I nodi vengono sempre al pettine

I nodi vengono sempre al pettine

I nodi vengono sempre al pettine

Gentile Direttore,
i recenti dati negativi sull’obiettivo 6 del PNRR sono la brutale conferma della impostazione errata fino dall’inizio dei programmi per utilizzare questi fondi. Le correzioni apportate negli anni successivi al PNRR per il riordino della assistenza sanitaria territoriale non hanno modificato gli errori originari. I Governi che ottennero queste risorse non hanno definito una azione riformatrice correlata ai problemi dei cittadini nell’assistenza territoriale. Per migliorare alcuni aspetti della assistenza ospedaliera, universitaria e di ricerca potevano esser utili investimenti sulle strutture per migliorare le condizioni operative (ambienti, tecnologie, informatizzazione)delle equipe e delle competenze esistenti di cui per fortuna disponiamo in questi ambiti , e magari migliorandone la diffusione nazionale.

Invece l’assistenza territoriale che era (e purtroppo rimane) il punto critico del SSN non poteva esser affrontata solo con investimenti su strutture, immobili ed informatizzazione perché non esisteva una adeguata dotazione di personale dedicato, ne esisteva una strategia di funzionalità ed efficacia .

Prima di tutto ci sono i Medici di Famiglia che operano con metodologie migliorate nel tempo solo per la loro iniziativa autonoma mentre chi li dovrebbe coordinare con la Convenzione è sempre affaccendato in dibattiti ideologici sulla dipendenza che non funziona più neppure per i professionisti sanitari che nella dipendenza sono nati (ed ora fuggono ).

I punti critici da affrontare sono la motivazione e la soddisfazione professionale, non certo il mastodontico controllo formale delle attività che distrugge la competenza, la libera scelta, la tempestività e personalizzazione nell’organizzazione delle cure .

I medesimi problemi esistono per tutti i medici e professionisti sanitari che sempre più preferiscono dedicarsi alla propria professione in un rapporto privatistico che premia competenza, impegno, qualificazione. Negli anni non c’è stato impegno ne organizzativo ne finanziario per valorizzare in modo differenziato come necessario i ruoli dei dipendenti nei diversi settori del SSN, per valorizzare i meriti (impegno professionale, formazione continua, risultati ) e sanzionare inefficienze di ogni genere. La fuga all’estero di professionisti formati in Italia ha queste cause. Inutile gridare al bisogno di personale perché in queste condizioni troviamo solo gettonisti ben pagati che però contribuiscono solo a peggiorare la situazione organizzativa e finanziaria.

Chi arraffò quei fondi PNRR non aveva alcun progetto credibile e si illudeva che rinnovando i muri d’incanto sparissero i problemi che già da tempo rendevano inadeguato il sistema di assistenza territoriale. Abbiamo ascoltato frasi da carnevale (ma non facevano ridere ) come: “la casa il primo luogo di cura“! Basta vedere cosa è rimasto negli anni del Pediatra pubblico di famiglia che oramai è un fantasma per molte parti del Paese (nessuna visita a domicilio, liste di attesa ,riduzione del numero dei professionisti).

E la cura a casa per anziani e persone con disabilità? Nella migliore delle ipotesi in qualche Regione alcune ore alla settimana di personale non sempre adeguato ai complessi e crescenti problemi clinici ed assistenziali: però nelle rilevazioni di Regioni ed Agenas sembra che il servizio esista ma basta indagare un po’ più a fondo per svelare il vuoto sostanziale.E le famiglie affrontano tutto da sole .E i Centri Diurni per Disabili ancora fondati su criteri veramente superati che distinguono in modo ferreo le problematiche congenite o quelle acquisite senza minimamente affrontare numeri e bisogni di queste persone e le attività da garantire.

