La sanità secondo Renzi: “Deve diventare uno strumento di sviluppo del Paese” 

La sanità secondo Renzi: “Deve diventare uno strumento di sviluppo del Paese” 

La sanità secondo Renzi: “Deve diventare uno strumento di sviluppo del Paese” 
Sette punti molto asciutti, alcuni con idee già dibattute e altri più innovativi. Sono le proposte sulla sanità che il sindaco di Firenze lancia nel suo programma per la corsa alle primarie PD. Tra le idee, un albo nazionale per i manager sanitari e trasformare la spesa sanitaria in sviluppo delle Life Sciences.

Un welfare "orientato all’obiettivo di consolidare la coesione sociale e contrastare ogni fattore di discriminazione e che non si limita a fornire ai cittadini in condizioni di rischio assistenza e sussidi economici secondo una logica risarcitoria, ma capace di guardare in maniera dinamica e attiva alla valorizzazione di ogni persona come risorsa per sé e per la comunità, qualsiasi sia la sua condizione: anagrafica, economica, formativa, di salute".

Così se lo immagina Matteo Renzi, sindaco di Firenze, grande “rottamatore” del Pd e ora in corsa per le primarie democratiche contro Bersani e Vendola, e per le quali ha meso nero su bianco un suo programma illustrato ieri a Verona.
In questo “nuovo Welafare” la sanità ha un posto. A partire dalla necessità di rispondere alle non autosufficienze, per le quali Renzi pensa a due alternative capaci di cogliere l’opportunità di far fronte alla crescente domanda di assistenza valorizzando "l’ampia offerta di lavoro a basso costo" presente in Italia per queste mansioni.

La prima alternativa la offre il modello dei voucher dell’Agence des Services à la Personne francese, "attivando strumenti efficienti di mediazione al livello regionale, provinciale e comunale"; mentre la seconda ipotesi è il modello scandinavo, "attivando servizi di fornitura di prestazioni personali di servizio in forma di collaborazione autonoma continuativa, gestiti da Comuni e Province, e attivando al contempo una forma efficace di monitoraggio cogestito con il sindacato, idonea a escludere che possa derivarne nel mercato un effetto di sostituzione di domanda di lavoro professionale con lavoro dequalificato e sottopagato".

Ma nel programma di Renzi la sanità è trattata anche nel suo specifico di “sistema sanitario” e per questo sono state messe a punto sette idee-proposta a partire da una premessa che sottolinea come “la qualità e disponibilità di servizi sanitari è sicuramente uno dei maggiori punti di tensione per gli italiani. Un problema centrale è la disomogeneità dei servizi sanitari nel Paese ed il sistema di ripartizione delle risorse in base alla sola spesa storica per abitante, anziché in base al livello e alla qualità dei servizi. Dobbiamo abbandonare il criterio dei tagli lineari a favore di una definizione di standard su costi/efficacia. Giova ricordare che a fianco della spesa per il Sistema Sanitario Nazionale, esiste una spesa sanitaria pagata privatamente dai cittadini (tickets, diagnosi e cure non coperte dal SSN, farmaci non rimborsati, spese odontoiatriche, etc.) che viene stimata per il 2012 in circa 45-50 M.di €”.

Da qui le sette proposte:
1. Finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale basato su costi di spesa standard resi coerenti con le indicazioni nazionali attraverso i LEA.
2. Finanziamento dei vari Sistemi Sanitari Regionali derivante da fiscalità locale, cui aggiungere un Fondo di Perequazione nazionale (dalla fiscalità generale) per i costi Ministeriali e per perequare fra i vari SSR, le differenze dovute alle diverse capacità di tassazione regionale, gestendo questa perequazione come chiave di controllo dei vari SSR.
3. Fare dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie un cardine per il controllo del Fondo di perequazione.
4. Punire forti perdite sino al default dei vari SSR, con il commissariamento delle Regioni, definendo un Albo nazionale dei Direttori Generale ed Amministrativi e dei Direttori Sanitari cui dover attingere per le nomine, da parte delle Regioni.
5. Riduzione in modo non lineare e non discriminante per le Regioni più virtuose dei posti letto con un target complessivo nazionale 10% pari a circa 20.000 posti letto, da trasformare in parte in posti di ricovero a bassa intensità assistenziale.
6. Valorizzazione del lavoro di filtro medico-diagnostico svolto dai medici di famiglia sul territorio.
7. Utilizzo delle leva delle Spese sanitarie del SSN e dei vari SSR per incentivare lo sviluppo di una industria tecnologica italiana delle Life Sciences. La spesa per la Sanità non solo come costo ma anche come strumento di sviluppo.
 

14 Settembre 2012

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