Autisti soccorritori. La vera demedicalizzazione riguarda la medicina territoriale

Autisti soccorritori. La vera demedicalizzazione riguarda la medicina territoriale

Autisti soccorritori. La vera demedicalizzazione riguarda la medicina territoriale

Gentile Direttore,
l’Associazione Tecnico Scientifica National Rescue Council- NRC- è da sempre favorevole a iniziative che regolamentino l’attività degli autisti soccorritori, e a tal proposito ha già organizzato negli anni scorsi iniziative su tale tema sottolineando la necessità della figura del soccorritore professionale all’interno della quale è collocata la specializzazione del soccorritore in autista. Desidereremmo tuttavia puntualizzarne i motivi, anche in risposta a quanto recentemente dichiarato dal sindacato CIMO sulle vostre pagine.

Dovendo mettere ordine nelle priorità, collocheremmo al primo posto la sicurezza sui luoghi di lavoro: assumendo che la matrice di rischio sia data dal prodotto tra la frequenza degli eventi e la grandezza delle conseguenze derivate, è chiaro che il numero di collisioni tra veicoli e infortuni aumenterà proporzionalmente con l’incremento delle missioni di soccorso.

Un incidente stradale che coinvolge un’ambulanza non è mai questione di poco conto: parliamo dei veicoli più pericolosi in circolazione: la presenza a bordo di ossigeno e presidi elettromedicali connessi a fonti elettriche non ha uguali in nessun altro ente del soccorso pubblico.

La professionalizzazione dei soccorritori diviene quindi una misura protettiva di assoluta necessità, almeno in una prima fase, perché le condizioni in cui operano questi lavoratori richiedono perizia e competenze erogabili solo da personale stabilmente dedicato; lo stesso concetto vale per i professionisti sanitari in materia di sicurezza delle cure.

Dovremmo inoltre richiamare le Leggi che regolamentano gli orari di lavoro e gli esempi sono infiniti: ad esempio qualsiasi soggetto che cessato il proprio turno presti la sua opera presso un’organizzazione di volontariato, magari in qualità di autista, mette a rischio l’incolumità dell’intero equipaggio e dei pazienti soccorsi. In assenza di norme chiare questi aspetti saranno sempre più difficili da controllare nelle giungle amministrative che regolano le convenzioni e gli accordi tra organizzazioni di volontariato e sistemi di emergenza territoriale italiani.

Vi saranno innegabilmente molti punti critici da sviluppare e dibattere nel merito delle competenze attribuibili a questa nuova figura al fine di evitare intralci, sovrapposizioni e abusi professionali; sussiste la necessità di istituire percorsi formativi su scala nazionale, tramite scuole di specializzazione ottemperanti ai requisiti ministeriali, cioè l’esatto contrario di ciò che accade ora, a causa della frammentarietà, venutasi a creare dopo la scellerata riforma del Titolo V Costituzionale.

Ma tra tutti i problemi che potrebbero presentarsi, la “demedicalizzazione” (termine impropriamente usato per definire la carenza dei medici sulle ambulanze) è palesemente strumentale. Le barricate di categoria erano già discutibili per contestare le competenze infermieristiche sui mezzi di soccorso, ma nel caso dei soccorritori sono decisamente inopportune.

È noto che le ambulanze di base evadano la maggior parte delle richieste costituite da codici a bassa priorità, le stesse che congestionano DEA e Pronto Soccorso già falcidiati nella loro capacità recettiva; gli accessi ospedalieri impropri dipendono dall’assenza della medicina territoriale, è quindi incomprensibile voler collocare medici su ogni ambulanza in una fase storica dove questa mancanza è più tangibile in altri settori.

Dal Piemonte alla Puglia, isole comprese, i dati pubblici delle varie realtà attestano da anni che i codici Rossi dell’emergenza territoriale sono più o meno il 5-10% del carico di lavoro totale; quando il cittadino si rivolge incongruamente al servizio di emergenza, nella gran parte dei casi non ha trovato alternative; in generale il personale delle centrali operative può confermare una diffusa rassegnazione da parte dell’utenza a non poter ricevere una visita medica.

Le norme in vigore e gli Accordi Collettivi Nazionali però si orientano diversamente e impongono, ad esempio, al medico di continuità assistenziale di effettuare la visita entro il turno di lavoro qualora richiesta (articolo 13 comma 3 del DPR 41/1991). Il Giudice di Merito ha spesso sanzionato i comportamenti omissivi. È questa la vera “demedicalizzazione” su cui ordini e sindacati di categoria dovrebbero spendere le energie.

Se la visita medica è un atto d’ufficio, secondo le Linee Guida 1/1996 nelle centrali operative dell’emergenza territoriale, sussiste un obbligo di filtro per indirizzare le richieste non urgenti al medico di medicina generale, al pediatra di libera scelta o alla continuità assistenziale negli orari prestabiliti.

L’atto dovuto è la risposta telefonica e non l’invio di un mezzo di soccorso a chiunque lo chieda.

Anche la responsabilità medica in termini di decisioni finali, richiamata dal sindacato nel campo dell’emergenza urgenza è decisamente sovrastimata; le vite si salvano grazie alle reti dell’emergenza: centrali operative funzionanti in grado di conferire i pazienti negli ospedali giusti, flotte di soccorso terrestre e aereo logisticamente ben distribuite e nosocomi recettivi ad elevata intensità di cure specialistiche.

Ma il punto focale è che ciascun sistema di emergenza misura la propria efficacia nella progressiva diminuzione di richieste e missioni, indice di una prevenzione funzionante.

Negli ultimi anni è accaduto l’esatto contrario ecco perché la proposta di Legge sull’Autista Soccorritore risponde ad un bisogno di sicurezza e ad un’offerta di salute in più per i cittadini, ma in assenza di un dispositivo efficace nelle cure primarie non sarà sufficiente.
La nostra posizione favorevole a questa iniziativa non ci impedisce comunque dal declinare nel dettaglio alcuni punti critici al cospetto della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, presso la quale chiederemo di essere auditi.

National Rescue Council
Dipartimento Affari Istituzionali
Dipartimento Rapporti Terzo Settore

National Rescue Council 

17 Febbraio 2025

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