Gentile direttore,
ho particolarmente apprezzato il Suo articolo riguardante la carenza delle professioni sanitarie, così come il documento allegato del Direttore Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del SSN Dott.ssa Mariella Mainolfi.
Vanno letti positivamente i dati riportati nel documento di cui sopra che riguardano l’implementazione di risorse assistenziali nel SSN (+27.000 unità nel periodo 2017-20122).
Vanno letti con preoccupazione i dati (ISTAT) che riguardano:
– l’aumento della popolazione con una età > 65 aa (stima del 35% entro il 2050)
– la diminuzione del calo delle nascite (stima del calo di 1.200.000 persone in età pediatrica nel periodo 2024-2050, per le possibili ripercussioni negative nelle scelte professionali future)
– la numerosità degli infermieri (53.000) ricompresi nella fascia di età 55-59 aa, con la necessità di attenzionare anche la fascia di età 50-54 aa che consente di affermare che il 41% degli Infermieri è ricompreso nella fascia di età 50-59 aa (Mainolfi), con pe possibili criticità collegabili alla “gobba pensionistica”;
– la bassa attrattività della professione infermieristica (i circa 20.000 posti annuali messi a bando vengono ricoperti a fatica) e la necessità di un attento monitoraggio per verificare la capacità del sistema in entrata a far fronte alle uscite (non solo per quiescenza).
La lettura del Documento della Dott.ssa Mainolfi trova forte condivisione e stimola considerazioni e riflessioni, alcune di carattere generale ed altre di carattere specifico.
A livello generale:
– il sistema delle professioni sanitarie è complicato e complesso, così come il SSN, con evoluzioni scientifiche, tecnologiche e metodologiche rapide e continue che richiedono altrettanto rapidi adeguamenti;
– probabilmente è il momento di cambiare paradigma e passare dal “cosa manca” al “cosa serve”. Al riguardo le strade maestre sono 2:
⋅ il DM 70 2015 – con la necessità di verificare gli scostamenti in essere (in eccesso e in difetto, in termini di presidi ospedalieri e di reparti di degenza e DH/DS), senza considerare gli artifizi utilizzati in diverse regioni dove le deliberazioni di “presidi unificati”, non previsti nel DM 70, hanno consentito di superare i “paletti” dello stesso decreto, con pesanti ripercussioni nella necessità di personale per il funzionamento delle strutture. Al riguardo sarebbe interessante individuare le responsabilità a livello programmatorio e di controllo a livello nazionale, regionale ed aziendale
⋅ IL DM 77/2022 – di fondamentale importanza per i servizi di prossimità alla popolazione, per la continuità ospedale/territorio e per lo sviluppo della medicina d’iniziativa e della telemedicina. Anche in questo caso, stante il fatto che molti servizi previsti nel DM 77/2022 sono già presenti, anche se diversamente denominati, prima di richiamare le carenze potrebbe risultare importante verificare cosa già c’è, per poi meglio definire le reali necessità
– relativamente alla professione medica le elaborazioni ANAAO-ASSOMED evidenziano appieno i punti di forza e di debolezza;
– relativamente alle 22+1 professioni sanitarie dice bene la Dott.ssa Mainolfi che probabilmente è il momento di importanti accorpamenti nell’ambito delle 4 aree di cui alla l. 251/2000, ad evitare sovrapposizioni e conflittualità (oltre al fatto che, da un punto di vista organizzativo, la parcellizzazione è nemica della razionalizzazione).
A livello specifico, con particolare riferimento agli aspetti assistenziali, gli indirizzi della Dott.ssa Mainolfi appaiono di grande valore … ma necessitano di importanti cambiamenti a livello organizzativo e clinico-assistenziali e, prima ancora, a livello culturale e formativo, in particolare:
1. La valorizzazione degli Infermieri e del loro ruolo
a) certamente a distanza di 30 anni vanno rivisti sia i profili professionali, sia i curricola formativi;;
b) vanno previsti percorsi di carriera (le possibilità in essere previsti dai vigenti CCNL, a livello di incarichi organizzativi e professionali prevedono indubbiamente delle possibilità di sviluppo di carriera e di riconoscimenti economici, ma sono collegati alla disponibilità e capienza dei fondi previsti dai vigenti CCNL, con la concreta possibilità di soddisfare un numero molto esiguo di professionisti);;
c) vanno previsti adeguamenti economici, in allineamento agli altri Paesi OECD (-19% per gli Infermieri Italiani), con il superamento dei vincoli di contrattazione in essere che non compensano nemmeno gli aumenti dell’inflazione;;
d) vanno rivisti i modelli organizzativi, con chiara definizione dei ruoli e delle responsabilità, tenuto conto sia delle normative vigenti, sia delle evoluzioni normative e formative che hanno pesantemente interessato le professioni sanitarie;
e) vanno rivisti i sistemi di cura e assistenza, tenuto conto sia delle evoluzioni di cui sopra, sia dei principi fissati dalla l. 24/2017 (sicurezza delle cure e responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie) che obbligano la definizione e la condivisione di progetti, percorsi e processi (inter-professionalità), a tutela e garanzia degli utenti, dei professionisti … e delle stesse Aziende;
f) relativamente ai punti “d.” ed “e.” vanno favoriti i più alti livelli di collaborazione ed integrazione tra le professionalità mediche ed infermieristiche (ma questo vale anche per tutte le altre professioni), superando lo “spauracchio” presente nella componente medica inerenti il task shifting. Al riguardo è bene precisare che non si tratta di “invasione di competenze” … bensì di “naturale evoluzioni ed adeguamenti delle organizzazioni alle evoluzioni formative e normative che hanno riguardato le professioni sanitarie”. E’ stato così da sempre! (basti ricordare il prelievo ematico di competenza medica fino a circa 50 anni fa, in comparazione con il posizionamento di picc e midline a cura degli infermieri, con supporto ecografico). E’ necessario superare i pregiudizi e gli steccati, anche con riferimento all’Atto Medico, richiamato troppo spesso da tanti, circoscritto a pochissime situazioni, in particolare il Consenso Informato e la SDO. La stessa Diagnosi, che è bene ricordare completarsi con i percorsi di altri professionisti, compresi gli infermieri, con l’evoluzione della I.A., diventa sempre più un momento inter-professionale. Non a caso è sempre più ricorrente il riferimento ad “Atto Sanitario”, stante il coinvolgimento e la sequenzialità delle azioni tra professionisti diversi in ogni fase processuale.
