“L’intelligenza artificiale, o meglio l’intelligenza aumentata – perché di questo si tratta, visto che parliamo sempre di un supporto al ragionamento clinico – ha avuto un ingresso più tardivo nel campo dell’ecografia. Questo è dovuto principalmente a una caratteristica peculiare di questa metodica:
l’ecografia è altamente operatore-dipendente e l’acquisizione del dato è complessa. Tuttavia, grazie ai recenti sviluppi tecnologici, stiamo
assistendo a un’evoluzione anche in questo settore. L’intelligenza artificiale (Ai) oggi può intervenire su più fronti: nell’identificazione automatica di lesioni (tiroidee, mammarie, epatiche, ecc.); nella delimitazione dei margini delle lesioni stesse e nel miglioramento della qualità dell’immagine ecografica, rendendola più chiara e interpretabile”. Lo ha detto Vito Cantisani, vicepreside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria dell’università La Sapienza di Roma , presidente della Federazione europea di ecografia (Efsumb) e già presidente della Società italiana di ecografia (Siumb),
all’Adnkornos Salute partecipando alla fiera europea ‘L’Ai Week’, dedicata all’intelligenza artificiale, in corso a Rho-Fiera Milano.
Gli strumenti che integrano l’intelligenza artificiale “possono quindi fornire informazioni utili per arrivare a diagnosi più precise – aggiunge Cantisani – Va però detto, con onestà, che gli attuali sistemi di Ai non superano ancora la capacità diagnostica dell’operatore esperto, ma hanno un ruolo molto promettente e già più consolidato in ambito formativo: aiutano studenti, specializzandi e giovani medici a imparare più velocemente e in modo più strutturato. Un altro ambito interessante – precisa – è la reportistica strutturata: l’intelligenza aumentata ci sta aiutando a generare referti più completi, accurati e in tempi ridotti”. Guardando in prospettiva, per l’esperto “l’intelligenza artificiale dovrà essere un supporto fondamentale, capace di: ridurre i tempi di diagnosi; aumentare la sicurezza e offrire un aiuto nei momenti critici, ad esempio quando l’attenzione può calare, come dopo lunghi
turni di pronto soccorso. Può quindi diventare un prezioso alleato per prevenire errori legati alla stanchezza, allo stress, alle condizioni oggettive che viviamo ogni giorno. In medicina si lavora in team e l’obiettivo è sempre quello di salvare vite e garantire la cura migliore. L’intelligenza artificiale può diventare quel ‘terzo uomo’ che aiuta la squadra a essere più efficace, più veloce, più precisa”, conclude.