È ora di riformare la formazione specialistica e in medicina generale. La proposta di legge del PD

È ora di riformare la formazione specialistica e in medicina generale. La proposta di legge del PD

È ora di riformare la formazione specialistica e in medicina generale. La proposta di legge del PD
Questa proposta di legge pone le basi per un diverso inquadramento contrattuale dei medici in formazione specialistica, superando finalmente la dicotomia tra i giovani medici che lavorano negli ospedali e i corsisti di medicina generale: l'integrazione Ospedale-Territorio non può che passare dall'aumento degli scambi tra i contesti di cura, aumentando le competenze dei futuri medici e dei futuri specialisti

Si devono cogliere con urgenza le richieste che, ormai da anni e da ben prima della pandemia da COVID-19, le associazioni di categoria e i sindacati rivolgono alla Politica: è necessario porre la formazione dei giovani medici al centro dell’agenda.

La legge 368/99 che disciplina il contratto degli specializzandi, è ormai superata e non più coerente nè con il ruolo dei giovani medici nel Servizio Sanitario Nazionale nè con le esigenze degli Ospedali e delle strutture territoriali.

Si è spesso parlato con termini quali “utilizzare gli specializzandi negli ospedali”: i giovani medici sono una risorsa su cui investire e non possono essere considerati tappabuchi a basso costo. Credere nei giovani medici significa dar loro i diritti e le tutele del personale dirigente, seppur con responsabilità crescenti e in modo da garantire una progressiva acquisizione di competenze. I giovani medici devono essere resi degli specialisti sicuri e adeguatamente formati. Svalutare il ruolo della formazione significa condannare i cittadini a cure non appropriate, oltre che gettare i futuri specialisti in un mestiere rischioso e caotico.

La formazione dei giovani medici deve strutturarsi tramite curricula omogenei sul territorio Nazionale, diversi per scuola di specializzazione. Nel Disegno di Legge Zampa di riforma della 368/99, vengono superate diverse lacune dell’attuale contratto, garantendo ai medici in formazione specialistica e ai futuri medici di medicina generale i diritti fondamentali del lavoratore quali riposo, malattia, genitorialità, tutela della disabilità.

Questa proposta di legge pone le basi per un diverso inquadramento contrattuale dei medici in formazione specialistica, superando finalmente la dicotomia tra i giovani medici che lavorano negli ospedali e i corsisti di medicina generale: l’integrazione Ospedale-Territorio non può che passare dall’aumento degli scambi tra i contesti di cura, aumentando le competenze dei futuri medici e dei futuri specialisti. La salute dei cittadini non può ridursi a singole prestazioni da erogare, ma deve essere garantita da un complesso di competenze cliniche, di medicina preventiva, statistiche ed epidemiologiche, sociali, di comprensione del funzionamento dei processi che regolano l’accesso alle cure e ai percorsi clinico-assistenziali.

L’attuale corso di formazione specifica in medicina generale viene reso una vera e propria scuola di specializzazione, confluendo nella già esistente scuola di specializzazione in medicina di comunità e delle cure primarie: i medici che lavorano nel territorio necessitano di sviluppare un mestiere integrato con i servizi, alleggerito dalla burocrazia, in cui sviluppare la medicina preventiva e d’iniziativa, oltre che promuovere l’accesso alle cure e ridurre le disuguaglianze in salute.

Per questo è necessario lavorare ad una specifica del CCNL che disciplini il nuovo status e ridefinisca temi quali – ad esempio – il monte ore lavorato o dedicato alla formazione teorica e le incompatibilità. Si deve adeguatamente configurare la formazione extra-rete formativa, la formazione presso diverse Aziende o Enti ed eventuali periodi di formazione all’estero, considerando queste esperienze come un valore aggiunto della crescita dei giovani medici.

Inoltre, si deve adeguare l’acquisizione dei crediti formativi e la formazione continua agli standard Europei.

A monte di questo processo, la programmazione del personale sanitario dev’essere una priorità e deve strutturarsi in base alla mappatura dei bisogni di popolazione; deve svilupparsi in base all’evoluzione e all’integrazione delle competenze di tutte le professioni che operano nel SSN.

Si deve aprire una stagione di riforme coraggiose e strutturali: è urgente un aumento degli investimenti a tutela dell’equità e dell’universalità del Servizio Sanitario, all’interno di un sistema di equilibri nuovo che generi una migliore allocazione delle risorse, che migliori la qualità del lavoro del personale sanitario e delle cure erogate ai cittadini.

Sandra Zampa
Senatrice Partito Democratico
Membro della 10a Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale
Vicepresidente della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa

Flavia Rallo
Medica specialista in Igiene e Medicina Preventiva
Collaboratrice del Partito Democratico in supporto all’attività della 10a Commissione

Sandra Zampa e Flavia Rallo

09 Ottobre 2023

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