Le informazioni del computer non sono Medicina

Le informazioni del computer non sono Medicina

Le informazioni del computer non sono Medicina

Gentile Direttore,
mentre scrivo le ricette al computer, Bortolo mi guarda e sbotta: “ Ma dotòr, non era meglio con la penna, come una volta? Ora guarda più il computer che me…”. Bortolo, è come chiedere ad un ragazzo di oggi se è meglio pane e mortadella oppure Mc Donald. Il guaio è che noi apparteniamo al secolo passato e questa rivoluzione digitale l’abbiamo subita più che cercata. 

Ci hanno etichettato anche con un marchio di obsolescenza, ci chiamano Boomers perché nati nei decenni della penna Bic, mentre i ragazzi nati con l’elettrodomestico a portata di mano, quel computer con cui si fa ormai tutto, sono i Millennians. Il guaio è che non si tratta di un semplice frullatore o sbucciapatate. E’ un sistema che rivoluziona tutto, anche la nostra conoscenza. 

Quando Leibniz ha consegnato al mondo la numerazione binaria con la quale dalle infinite combinazioni tra 1 e 0 era possibile costruire qualsiasi informazione per essere messe in atto da Turing con la sua macchina Enigma, progenitore del computer, non avrebbe mai immaginato di mettere in atto quella rivoluzione digitale che cambia radicalmente la conoscenza e la coscienza. A partire dai filosofi-geometri presocratici, la nostra conoscenza del mondo è legata alla forma e alla narrazione, con tutti i limiti della percezione umana: non è possibile guardare tutte le facce di un cubo, è possibile solo intuirle ed evincerle da un formula geometrica e consegnare questa conoscenza agli altri con la narrazione. 

La Cultura è consapevolezza e coscienza, attraverso la narrazione. Un lento apprendimento analogico con i segni analogici dei libri. Con l’era digitale dei computer, c’è stato un cambiamento epocale: da una parte il campo dell’informazione: i big data, talmente interconnessi da creare algoritmi che scattano in piena autonomia, basta digitare una parola al computer perché l’algoritmo apra scenari immensi, dall’altra parte, la coscienza, la percezione di sè come caratteristica umana dell’esistenza. Si possono sperimentare e dimostrare scientificamente tutti gli algoritmi legati all’informazione. 

La coscienza rimane il mistero ultimo della vita, non è sperimentale e non è scientificamente dimostrabile. L’informazione è un metodo, la vita, no. Da qui, la criticità della nostra epoca digitale: questa immensa informazione basata sul non sapere, l’immenso non sapere della poetessa Candiani che lo descrive in versi, quell’innominabile attuale di Roberto Calasso che scriveva nel 2017: “la digitabilità è il più grave assalto che abbia subito l’inclinazione a esporsi allo shock dell’ignoto, la rete ha obbligato chiunque a gravarsi di un immane sapere che non sa. 

Viviamo la tragica dicotomia tra informazione a portata di mano e la coscienza che è fatta di narrazione umana, fuori e dentro di noi, La prossima sfida culturale è riunire questi due aspetti in una unica esperienza cognitiva. Sapere tutto, non è Cultura, saper leggere le stelle per sapere dove andare, lo è. Così come le informazioni del computer non sono Medicina, mentre guardare il volto di una persona è medicina, cura. Allora, io spengo il computer e mi affido alle parole di Chandra Candiani: certe volte, “IO” non è più un pronome personale, è un soprannome che dai al tuo cuore. Allora sei in buone mani. Le tue vuote mani inutili, posate in grembo in attesa del prossimo respiro.

Enzo Bozza
Medico di base a Vodo e Borca di Cadore

26 Luglio 2022

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