Campania: imprenditori sanità privata incatenati a Palazzo Regione

Campania: imprenditori sanità privata incatenati a Palazzo Regione

Campania: imprenditori sanità privata incatenati a Palazzo Regione
Incatenati sotto Palazzo Santa Lucia con un nastro nero al braccio in segno di lutto per la ‘morte’ della sanità in Campania. I titolari delle strutture private accreditate hanno così protestato, stamani a Napoli, contro i mancati pagamenti delle Asl.

“Non ci resta che far ricorso a questi atti”. Listati a lutto e ammanettati, gli imprenditori della sanità privata campana hanno lamentato così la loro “condizione fallimentare” dovuta anche ai recenti provvedimenti presi dal governatore della Campania, nonché Commissario ad acta per la sanità, Stefano Caldoro. Secondo i reclami del presidente Aspat (Associazione sanità privata accreditata territoriale) Pier Paolo Polizzi, proprio questi provvedimenti “hanno di fatto sospeso tutti gli impegni assunti su base contrattuale bloccando i pagamenti sia in ordine alle spettanze pregresse che correnti”.
“Siamo consapevoli del momento critico della sanità campana – ha proseguito Polizzi – ma decidere addirittura di sospendere i pagamenti alle strutture private mi sembra davvero troppo. Come faremo a pagare i nostri dipendenti ed i loro contributi previdenziali?”.
Secondo le stime Aspat, il ritardo medio dei pagamenti alle aziende ‘virtuose’ arriva alle 17 mensilità, mentre per le altre si arriva a ritardi anche di 32 mesi.
“I privati sono diventati le banche della Regione Campania”, così sintetizza la situazione Carmine Petrone, presidente Anpric, l'associazione che riunisce i 36 centri di riabilitazione accreditati che da soli erogano il 40% delle prestazioni sul territorio. “La Regione – ha sottolineato Petrone – deve ricordare che la sanità non è solo ospedali, specialmente nel settore
della riabilitazione dove il cento per cento è nelle mani dei privati”.
Le richieste comuni sono quelle di una “immediata liquidità” per non fallire, poter pagare gli stipendi dei propri dipendenti, e poter mantenere inalterati gli standard qualitativi delle strutture, nella tutela del diritto costituzionale di libertà di scelta per quello che è “il bene più prezioso”.
G.R.

16 Settembre 2010

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