Guardia medica. Smi lancia la petizione popolare contro l’accorpamento e riduzione dei servizi 

Guardia medica. Smi lancia la petizione popolare contro l’accorpamento e riduzione dei servizi 

Guardia medica. Smi lancia la petizione popolare contro l’accorpamento e riduzione dei servizi 
Con il prossimo accordo integrativo regionale, spiega il segretario Smi Sardegna, Luciano Congiu, “rischiano di chiudere ben 140 dei 191 Punti di Guardia esistenti”. Oltre ai punti di guardia medica, il sindacato chiede di preservare l’attività dell’intero orario consueto del servizio. Agus: “Occorre adeguare le retribuzioni. Applicare criteri di altre regioni, non insulari, non sempre è idoneo a migliorare l’assistenza sul nostro territorio”. LA PETIZIONE

“La salute della popolazione sarda è a rischio”. E’ così che il segretario regionale dello SMI Sardegna, Luciano Congiu, introduce la petizione online rivolta a tutta la popolazione per sollevare il problema sulla salvaguardia del servizio di continuità assistenziale nel territorio della Sardegna. In soli tre giorni sono già state raccolte oltre due mila firme.

“Chiediamo – comunica il segretario – la firma di tutti i cittadini per salvaguardare la continuità assistenziale, ossia le ex guardie mediche che la Regione, nel prossimo accordo integrativo regionale della Sardegna, ha previsto di accorpare con conseguente riduzione delle sedi attualmente presenti, e con turni per i medici di sole 4/6 ore e chiusura del servizio a mezzanotte. Ciò significa chiudere di fatto oltre il 70% delle guardie mediche del territorio, ovvero ben 140 dei 191 Punti di Guardia attualmente esistenti”.

“Chiediamo inoltre – prosegue Congiu – di preservare l’attività dell’intero orario consueto (notturno, prefestivo e festivo) del servizio di continuità assistenziale e garantire alla popolazione questo indispensabile servizio della medicina del territorio. Viene difficile pensare che i pochi medici in servizio possano effettuare, su ambiti territoriali estesi, anche le visite domiciliari. Le conseguenze saranno che ovunque (come già succede in Lombardia), a cominciare dalle zone più disagiate, si perderà, progressivamente, un servizio essenziale per la popolazione sarda che si vedrà così costretta a ricorrere al 118 e ai pronto soccorso ospedalieri che sono già in crisi, con la fuga dei medici dalle zone più sfavorite della regione, ma ancor più in generale, dalla medicina del territorio e dal servizio pubblico”.

“Il venir meno dell’unico riferimento sanitario per la popolazione – sottolinea il segretario SMI – causerà oltretutto un fenomeno a cascata e sovraccarico lavorativo su altri comparti, inclusi i medici di famiglia. Per fare un esempio, per una guardia medica di Decimomannu che rimarrà aperta h24 chiuderanno, invece, a mezzanotte le guardie mediche di: Elmas, Assemini, Uta, San Sperate, Siliqua, Villasor, ecc.”.

Sentito da Quotidiano Sanità, il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, che è da tempo che in Consiglio regionale segue le criticità anche dei pronto soccorso, osserva: “Tutti parlano di medicina del territorio, giunta regionale compresa, poi però a conti fatti ogni occasione è buona per distruggere quello che resta del servizio pubblico. La continuità assistenziale, il sistema delle guardie mediche, è innegabilmente in crisi. Serve adeguare le retribuzioni alle aspettative dei medici e servono nuove condizioni di lavoro tarate per garantire il presidio in un territorio ampio, scarsamente popolato e in via di spopolamento ulteriore. Continuare ad applicare criteri e limiti tarati di altre regioni italiane, non insulari e con problemi di spopolamento inferiori al nostro, significa condannare alla desertificazione dei servizi il centro Sardegna e rendere di conseguenza impossibile le cure anche nelle realtà ospedaliere urbane, ormai prossime al collasso”.

“Purtroppo sì sta andando in una direzione opposta – conclude Agus – e l’accordo regionale proposto è figlio di questo ragionamento non adeguato alla peculiarità del nostro territorio e quindi non idoneo a migliorare l’efficienza dell’assistenza sanitaria che deve poter essere garantita ai pazienti e alla comunità tutta alla necessità”.

Elisabetta Caredda

Elisabetta Caredda 

28 Novembre 2023

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