Gentile Direttore,
l’attuazione della riforma della disabilità, con l’avvio della sperimentazione in 11 nuove province a partire dal settembre 2025 e la progressiva implementazione fino al 2026, rappresenta un passaggio cruciale per l’evoluzione del nostro sistema di presa in carico delle persone con disabilità. Fondazione The Bridge accoglie con favore questo percorso, ritenendo che il cammino dell’applicazione su scala nazionale al 2027 sia non solo necessario, ma profondamente giusto per garantire una riforma efficace e realmente trasformativa.
Le ragioni sono molteplici. In primo luogo, la complessità del nuovo sistema richiede un rodaggio adeguato. La revisione dei processi di accertamento dell’invalidità civile e l’introduzione della valutazione multidimensionale sono innovazioni che toccano direttamente la vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie. È essenziale che la sperimentazione fornisca dati concreti per affinare le procedure, risolvere le criticità tecnologiche e formare adeguatamente i professionisti coinvolti.
Inoltre, la nuova impostazione mira a superare la frammentazione tra prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e sociali, un obiettivo ambizioso che richiede tempo per essere pienamente integrato nei diversi contesti territoriali. L’esperienza dimostra che riforme così rilevanti necessitano di una fase transitoria calibrata sulle reali capacità del sistema di adattarsi senza creare disagi in particolare alle persone più vulnerabili e alle loro famiglie.
Va inoltre sottolineato il ruolo chiave dell’INPS e della collaborazione con l’Ordine nazionale dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, che devono poter consolidare i nuovi protocolli di accertamento in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Forzare una piena implementazione in tempi più stretti rischierebbe di generare disuguaglianze tra le diverse aree del Paese, e rallentamenti laddove invece l’obiettivo è quello di semplificare e sburocratizzare gli iter di domanda per l’invalidità civile e le risposte per la valutazione multidimensionale.
Infine, questo percorso graduale consente di raccogliere e integrare i contributi delle associazioni di settore, in primis le associazioni di pazienti, evitando il rischio di una riforma imposta dall’alto e invece valorizzando la co-progettazione con chi vive quotidianamente le problematiche che si vogliono risolvere.
Il cambiamento è iniziato e la direzione è quella giusta. Per questo riteniamo che l’ampliamento progressivo delle province che attuano la riforma sia una scelta oculata e di buon senso e non certo un ritardo come qualcuno vorrebbe far credere, magari pur di lasciare tutto com’è adesso.
Rosaria Iardino
Presidente Fondazione The Bridge