Fuga specializzandi. Riprendere la proposta di legge Boldrini

Fuga specializzandi. Riprendere la proposta di legge Boldrini

Fuga specializzandi. Riprendere la proposta di legge Boldrini
Quel testo era stato condiviso, compreso e concertato attraverso il confronto con il mondo accademico, le rappresentanze ordinistiche, scientifiche e sindacali e ovviamente delle associazioni degli specializzandi. In questa legislatura è stato ripresentato e sarebbe una mossa politicamente opportuna e illuminata se in Parlamento fosse calendarizzato il suo iter legislativo o se il Ministro della Salute lo assumesse come base di una proposta governativa di riforma

Le notizie riportate dall’articolo di ieri sulla fuga dalle specializzazioni riportano con estrema drammaticità la questione della riforma delle specializzazioni mediche e con essa quella delle altre professioni della dirigenza sanitaria finora gestite solo con l’aumento numerico delle borse di studio senza incidere e modificare profondamente lo stesso sistema formativo, annullando l’obiettivo, giusto e corretto, del superamento dell’imbuto formativo intendendolo un unico processo unificante della formazione di laurea e specialistica del medico che voglia operare nel SSN avviando a soluzione il dramma delle migliaia di medici a cui negano l’accesso alla specializzazione negando, così l’accesso al lavoro nel SSN.

Infatti, oltre ad aumentare il numero dei posti disponibili nelle specializzazioni, bisogna cambiare completamente il sistema formativo del medico e del dirigente sanitario in formazione attraverso:
– esaltare il fatto che la specializzazione si acquisisce maggiormente negli ospedali e nei distretti sanitari dove la professione si svolge e non solo nelle aule universitarie o ingolfandosi nei reparti dei policlinici universitari, riconoscendo, quindi, che diventano ospedali di insegnamento, distretti di insegnamento, dipartimenti di prevenzione o di salute mentale di insegnamento, a seconda la tipologia di specializzazione;

– ne consegue che la trasmissione dei saperi teorici, clinici, scientifici e pratici avviene con particolare importanza attraverso la docenza e il tutoraggio all’interno dei servizi e presidi del SSN da parte dei dirigenti medici e sanitari, il cui ruolo strategico e determinante deve essere riconosciuto e apprezzato dalla normativa e dalla contrattazione sindacale;

– il riconoscimento che lo specializzando è già un professionista abilitato alla sua professione e diviene da subito una risorsa professionale per l’azienda ove si sta formando al quale vengono progressivamente riconosciute e attribuite ulteriori competenze specialistiche e maggiore autonomia professionale sino al raggiungimento del diploma di specializzazione;

– ne consegue che la sua natura non è di uno studente bensì di un dirigente medico o sanitario in formazione e quindi si muta completamente il suo status normativo e contrattuale, fatto che non può che trovare la corretta risposta nella completa trasformazione della borsa di studio in un vero e proprio specifico e particolare contratto di formazione lavoro a tempo determinato di dirigente medico o sanitario in formazione specialistica i cui istituti economici, giuridici, ordinamentali e previdenziali sia analoghi a quelli dei colleghi a tempo indeterminato, pur tenendo conto della specificità del periodo di formazione;

– la sede naturale per attuare questa radicale riforma non può che essere una specifica sezione del contratto collettivo nazionale della dirigenza medica e sanitaria nella quale regolamentare i sopraddetti istituti contrattuali, completando nella maniera più estensiva anzi integrale il processo avviato dal Decreto Calabria di assunzioni come dirigenti a t.d. di alcuni specializzandi anche dal secondo anno di formazione e prevedendo che valga dal primo anno e per tutti nel loro interesse ma anche nell’interesse delle stesse aziende sanitarie;

– il CCNL non potrà che riconoscere e apprezzare differenziando per esse gli istituti economici e normativi quelle specializzazioni che hanno registrato minore adesioni per incentivarne la scelta da parte delle nuove generazioni di medici secondo una normale e sana logica di mercato del lavoro;

– lo stesso modello di formazione lavoro non può che essere riconosciuto anche nella formazione in medicina generale elevandola a formazione universitaria, come le altre, riconoscendo agli stessi medici di base la funzione di docenza e tutoraggio e riconoscendo che all’interno del distretto sanitario di insegnamento, le UCCP e le AFT concorrono alla formazione con pari dignità, anzi con particolare e specifica rilevanza;

– una volta positivamente acquisito il diploma universitario di specializzazione, lo specialista potrà optare per esercitare ancora all’interno del SSN, con una normativa più snella e soprattutto immediata, o in altre amministrazioni o nelle strutture accreditate o nella libera professione.

Tutto questo era contenuto nella proposta di legge Boldrini nella passata legislatura, il cui testo era stato condiviso, compreso e concertato attraverso il confronto con il mondo accademico, le rappresentanze ordinistiche, scientifiche e sindacali e ovviamente delle associazioni degli specializzandi, purtroppo e colpevolmente non calendarizzato; in questa legislatura è stato ripresentato e sarebbe una mossa politicamente opportuna e illuminata, da vero statista, se in Parlamento fosse calendarizzato il suo iter legislativo o se il Ministro della Salute lo assumesse come base di una proposta governativa di riforma della formazione specialistica medica e sanitaria, ovviamente da condividere con le rappresentanze professionali interessate e, è un auspicio, votata all’unanimità dal Parlamento…è lucida follia o sogno di un’estate che non vuol divenire autunno…chissà…ma qualche volta quello che sembra impossibile diviene possibile e reale.

Saverio Proia

20 Ottobre 2023

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