Cure palliative. Solo un paziente con ictus su cinque riceve consultazione. Alvaro (Sisi): “Manca cultura sulla palliazione”

Cure palliative. Solo un paziente con ictus su cinque riceve consultazione. Alvaro (Sisi): “Manca cultura sulla palliazione”

Cure palliative. Solo un paziente con ictus su cinque riceve consultazione. Alvaro (Sisi): “Manca cultura sulla palliazione”
Riconosciute dall’Oms come un diritto umano e un “imperativo morale di tutti i sistemi sanitari”, di cure palliative si stima ne abbiano bisogno oltre 56,8 milioni di persone al mondo ogni anno, un numero in crescente aumento a seguito dell’invecchiamento della popolazione e alla crescita di malattie non comunicabili e di altre patologie croniche. Con il nuovo corso Consulcesi Club i camici bianchi ampliano il loro sguardo su cure palliative.

Solo 1 persona su 5 ospedalizzata a seguito di un grave ictus riceve una consultazione per cure palliative. Questo quanto evidenziato dal recente studio pubblicato sul  Journal of Pain and Symptom Management, in cui si ribadisce l’importanza dei trattamenti volti ad alleviare le sofferenze dei pazienti “indipendentemente dalla loro prognosi” e superando il concetto di cura palliativa uguale malattia oncologica in fase terminale.

“I dati americani sono molto vicini alla situazione italiana ed europea. Ancora troppo spesso l’impiego di trattamenti palliativi è limitato al fine vita, e anche in questi casi le terapie non vengono necessariamente avviate se non quando le sofferenze sono in uno stadio troppo avanzato”, commenta Rosaria Alvaro, presidente della Società Italiana di Scienze Infermieristiche che con Consulcesi Club ha progettato un corso volto a formare e sensibilizzare i professionisti della salute sui trattamenti palliativi e la gestione del dolore acuto.

Riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) come un diritto umano e un “imperativo morale di tutti i sistemi sanitari”, di cure palliative si stima ne abbiano bisogno oltre 56,8 milioni di persone al mondo ogni anno, un numero in crescente aumento a seguito dell’invecchiamento della popolazione e alla crescita di malattie non comunicabili e di altre patologie croniche.

“Nel nostro Paese, la Legge 38 del 2010 ha sicuramente rappresentato un passo avanti nel riconoscimento del diritto di accesso alla sedazione palliativa, sancendo che il sistema sanitario deve essere in grado di fornirla ‘in tutti gli ambiti assistenziali e in ogni fase della vita e per qualunque patologia ad andamento cronico ed evolutivo’, ma ci sono ancora tanti pazienti affetti da patologie non oncologiche, ma altrettanto causa di sofferenze, che non hanno accesso, e/o ai quali non vengono proposti, tali trattamenti. Questo spesso a causa di una riluttanza, in primis dei sanitari e poi dei pazienti e delle loro famiglie, dovuta spesso ad una mancanza di cultura sulla palliazione”, aggiunge l’esperta che in Le cure palliative in Italia: uno sguardo di insieme, ripercorre lo sviluppo della branca medica dalla nascita dei primi hospice nel 1967 ad oggi, illustrando e raccordando i molteplici usi che in Italia e nel mondo si fanno, e si potrebbero fare.

“È necessario promuovere ed implementare anche nei corsi di studio la cultura delle cure palliative, ribadendo il loro ruolo nel miglioramento della condizione fisica, psicologica e sociale dei pazienti, dei loro bisogni e di quelli delle loro famiglie. Infine, come anche più volte ribadito dall’Oms, bisogna migliorare l’utilizzo di questi trattamenti nel ‘continuum delle cure’ soprattutto a livello primario – ossia nei contesti assistenziali più prossimi ai luoghi in cui il paziente e la sua famiglia vivono” con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita della persona presa in carico e della sua famiglia.

25 Maggio 2022

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