Decreto Balduzzi. Carbone (Simeu): “Un’importante svolta culturale, ma alcuni punti sono ancora da definire”

Decreto Balduzzi. Carbone (Simeu): “Un’importante svolta culturale, ma alcuni punti sono ancora da definire”

Decreto Balduzzi. Carbone (Simeu): “Un’importante svolta culturale, ma alcuni punti sono ancora da definire”
Per il presidente della Società italiana di medicina di emergenza-urgenza è positivo che si parta dal riordino della assistenza territoriale, ma l’attività diagnostica degli ambulatori H24 e i percorsi successivi al pronto soccorso, non sono stati ancora forniti sufficienti dettagli.

Il decreto Balduzzi segna un’importante svolta culturale, per la prima volta si parla di tutela della salute come motore di sviluppo del Paese. Restano però alcuni temi importanti da definire, come l’attività diagnostica degli ambulatori H24 e i percorsi successivi al pronto soccorso.
È questa in sintesi il commento al Decreto approvato dalla Camera dei Deputati espresso da Giorgio Carbone, presidente nazionale Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu), durante il congresso della Società che si tiene a Rimini da oggi a domenica 21 ottobre.
“È significativo – ha dichiarato Carbone – che nel Decreto si parta dal riordino dell’assistenza territoriale. L’attenzione della riforma si sposta così sul territorio, le cui risorse vengono utilizzate in modo appropriato: si tratta di un intervento fondamentale per dar respiro all’emergenza riducendo il sovraffollamento del pronto soccorso. Restano però alcuni temi importanti da definire, partendo dall’attività diagnostica degli ambulatori H24. Su questo punto non sono stati ancora forniti sufficienti dettagli, mentre è un punto fondamentale da definire”. 
 
E sempre nell’ottica di un efficace alleggerimento del carico dell’emergenza, secondo Carbone, non si parla nel dettaglio dei percorsi successivi al pronto soccorso: “Non sono indicate strategie di presa in carico sul territorio post-dimissione di pazienti lungo degenti che hanno bisogno di riabilitazione e anziani con patologie croniche. Si tratta di casi che, se non seguiti dopo le dimissioni, hanno un altissimo rischio di riacutizzazione e quindi di ricircolo nei percorsi dell’urgenza in pronto soccorso, con costi oggi non più sostenibili per il servizio sanitario”.

18 Ottobre 2012

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