Per sempre giovani

Per sempre giovani

Per sempre giovani

Gentile Direttore,
le racconto la storia di Osvaldo, 80 anni e sei farmaci in terapia come la maggior parte dei suoi coetanei. “Dotòr, podaria farme una ricetta de motoret ?…”, mi dice. “Osvaldo, a benzina o miscela?”, rispondo. “Come pare a el, dotòr. Co’ ste medesine non me penso nia”. Il farmaco di Osvaldo è il moduretic e non è un farmaco a scoppio ma un diuretico. Osvaldo ha ottanta anni e sei farmaci in terapia come la maggior parte dei suoi coetanei. Sembra che dopo i cinquanta il corpo ordisca una congiura con la complicità dei farmacisti e ti obblighi ad avere una sveglia per i farmaci e un calendario zeppo di post-it con gli impegni sanitari, visite di controllo ed esami a profusione. Dalle sei alle otto medicine al giorno consentono di vivere in allegria o ti legano ad una giornata a scadenza fissa e consueto pellegrinaggio dal medico e farmacista?

Dotòr, ma se devo prendere questa medicina a vita, perché mi fanno le scatole da 20 compresse? Paura che io muoia prima?...”. Si prosegue: “Dotòr ma  perché il farmacista mi da il generico, la mia pressione vale meno del mio vicino che prende quello di marca?”. Si incalza: “Dotòr ma cos’è la ricetta dematerializzata se devo averla comunque per prendere le medicine? L’unica cosa che si dematerializza è il portafogli a botte di ticket…”. Si puntualizza: “ Dotòr, ma perché mi fanno le scatolette delle medicine tutte diverse che non so mai cosa sto prendendo e vado a tentativi?…”.

Si sottolinea: “Dotòr, ma perché tutte le pubblicità sulla stitichezza o l’incontinza le fanno di sera mentre stai cenando, e perché c’è uno che gira per casa con la pila e non dice alla moglie che ha problemi di prostata? Cosa pensano, che tutti i vecchi siano stitici o prostatici e se gli fai vedere gli assorbenti a cena gli passi l’appetito?”. E poi: “Come mai una volta se avevi le mestruazioni ti chiudevano in casa per una settimana e ora con una sottiletta nelle mutande puoi andare a fare le olimpiadi?”.

Si incalza: “Una volta, l’incontinenza era roba da carboneria tra amiche, ora ti fanno vedere una settantente in sovrappeso con le smagliature che esibisce orgogliosa alla nazione intera l’ultima mutanda contenitiva che ti riporta all’adolescenza in due minuti, oppure la madre di famiglia che balla la rumba davanti alla porta del bagno perché l’ultimo miracoloso lassativo l’ha fatta andare finalmente di corpo…”. Si puntualizza: “Dotòr, ma se prendo il multicentrum senior posso fare a cazzotti con il vicino?, lui prende il Supradyn over 80…”.

Dalla pubblicità si evince che la medicina sia palliativa per ogni scocciatura della senescenza e non ci sia nulla che un analgesico non possa risolvere in massimo 15 minuti. Sono banditi dolore, vecchiaia, sordità e incontinenza se proprio non puoi rinunciare alla vecchiaia c’è sempre un montascale e una poltrona dalle quaranta posizioni di comfort, ma quella è l’ultima chance degli sconfitti, infatti è una pubblicità di nicchia. Una cultura della palliazione della vecchiaia parte dalle parole, infatti vecchio è una parola da evitare perché offensiva e vecchio va a braccetto con demente se non esibisci un paio di jeans e la partitella a calcetto con il resto del clan amici della prostata.

Dopo di ciò, esiste solo la rottamazione: Residenza per Anziani, quella RSA che prende il posto della parola Ospizio, perché pesa meno sulla coscienza. Cos’è una società che bandisce il dolore e la vecchiaia? Eterna adolescenza senza storia. Lustrini senza neuroni. Altra povertà.

Enzo Bozza
Medico di base a Vodo e Borca di Cadore

29 Marzo 2022

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