Commissione Covid. Vespignani: “Nel 2020 c’era ‘nebbia di guerra’, pochi dati e confusi. Catena di competenze non ha funzionato”

Commissione Covid. Vespignani: “Nel 2020 c’era ‘nebbia di guerra’, pochi dati e confusi. Catena di competenze non ha funzionato”

Commissione Covid. Vespignani: “Nel 2020 c’era ‘nebbia di guerra’, pochi dati e confusi. Catena di competenze non ha funzionato”
"All'inizio le cose sono complicate, i sistemi di monitoraggio" nel 2020, all'inizio dell'emergenza Covid, "non erano comunicanti e continuano a essere non comunicanti. Si è lavorato con fogli Excel o scritti mano in maniera poco informatica. La situazione è poi migliorata, ma per il futuro serve potenziare la capacità di acquisizione dei dati". Così il direttore del Network Science Institute presso la Northeastern University di Boston nella sua audizione.

“Quando c’è una nuova pandemia che emerge, c’è una nebbia di guerra con confusione e pochi dati. Quelli raccolti diventano eterogenei, c’è un decesso e poi altri. All’inizio le cose sono complicate, i sistemi di monitoraggio” nel 2020, all’inizio dell’emergenza Covid, “non erano comunicanti e continuano a essere non comunicanti. Si è lavorato con fogli Excel o scritti mano in maniera poco informatica. La situazione è poi migliorata, ma per il futuro serve potenziare la capacità di acquisizione dei dati”.

Lo ha detto Alessandro Vespignani, direttore del Network Science Institute presso la Northeastern University di Boston, nella sua relazione iniziale in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria Covid.

Durante la prima ondata della pandemia Covid “la catena di competenze non ha funzionato”. “Il nostro lavoro di scienziati è l’equivalente delle previsioni meteo, poi le decisioni su cosa fare le prende la politica se vuole credere o meno alle previsioni. Noi informiamo i decisori, ma i tecnici e gli scienziati fanno un lavoro e i politici un altro. C’è stata comunque una errata valutazione del rischio e una mancanza di trasparenza di comunicazione al pubblico. Gli scienziati hanno dato un portafoglio di possibilità sugli scenari, ma non abbiamo deciso gli interventi messi in campo nel 2020”, ha aggiunto.

“Gli interventi non farmacologici” rispetto a una pandemia, “come il distanziamento sociale o il lockdown, hanno ’10mila’ modi diversi di essere applicati e anche piccole sfumature hanno effetti diversi. Questi interventi hanno degli obiettivi e possono avere effetti sull’economia e la scolarizzazione. Le chiusure hanno un impatto su zone economiche più deboli e ne va tenuto conto. Le chiusure di settori come i cantieri e le manifatture non introducono benefici o sono marginali rispetto alla diffusione del virus. Dobbiamo essere attenti a come si muovono le manopole del lockdown”.

“Il 19 febbraio 2020 abbiamo avvertito, l’ho scritto allora – ha ricordato lo scienziato – che questa era una pandemia. Abbiamo detto ‘i casi ci sono’. Ma la pandemia Sars-CoV-2 era già iniziata a dicembre 2019, noi giocavamo a rimpiattino mentre chiudevamo verso la Cina, ma c’è erano già casi in Germania e Francia. La trasmissione autoctona invece in Italia è iniziata intorno al 20-25 gennaio con casi giornalieri prodotti”, ha concluso.

25 Marzo 2025

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