Dirigenti infermieri? Sì, ma prima aiutiamo gli “infermi” a riprendere la strada

Dirigenti infermieri? Sì, ma prima aiutiamo gli “infermi” a riprendere la strada

Dirigenti infermieri? Sì, ma prima aiutiamo gli “infermi” a riprendere la strada

Gentile direttore,
quell’esame che mi è stato prescritto è doloroso, serve a qualcosa per me? Quanto tempo durerà? Posso avere vicino mia moglie? Dopo quanto tempo mi potrò alzare….. per quanto tempo dovrò frequentare il programma di riabilitazione, quando devo prendere i farmaci che mi sono stati prescritti, la pressione quante volte la devo misurare…. E altre cento domande a cui noi infermieri da sempre rispondiamo e alle quali abbiamo il dovere di rispondere.
La nostra professione non chiede “dirigenza” quella che abbiamo sia essa infermieristica o medica basta e avanza; anzi molte volte non ci merita. Essa non chiede nemmeno di essere guidata da chi infermiere non è, e al quale queste domande non vengono mai poste.
 
Noi infermieri abbiamo il dovere etico di rispondere a tutte le domande che ci vengono poste dai nostri assistiti, dobbiamo aiutare a riprendere la strada agli “infermi” (coloro che si sono fermati) come ama dire una nostra collega Luisa Rigon, e qui il nostro codice deontologico diventa una serie di chiare indicazioni per il singolo infermiere qualunque sia la dirigenza che gli “sta sopra”. Chiare ed univoche e che vanno ben oltre le discussioni di potere o meno e riguardano il valore etico personale della professione che si è scelto di esercitare.
 
Articolo 23
L’infermiere riconosce il valore dell’informazione integrata multiprofessionale e si adopera affinché l’assistito disponga di tutte le informazioni necessarie ai suoi bisogni di vita.
Articolo 24
L'infermiere aiuta e sostiene l’assistito nelle scelte, fornendo informazioni di natura assistenziale in relazione ai progetti diagnostico-terapeutici e adeguando la comunicazione alla sua capacità di comprendere.
Articolo 25
L’infermiere rispetta la consapevole ed esplicita volontà dell’assistito di non essere informato sul suo stato di salute, purché la mancata informazione non sia di pericolo per sé o per gli altri.
Articolo 39
L'infermiere sostiene i familiari e le persone di riferimento dell’assistito, in particolare nella evoluzione terminale della malattia e nel momento della perdita e della elaborazione del lutto.
Articolo 47
L'infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, contribuisce ad orientare le politiche e lo sviluppo del sistema sanitario, al fine di garantire il rispetto dei diritti degli assistiti, l'utilizzo equo ed appropriato delle risorse e la valorizzazione del ruolo professionale.
Articolo 48
L'infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, di fronte a carenze o disservizi provvede a darne comunicazione ai responsabili professionali della struttura in cui opera o a cui afferisce il proprio assistito.
 
Più la nostra professione cercherà di tenere fede a questi articoli del codice deontologico in una ottica di “advocay” un termine inglese che non trova una facile traduzione ma che si può intendere come funzione di protezione e promozione dei diritti, degli interessi e della dignità del paziente, in un contesto di relazione, accoglienza del sistema culturale e valoriale della persona e riconoscimento della sua autodeterminazione. L’infermiere che realizza l’advocacy si configura come un “difensore civico”, assumendo la centralità della persona assistita nei confronti delle organizzazioni e delle loro stesse disfunzioni. Strutturando una precisa alleanza di tipo etico, esso si pone “dalla parte” della persona assistita, specie quando si trovi in condizione di fragilità e bisogno o sia vittima della malpractice o dei soprusi. (Motta 2008).
Il paziente ha bisogno di qualcuno che organizzi le cure, i percorsi, le competenze necessarie a risolvere i suoi problemi; ma ha anche bisogno di essere immerso in un sistema che crea le condizioni per una efficace ed efficiente presa in carico. Ha bisogno di due livelli gestionali: quelli a elevato impatto clinico e quelli a elevato impatto sul sistema” (Federazione Nazionale Collegi IPASVI, 2004)
e se servono dirigenti fatevi avanti…… a suon di articoli, DPR, Dlgs come vedete nel III millennio c’è posto per tutti…ma ricordatevi che prima o poi tutti smetteremo il camice per indossare il pigiama e non cercheremo dirigenti ma professionisti capaci di essere “umani troppo umani”.
Un buon lavoro a tutti i professionisti della salute


 


Elio Sartori
Infermiere

 

05 Dicembre 2012

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