La Medicina di base non è mai stata così in crisi

La Medicina di base non è mai stata così in crisi

La Medicina di base non è mai stata così in crisi

Gentile Direttore,
da anni assistiamo al tentativo di smantellare l’assistenza primaria con la creazione di nuove cattedrali nel deserto – che si rispecchiano nelle Case della Salute e gli Ospedali di Comunità – e con il carico di una eccessiva burocratizzazione del nostro lavoro, giunta ormai a livelli insopportabili. Ciò ha tolto tempo prezioso alla pratica clinica, fondamentale per assistere realmente i nostri pazienti. Un’assistenza praticata mediante accurata visita medica e provvedimenti terapeutici che siano efficaci per la loro salute e costituiscano un filtro all’accesso improprio ai pronto soccorso ospedalieri.

Per contro, assistiamo – basiti ogni giorno che passa – all’introduzione di altre incombenze, adeguamento continuo di codici da inserire nella compilazione delle ricette dematerializzate al fine di valutare l’appropriatezza prescrittiva (cioè la nostra appropriatezza terapeutica), aggiornamenti continui delle note per la compilazione di piani terapeutici, formulazione di piani terapeutici che in precedenza erano demandati ad altre figure… Le nostre giornate lavorative sono diventate interminabili, i carichi di lavoro insopportabili: dalla presenza in studio, alla continua permanenza davanti ad un computer ben oltre l’orario di lavoro, alle visite domiciliari, alle visite in assistenza domiciliare integrata, alle vaccinazioni, all’espletamento di pratiche medico-legali, alla compilazione di certificazioni di ogni tipo ed altro…

A questo si aggiunga che l’istituzione delle Case della Salute e degli Ospedali di comunità nelle intenzioni del legislatore andrebbe a costituire ulteriore lavoro a carico delle figure professionali dell’assistenza sanitaria di base, mentre sarebbe opportuno prevedere dotazioni organiche dedicate. Il nostro Ssn è stato sempre considerato tra i migliori del mondo e, per quel che concerne la medicina generale, fondamentale connotazione è sempre stata la capillarità degli studi medici, presenti in ogni realtà territoriale ed efficienti nell’integrarsi con i presidi di continuità assistenziale, offrendo così al territorio un servizio attivo 24 ore su 24 per 7 giorni su 7.

Il Nuovo Sistema rischia di lasciare indietro le periferie e non dare a tutti gli stessi diritti e gli stessi livelli di assistenza. Anche nel settore ospedaliero, il decisore politico, abbandonando negli anni il concetto di pianta organica a vantaggio di quello di dotazione organica, ha di fatto progressivamente depauperato le risorse umane e i reparti e reso il Ssn incapace di rispondere alle necessità di salute dell’utenza, realizzando così un mascherato smantellamento degli ospedali pubblici.

Senza un congruo numero di operatori sanitari previsti in pianta organica stabile, adeguatamente remunerati, e una oculata distribuzione delle strutture ospedaliere sul territorio non potrà mai realizzarsi quella sbandierata integrazione Ospedale/Territorio.

Pasquale Mario Speranza
Coordinatore nazionale per la medicina generale Cisl medici

07 Febbraio 2023

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