La medicina generale, i leoni e i topolini 

La medicina generale, i leoni e i topolini 

La medicina generale, i leoni e i topolini 

Gentile Direttore,
vorrei partire dal recente spunto di discussione innescato dal Segretario Nazionale del Sindacato preminente della Medicina Generale su queste pagine. Il cambio di paradigma, negato in sede tecnico-legislativa parlamentare “perché non ci sono i soldi”, da formazione “Specifica” in medicina generale a formazione “Specialistica”, è certamente scandaloso, e su questo concordo: esso è a costo zero; ma non è con un mero suggerimento epistemologico che si risolverà il problema della scarsa attrattività della professione di medico di medicina generale tra i giovani laureati.

Certamente, se si arrivasse all’introduzione di leggi ad hoc, che garantiscano un percorso formativo di tipo universitario, regionale e ritagliato sulla figura del medico di famiglia, ciò potrebbe portare ad un’evoluzione verso settori più ampi delle chances lavorative: oltre che fare il medico di Assistenza Primaria, un giovane specialista, chiamiamolo in “Medicina di Comunità e di Assistenza Primaria” potrebbe avere uno sviluppo di carriera e ad esempio indirizzare successivamente la propria attività professionale verso la direzione di una AFT, ed anche del Distretto. Ma non è questo l’argomento di cui vorrei parlare.

Il nocciolo del problema, cioè la scarsa attrattività giovanile, che si riverbera, da un lato, sulla popolazione, che resterà sempre più scoperta di una figura assistenziale importante, e dall’altro sui medici in quiescenza, per l’inevitabile sottigliamento delle risorse dell’ente previdenziale, si potrà risolvere soltanto quando le parti, pubblica e sindacale, vorranno affrontare i temi più importanti.

Ribadisco per l’ennesima volta su queste pagine che il tema all’ordine del giorno, in una professione sempre più declinata al femminile, è quello delle tutele. Il medico di Medicina Generale, al pari di qualunque altro lavoratore, deve godere del diritto alle ferie retribuite (art.36 Costituzione), delle assenze retribuite per malattie/infortunio/studio, della tredicesima mensilità, del trattamento di fine rapporto. Tutto questo deve avvenire attraverso una contrattazione con la parte pubblica, introducendo appositi articoli nella normativa dell’Accordo Collettivo Nazionale, e non con i mille salti mortali ed economici attuali. Non è più possibile sostituirsi tra colleghi, specie massimalisti, senza sobbarcare il collega di superlavoro; è poi diventato impossibile trovare un giovane sostituto, per la mancanza di vocazioni di cui si è detto sopra, e non è giusto che questo, comunque, avvenga di tasca propria.

Questi sono, a mio parere, motivi importanti, che contribuiscono ad allontanare i giovani dalla nostra professione. Il nostro pagamento dovrebbe avvenire per il lavoro reso e quindi per quote orarie e per obiettivi, e non “un tanto al chilo” sulla base di quote capitarie, che sanno di vecchi sistemi mutualistici anni ‘70. E con il ruolo unico le cose si complicheranno, perché il medico ammalato, o comunque assente, dovrà farsi sostituire, con mille difficoltà, tanto in ambulatorio, che per le ore da rendere presso la Casa di Comunità. Un sistema potrebbe essere – l’ho ribadito più volte su questo Giornale – la falsariga di alcuni articoli del contratto della specialistica ambulatoriale, dove ferie e malattia sono presenti.

I leoni da tastiera dispiacciono? Forse sì. Ma mille topolini da tastiera, messi insieme, che fanno sentire la propria voce e reclamano che chi li rappresenta tenga conto delle esigenze della categoria, valgono più di un leone.

Michele Diana
Medico di Assistenza Primaria

27 Marzo 2025

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