Rabbia e passione. Una grande manifestazione. Il video
Ieri a Roma. Le emozioni e la passione di professionisti arrabbiati e stanchi per gli enormi carichi di lavoro che sono costretti a sopportare, ma sempre più determinati nel voler denunciare il disagio quotidiano e la pericolosa deriva verso la quale si sta indirizzando il sistema. Le immagini di quella giornata
Consentitemi di abbandonare i panni di chi scrive, come giornalista e da molti anni, di politica sanitaria e di raccontarvi non con la testa, ma con la “pancia” quello che ho respirato alla manifestazione nazionale di ieri. Perché anche io c’ero. E sono scesa in piazza non solo per “catturare” notizie, ma anche e soprattutto come cittadina. Sì come cittadina, perché credo fermamente che il servizio sanitario pubblico sia un valore per il nostro Paese. Un elemento di civiltà e di tutela dei diritti da salvaguardare, e non da scarnificare come invece stanno facendo le politiche sanitarie degli ultimi anni.
Ma tutto questo si sa e anche bene. O meglio, lo sa chi lavora per il servizio sanitario pubblico. Lo sanno le Regioni ormai alla canna del gas, alcuni politici più sensibili, qualche cittadino illuminato, e lo sappiamo noi della cosiddetta stampa di settore. Per molti altri è noia.
Un esempio? La notizia della protesta degli oltre 20mila camici bianchi e operatori del Ssn, nell’edizione serale del Tg 3 del Lazio era già caduta nel dimenticatoio, superata non solo dai cassonetti rovesciati dai Black block per il “No-Monti day”, ma persino dalla scoperta di una casa a “luci rosse” a Latina. Una pericolosa trascuratezza, cartina di tornasole del fatto che il diritto alle cure venga percepito dalla stragrande maggioranza dei cittadini come scontato, dovuto. Peccato che così non è, e non sarà più.
Qualcosa però potrebbe mutare. E i prodromi di una svolta li ho percepiti proprio ieri, annusando gli umori di chi, nonostante le catastrofiche previsione del tempo, era lì a protestare.
Ho visto professionisti arrabbiati e stanchi per gli enormi carichi di lavoro che sono costretti a sopportare, ma sempre più determinati nel voler denunciare il disagio quotidiano e la pericolosa deriva verso la quale si sta indirizzando il sistema. Ho visto marciare giovani medici, decisi ad investire su questa professione nonostante le incertezze del futuro. Ho riso di fronte all’ironia che hanno messo in campo facendo sfilare orchestrine e medici travestiti da cattivi politici che, con le fattezze del diavolo, colpiscono con il forcone inermi pazienti. Li ho guardati sfilare compassati con la fascia nera al braccio, dietro al feretro del Ssn.
Ho visto in loro e nella loro passione lo strumento per invertire la rotta.
Ma più delle parole scritte, parla un video realizzato da Sandro Petrolati, medico del San Camillo Forlanini di Roma: immagini che testimoniano la grande forza di professionisti pronti a prendersi il loro carico di responsabilità. Perché come ha detto Costantino Troise, parlando in rappresentanza di tutte le sigle sindacali: “È ora che i numeri non occupino l’intero spazio mentale e materiale, e in scena facciano irruzione i diritti dei cittadini e il valore del lavoro professionale”.
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