Gentile Direttore,
ho letto con attenzione e interesse il documento delle Regioni, da lei presentato, il cui obiettivo è il rilancio del personale del SSN per garantire un futuro al nostro sistema di cure. Seppur in linea generale le intenzioni sono apprezzabili poiché è del tutto evidente che il Servizio sanitario ha bisogno di un rilancio specie sotto il profilo del personale però gli strumenti individuati dalle Regioni per il superamento delle criticità sono ancora una volta insufficienti.
E lo dico a partire dall’assenza di un adeguato riconoscimento del ruolo strategico svolto dagli specialisti ambulatoriali convenzionati interni. Aggiungo che senza la specialistica risulta quanto meno illusorio pensare che i medici ospedalieri possano anche farsi carico dell’assistenza territoriale.
Attrattività e retention del personale
Il SUMAI Assoprof condivide la necessità di rendere più attrattiva la professione sanitaria, ma allo stesso tempo ribadiamo con forza che non si può attendere ulteriormente: gli incrementi retributivi, infatti, devono essere introdotti da subito attraverso un intervento diretto nella prossima Legge di Bilancio. È apprezzabile il superamento dei vincoli imposti dal D.Lgs. 75/2017, ma ciò non basta: occorre garantire pari dignità professionale, anche in termini di avanzamento di carriera, oltre che ai medici dipendenti anche agli Specialisti Ambulatoriali Convenzionati Interni. Farlo è una scelta solo politica.
Emergenza infermieristica
Pur riconoscendo la fondatezza delle analisi contenute nel documento, riteniamo che sia urgente intervenire a monte del problema: occorrono incentivi economici concreti già nella fase formativa, come borse di studio e facilitazioni per gli studenti dei corsi di laurea in scienze infermieristiche. È altrettanto necessario, però, garantire una selezione qualitativa dell’accesso, al fine di formare professionisti realmente preparati.
Riordino delle professioni sanitarie
Sì al superamento dei compartimenti stagni tra 31 professioni, ma no a fusioni indiscriminate che cancellano identità e competenze professionali. Il riordino deve fondarsi su percorsi formativi chiari e coerenti e su modelli organizzativi ben strutturati, evitando accorpamenti confusi che rischiano di creare disorientamento e inefficienza.
Trasformazione digitale
La digitalizzazione è una risorsa se intesa come strumento al servizio dei professionisti sanitari. È imprescindibile salvaguardare il ruolo insostituibile del medico e dell’infermiere: l’innovazione tecnologica deve semplificare i processi burocratici e amministrativi, non deresponsabilizzare o sostituire l’operatore umano, rischiando una deriva disumanizzante dell’assistenza.
Reclutamento dall’estero
Pur comprendendo la necessità di ricorrere anche a personale straniero in situazioni di emergenza, questa strategia non può però rappresentare la risposta strutturale al problema. È indispensabile investire nella formazione nazionale, evitando la creazione di percorsi lavorativi paralleli e ghettizzanti che minano l’equità del sistema sanitario.
Formazione e specializzazioni
Concordiamo sulla valorizzazione degli specializzandi, ma il loro impiego deve avvenire in un quadro contrattuale chiaro e garantito. È inaccettabile che la tenuta del sistema si regga su personale ancora in formazione, spesso utilizzato e sfruttato come forza lavoro a basso costo e con percorsi formativi frammentati o inadeguati.
Medicina generale
Occorre una riforma profonda e strutturata della medicina generale. L’ipotesi di affidare ai dirigenti e ai medici ospedalieri la copertura dei vuoti di assistenza territoriale è controproducente e rischia di indebolire ulteriormente entrambi i settori. Servono modelli organizzativi innovativi, basati su equipe multiprofessionali e multidisciplinari e sul rafforzamento della medicina generale in regime di convenzione a salvaguardia del rapporto fiduciario e della capillarità dell’offerta.
Riforma dei concorsi
La semplificazione delle procedure concorsuali è condivisibile, ma non deve tradursi in un abbassamento della qualità. La velocizzazione deve andare di pari passo con il riconoscimento del merito, delle competenze e dell’esperienza.
Skill mix e nuove figure di supporto
Siamo favorevoli all’introduzione di figure di supporto, a patto che queste non snaturino il ruolo clinico-assistenziale dell’infermiere. Ogni nuova figura professionale deve essere inquadrata in modo da integrarsi armonicamente nel team sanitario, senza sovrapposizioni o conflitti di competenza.
Welfare contrattuale e benessere organizzativo
È fondamentale investire sul benessere dei professionisti sanitari, ma gli interventi devono essere immediati e concreti: sportelli di ascolto psicologico, azioni di prevenzione del burnout, riduzione reale dei carichi di lavoro. Solo così sarà possibile garantire continuità, sicurezza e qualità delle cure.
Ulteriori criticità del documento delle Regioni
Una delle principali lacune che si evidenziano nel documento è l’assenza di un adeguato riconoscimento del ruolo strategico svolto dagli specialisti ambulatoriali convenzionati interni.
L’attuale crisi di attrattività del rapporto di lavoro dipendente è sotto gli occhi di tutti, aggravata da pensionamenti massivi e dalla difficoltà a reperire nuovi specialisti per le strutture ospedaliere. In questo contesto, risulta illusorio pensare che gli stessi professionisti che operano negli ospedali possano anche farsi carico dell’assistenza territoriale.
Una soluzione già applicata con successo è rappresentata dall’utilizzo della specialistica ambulatoriale convenzionata interna, la quale può operare efficacemente, come già avviene da oltre 20 anni sia sul territorio che all’interno delle strutture ospedaliere.
È quindi necessario aggiornare il nuovo Atto di Indirizzo per il rinnovo dell’ACN 2022-2024, prevedendo formalmente l’utilizzo di questo modello contrattuale con un doppio binario, quello attuale territoriale ed uno nuovo specifico in ambito ospedaliero.
Tale integrazione, oltre a offrire una risposta rapida alle carenze assistenziali e a decongestionare i pronti soccorsi, garantisce rapidità nell’iter di assunzione, flessibilità organizzativa e sostenibilità economica, oltre ad un costo inferiore.
Inoltre, è un modello molto apprezzato soprattutto dal personale medico di genere femminile, oggi ampiamente rappresentato nella categoria, in quanto consente una migliore conciliazione dei tempi di vita e lavoro — fattore cruciale per la fidelizzazione anche delle professioni sanitarie.
La mancata valorizzazione avuta sino ad oggi di questi professionisti alimenta sentimenti di esclusione e fenomeni di “mobbing istituzionale”. L’assenza di nuovi bandi e la mancata sostituzione del personale in pensionamento, nonostante le recenti norme lo consentano con i relativi finanziamenti, comportano un progressivo impoverimento delle competenze specialistiche, proprio nel momento in cui il problema delle liste d’attesa si fa sempre più grave.
Infine, va sottolineata l’urgenza di superare le attuali incompatibilità contrattuali che impediscono a tutti i professionisti della salute, medici e non medici, di operare in più contesti del SSN. Rimuovere questi vincoli significherebbe favorire una reale integrazione tra ospedale e territorio rafforzando si da subito la resilienza del sistema.
Solo attraverso un pieno riconoscimento del ruolo, della dignità della professione medica sia nella dirigenza ma anche della funzione della specialistica ambulatoriale convenzionata interna sarà possibile rafforzare l’intera architettura del Servizio Sanitario Nazionale, restituendo efficienza, attrattività e sostenibilità al sistema.
Antonio Magi
Segretario Generale del SUMAI Assoprof