ma come comunicato con urgenza dalla Dottoressa Focaccio avevamo a disposizione appena 50 minuti per l’espianto degli organi, autorizzato dalla famiglia. Grazie all’apporto del procuratore di Napoli Giovanni Melillo siamo giunti a far coniugare le esigenze dell’autorità giudiziaria e sanitaria poco primo del default, e così stata salvata la vita ad alcune persone”.
 

17 Marzo 2022

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