2. La programmazione dei fabbisogni formativi ed assunzionali del personale
La necessità di personale da assumere e da formare deve trovare collegamento:
a) con le necessità di funzionamento delle strutture, tenuto conto della programmazione vigente (regionale ed aziendale);
b) con l’approfondimento riguardante le attività ed azioni / prestazioni da garantire, tenuto conto sia delle complessità clinico-assistenziali presenti, sia delle conoscenze e competenze richieste ai professionisti per l’espletamento delle stesse e dei relativi requisiti curricolari;
c) con i cambiamenti demografici, epidemiologici e socio-economici della popolazione che hanno profondamento mutato i bisogni della popolazione e la relativa domanda di salute;
d) con le evoluzioni scientifiche, tecnologiche e metodologiche che hanno interessato il sistema sanitario con la necessità di personale sempre più specializzato. Al riguardo è necessario evidenziare due importanti innovazioni:
⋅ lo sviluppo delle Lauree Magistrali Infermieristiche ad Indirizzo Clinico – per una risposta più avanzata ai nuovi bisogni della popolazione e per far fronte alle aumentate complessità tecnologiche, assistenziali ed organizzative;
⋅ la previsione dell’Assistente Infermiere – Pensare a questa nuova figura come una risposta alla carenza infermieristica ritengo sia concettualmente sbagliato. Tre motivazioni:
– la prima si riferisce alla necessità di riconoscere le caratterizzazioni e specificità disciplinari degli Infermieri, nel rispetto dei contenuti curricolari acquisiti durante il percorso formativo, privilegiando i momenti di concettualizzazione e progettazione, con il coinvolgimento e l’attribuzione di compiti ad altri operatori, nel rispetto della progettazione infermieristica che deve tenere conto della tipologia degli utenti e della complessità degli interventi assistenziali;
– la seconda allinea il nostro Paese alle situazioni già esistenti in Europa (sviluppo delle funzioni assistenziali con articolazioni professionali distribuite su più livelli);
– la terza si riferisce ai principi espressi dalla Sociologia e Psicologia del lavoro che evidenziano la necessità di crescita e sviluppo della professione sotto-ordinata rispetto alla professione in evoluzione a seguito di nuovi percorsi formativi ed a nuovi dettati normativi .
Le situazioni richiamate (Lauree Magistrali Specialistiche e l’Assistente Infermiere) necessitano – a monte:
– di forti indirizzi ministeriali e regionali
– di interventi di riorganizzazione e formativi particolarmente complessi, con la necessità di rivedere le organizzazioni, le integrazioni professionali e inter-professionali, gli staffing e skill-mix, per finire con la necessità di rivedere ed adeguare i manuali di autorizzazione ed accreditamento
– dei collegamenti con i CCNL vigenti per i giusti inquadramenti contrattuali
– della disponibilità di tutti ai cambiamenti e al superamento degli “steccati” e del “si è sempre fatto così”.
Lo sviluppo dei due macro-argomenti presi in considerazione necessita di una forte (e diffusa) governance a livello aziendale, con pieno riconoscimento della Direzione delle Professioni Sanitarie e di precisi indirizzi Ministeriali per lo sviluppo delle articolazioni organizzative a livello aziendale, ospedaliero e territoriale, nel rispetto dei dettati normativi e del vigente CCNL Dirigenza Sanitaria, ad evitare diverse ed errate applicazioni (anche nelle modalità di attribuzione degli incarichi) sul territorio del Paese, con differenziazioni di non poco conto tra le aree nord-centro-sud-isole.
Marcello Bozzi
Segretario ANDPROSAN – Associata COSMED