Gentile Direttore,
Anna Abalkina, una coraggiosa detective scientifica ha rischiato la carriera in questi anni per denunciare le frodi nelle pubblicazioni scientifiche. Alla fine del 2024 però, in una selezione tra le 10 persone che secondo Nature(1) hanno plasmato la scienza dell’anno, gli occhi sono andati su di lei. E non senza ragione perché la signora russa, poi trasferitasi a Berlino, ha passato gli ultimi 13 anni a sradicare frodi d’ogni genere in ambiente scientifico.
Prima il lavoro sul plagio, con la scoperta di aziende che vendevano articoli “scientifici” falsi, costruiti dai cosiddetti “paper mills” a ricercatori di diverse nazioni tra cui India, Iran e paesi ex sovietici, poi l’attività di verifica su siti web truffaldini che clonavano titoli di riviste autentiche per ingannare autori e incassare i soldi versati come contributi per la pubblicazione. “Lo scorso dicembre – scrive Nature – l’azienda proprietaria della banca dati Scopus, Elsevier, ha eliminato tutti i link alle home page delle riviste di dubbia reputazione per contrastare il problema”, ma il problema è di tale rilevanza che la soluzione non è a portata di mano.
Fortuna però che in Italia qualcuno si è messo in moto prima di Nature. Una magnifica immagine in copertina, opera para-simbiotica di Argenis Ibáñez e dell’IA di Midjourne, introduce il libro “Sul pubblicare in medicina”(2) di Luca De Fiore, direttore di una casa editrice scientifica italiana.
“Giustamente Luca apre il suo libro esponendo i fatti e le cifre del business dell’editoria scientifica – scrive Richard Smith, ex direttore di Bmj, nella Presentazione –. Il mercato scientifico, tecnico e medico ammonta oggi a circa 30 miliardi di sterline, con 36.000 riviste e 5 milioni di articoli pubblicati ogni anno. I profitti sono cresciuti costantemente”(3). I problemi dell’editoria scientifica sono noti, ma li conosciamo superficialmente: i determinanti commerciali della cattiva condotta, le difficoltà nella disseminazione della ricerca, la fabbricazione di articoli, la scarsa affidabilità dell’impact factor, i rischi dell’intelligenza artificiale, il narcisismo bibliometrico, l’open access, la crisi della peer review, le riviste predatorie. C’è molto altro però e occorre “Ripensare il sistema dell’informazione scientifica”.
Nel chiudere nel 1972 la prefazione di un rapporto del Mit, “I limiti dello sviluppo”, Aurelio Peccei scriveva che “Il guasto […] è profondo, è alle radici medesime del nostro tipo di civiltà” (4). “Se avremo la forza morale per intraprenderle non solo potremo sperare di correggere il corso degli eventi per evitare il peggio […], ma potremo forse gettare le basi di una nuova grande avventura dell’uomo […]” (4). Certo era un mondo diverso allora, con un’atmosfera più sana, una popolazione meno numerosa, con più acqua e si credeva di più nel valore euristico della ricerca scientifica. In breve, in una Terra più ricca.
Lo stato dell’editoria scientifica non dovrebbe farci dormire tranquilli per quanto è inquietante. L’unica consolazione è augurarsi che sia vero quanto dice Richard Smith: il libro fornisce un’importante “base da cui partire per il cambiamento”. Auguriamo che sia vero, lavoriamo perché sia vero.
Stefano Cagliano
già Dirigente medico di Pronto soccorso e medicina d’urgenza, ASL Viterbo
Bibliografia
1. Ten people who helped shape science in 2024. Nature 9 December 2024. Else H. Anna Abalkina: Fraud buster; doi: https://doi.org/10.1038/d41586-024-03894-1
2. De Fiore L. Sul pubblicare in medicina. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, pp. 182, euro 18.
3. Smith R. Presentazione. In De Fiore L. Sul pubblicare in medicina, op cit.
4. Meadows DH, Meadows DL, Behrens III WW. I limiti dello sviluppo. Prefazione di Peccei A. Milano: Arnoldo Mondadori Editori, 1972 Prima edizione, 19974 Sesta edizione, lire 3000.