È morto il premio Nobel Joseph Murray. Si deve a lui il primo trapianto d’organo nel 1954

È morto il premio Nobel Joseph Murray. Si deve a lui il primo trapianto d’organo nel 1954

È morto il premio Nobel Joseph Murray. Si deve a lui il primo trapianto d’organo nel 1954
Pioniere della ricerca sui trapianti, sul fenomeno del rigetto e sui metodi per bloccarlo, si aggiudico il Nobel nel 1990. Si è spento a Boston lunedì, per le complicazioni di un ictus, nello stesso ospedale in cui portò a termine lo storico intervento di trapianto di rene nel 1954.

È morto lunedì per le complicazioni di un ictus, nello stesso ospedale in cui nel 1954 aveva effettuato il primo trapianto della storia, di reni, tra due gemelli statunitensi. Joseph Murray, chirurgo e premio Nobel, si è spento a 93 anni in una stanza del Brigham e Women’s Hospital di Boston.
 
Proprio per quell’impresa storica (effettuata in quello che allora si chiamava Peter Pickle Bent Brigham Hospital, ma che oggi non è che il Brigham), e per gli studi condotti su i trapianti di cellule e organi nel trattamento delle patologie umane, Murray aveva ricevuto l’importante riconoscimento del Nobel nel 1990 insieme a Edward Donnal Thomas, morto anche lui appena un mese fa all’età di 92 anni.
L’idea che ha portato alla tecnica che oggi si usa in quasi tutti gli ospedali gli venne alla fine della seconda guerra mondiale, quando venne arruolato come medico dell’esercito: in quel periodo Murray usava infatti la pelle dei soldati morti per curare le ustioni dei soldati ancora vivi. Da lì nacque l’interesse per la ricostruzione facciale e per la possibilità di trapiantare organi.
 
Come si può immaginare, questo tipo di operazione venne accolto sia da medici che dalla società con un po’ di timore. Lo stesso Murray dichiarò in un intervista del 2001 al New York Times che prima dell’intervento che lo portò alla storia fu tormentato dai dubbi: “Dovevo prendere una persona perfettamente sana e sottoporla ad un’operazione complicata non per il suo bene, ma per il bene di qualcun altro”, disse. “Ci dissero che stavamo giocando a fare Dio”. Per fortuna le perplessità e le critiche non fermarono il medico e il suo team: “Non dimenticherò mai l’eccitazione collettiva che scoppiò in sala operatoria quando il sangue cominciò a circolare nel rene appena trapiantato, e le urine a passarci attraverso come se fosse sempre stato lì”, concluse.
Da quel momento Murray non ha mai più smesso di fare ricerca. Al Brigham e Women’s Hospital, è stato infatti uno dei pionieri dello studio non solo dei trapianti, ma anche del fenomeno del rigetto e delle tecniche per fermarlo. Grazie al suo lavoro fu anche il primo a effettuare con successo il primo trapianto tra pazienti non gemelli (nel 1959), nonché il primo intervento con un organo proveniente da un cadavere, nel 1962.
 
Dopo la pensione lo scienziato è stato spesso chiamato a intervenire a convegni e momenti di formazione per i giovani medici. Quando parlava con gli studenti era solito ricordare loro di “tenere sempre a mente che il loro lavoro è quello di aiutare i pazienti”. E di solito concludeva dicendo: “è il momento migliore di sempre per essere un medico, perché abbiamo sviluppato terapie per condizioni che prima erano assolutamente senza speranza. E invece oggi riusciamo a curarle”.

28 Novembre 2012

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