Gentile Direttore,
ho letto l’articolo del Presidente di Federsanità Anci Fabrizio d’Alba sul benessere psicologico e salute mentale con grande interesse e molti spunti di condivisione.
Si parla della necessità di affrontare il tema non solo con servizi di cura adeguati per i disturbi mentali ma di prendere atto della necessità di allargare lo sguardo e l’orizzonte al tema diffuso del malessere/benessere psicologico, attraverso reti multisettoriali che coinvolgano tutti i contesti di vita e della comunità, prendendo consapevolezza che il tema non è solo sanitario in senso stretto ma sociale.
Si tratta di una visione che raccomandano anche le agenzie internazionali e che è molto vicina all’approccio della Psicologia, che prima di essere una professione è una scienza articolata e consolidata, centrata in primo luogo sullo studio dei fattori che promuovono lo sviluppo umano e psicologico, gli equilibri adattivi, la qualità della vita e la salute globale, in generale e nell’ambito dei diversi contesti di vita: famiglia, scuola, comunità, lavoro, relazioni, sport e così via. Se si comprendono i fattori che generano ciò che funziona diventa molto più chiaro capire, in modo non riduttivo o frammentario, ciò che non funziona e perché, e sostenere il cambiamento.
La professione psicologica e le sue declinazioni (come psicologia dello sviluppo, sociale, di comunità, del lavoro e delle organizzazioni, della salute, clinica, psicoterapia, ecc.) mette al centro il riconoscimento e il potenziamento delle risorse, individuali, di gruppo o collettive, e tende, nella prevenzione come nella cura o riabilitazione, a fornire strumenti in grado di aiutare non solo a superare disturbi, crisi, sofferenze o difficoltà ma a costruire nuovi equilibri e nuove possibilità di consapevolezza e autorealizzazione che rimangono e durano nel tempo.
Questo effetto, non assistenziale o sintomatico ma potenzialmente trasformativo, spiega il guadagno non solo di salute ma anche di capitale umano degli interventi psicologici e le importanti ricadute economiche che generano.
Tra la buona salute e la comparsa della malattia c’è un mondo che non può essere più ignorato, perché il malessere, disagio, il “languishing”, lo stress che non trovano ascolto generano comportamenti a rischio, situazioni disfunzionali, disabilità e spesso malattie fisiche e mentali.
Ad esempio, la stragrande maggioranza dei giovani che vivono disagio non possono essere etichettati e visti come “malati” e così gli anziani o le persone che devono affrontare le ricadute psicologiche di un tumore, di un problema fisico o gestire una malattia cronica.
Ecco quindi che nei contesti dove si può intercettare efficacemente queste forme di disagio e dare strumenti, come la scuola, la medicina di famiglia, le case di comunità, i servizi del welfare, le organizzazioni, ma anche gli ospedali o le strutture per anziani, è oggi fondamentale la presenza mirata e non casuale di competenze psicologiche.
Come si vede il tema riguarda la società nel suo complesso e non solo la salute in senso stretto ma lo sviluppo umano, la convivenza, le relazioni, la qualità del vivere, il capitale umano, l’economia.
Il tema del “ben-essere” psicologico è quindi molto più vasto di quello della “salute mentale”, soprattutto se, come accade in Italia, il termine salute mentale contrassegna non solo una tematica in generale ma dei servizi specialistici di cura per le malattie mentali. Servizi, sia detto per inciso, dove è importante la multiprofessionalità e multidisciplinarietà, oggi invece poco praticata perché le discipline di psicologia e psicoterapia sono solo una “ciliegina sulla torta”.
Potenziare i servizi per i disturbi mentali è necessario, renderli in particolare capaci di interventi non solo farmacologici, ma è fondamentale dotare il Paese di una rete diffusa per il ben-essere psicologico, per sviluppare risorse di realizzazione e resilienza nei diversi contesti, in una logica di interventi anche proattivi, collettivi, preventivi, di enpowerment.
Un attrattore di sinergie ed energie che attraversa il sistema dei servizi non solo sanitari secondo una strategia del prendersi cura che è prima della cura, indispensabile per prevenire, contenere, e impedire che questa marea montante di disagio psicologico si abbatta sulle strutture e dinamiche sociali oltre che sui servizi sanitari con costi enormi ed elevato rischio di insostenibilità.
Se pensiamo a tutto questo appare veramente paradossale che non si riesca a pensare a nuove risposte ma solo ad aggiustare quelle nate nel secolo scorso, a trovare le risorse per gli psicologi nella scuola o di base, nonostante che si parli di una goccia nel mare di miliardi che si spendono a causa di questi problemi.
David Lazzari
Presidente CNOP