Tutto il settore della informatizzazione, telemedicina e AI rappresenta veramente un altro tragico esempio di un Paese bravissimo a parlare bene e razzolare male! Ad es. pare attiva la Piattaforma nazionale per la telemedicina ma le Regioni e le Aziende hanno fatto spesso (e speso) per conto proprio male ed in modo discorde e confuso: continua a diffondersi solo Wats-Up artigianale. Le Centrali Operative rischiano di esser anch’esse scatole vuote che fanno mestieri che sotto altro nome qualcuno già faceva senza che questo possa minimamente migliorare l’assistenza per i cittadini. Le rilevazioni ufficiali mostrano dati positivi ma bugiardi nei contenuti operativi ed oggi sconfessati dal Parlamento.

Con le indicazioni europee di controllo del debito si è impoverita la Sanità (ma anche la Scuola ed altri servizi pubblici ) facendo pagare al personale i tagli fatti negli ultimi 20 anni. Non hanno pagato altrettanto i dirigenti molto aumentati per la vistosa moltiplicazione di agenzie, aziende, strutture di acquisto e controllo con la enorme crescita della burocrazia ad ogni livello proprio nel settore territoriale. Si cercano ma non si trovano medici, infermieri ed altri professionisti, ma quando si reclutano direttori generali, dirigenti e simili ci sono lunghe liste e gli stessi saltellano da un incarico all’altro indipendentemente dai risultati raggiunti.

Una cosa mutata in tutta questa evoluzione negativa è la grandiosa espansione della dirigenza universitaria in tutti gli ambiti del Servizio Sanitario: al di la della qualità delle nostre strutture universitarie si è gravemente confuso formazione con conduzione della cura. La storia della sanità indica che chi si è mostrato particolarmente abile nella Clinica può e deve esser coinvolto nella formazione (e nella ricerca ) ma è stato fatto tutto il contrario.E i risultati si vedono nella organizzazione della cura e nella formazione di tutti i professionisti.

Il perno centrale di questa situazione è stata l’insipienza prima di tutto politica di molti e diversificati Governi e di moltissimi “esperti” amministratori di Regioni ed Aziende regionali e nazionali. Hanno collaborato commentatori, dirigenti sindacali,docenti universitari spesso premiati con incarichi nella barca che affonda.

La responsabilità principale è senza dubbio del mondo politico che avrebbe dovuto svolgere il proprio dovere di guida del cambiamento per difendere il SSN e il diritto alla Salute dei cittadini: oggi si scambiano l’un l’altro accuse che invece sono del tutto comuni (anche se non del tutto di pari gravità)per la varietà di Governi e ruoli nelle diverse Regioni e nel Parlamento.

I Comuni che erano (e sono ancora) l’autorità sanitaria di tutela della salute territoriale sono rimasti fuori da questa “frana” e sono l’interlocutore che i Cittadini sollecitano per sanare problemi ed inefficienze. Furono esclusi dalla gestione trasferita a Regioni e poi ad Aziende Sanitarie, Ospedaliere ed Universitarie: questo corrisponde all’inzio della “frana” come grande propulsore allontanando i centri decisionali dal controllo democratico e dalla verifica. Erano necessarie modifiche delle precedenti strutture ma senza dubbio la strada intrapresa è chiaramente fallimentare.

I Comuni ancora hanno un rapporto di credibilità e contatto vero con la gente ed i suoi bisogni e possono esser elemento determinate per la ricostruzione di tutto il sistema dalla base. E’ urgente che siano prese decisioni di profondo cambiamento rispetto a quanto avvenuto negli ultimi 20 anni dalla infausta modifica della Costituzione per andare verso un sistema che veramente sia centrato sul “bisogno” ma al tempo stesso sappia valorizzare e premiare a tutti i livelli il “merito”. Deve esser ricostruita nei cittadini credibilità e fiducia nel Sistema Sanitario per la rilevanza di questo settore per la convivenza sociale con un percorso di democrazia, comunicazione, trasparenza di decisioni e spese, equità e sostenibilità di prestazioni.

Alessandro Giustini

Alessandro Giustini

27 Maggio 2025

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