Il nodo dei numeri della medicina generale  

Il nodo dei numeri della medicina generale  

Il nodo dei numeri della medicina generale  

Gentile Direttore,
le reiterate campagne di stampa per il passaggio alla dipendenza dei medici convenzionati partono dal presupposto che siano dei libero-professionisti, premessa data per scontata ma inconsistente almeno per 3 motivi:
– in primo luogo lo stato giuridico del convenzionato è di tipo parasubordinato coordinato e continuativo e non prestazionale, come attestano numerose sentenze;
– secondariamente il medico è soggetto ad una serie di vincoli organizzativi, amministrativi, prescrittivi e normativi, sconosciuti e ignorati dai veri libero-professionisti;
– infine non ha alcuna facoltà di determinare autonomamente il proprio compenso, in quanto stabilito da un Accordo Collettivo Nazionale, corrisposto dal SSN terzo pagante e non dal “cliente”, come quota capitaria annuale fissa.

Il vero motivo dei continui rinvii delle annunciate proposte di passaggio alla dipendenza, peraltro mai rese pubbliche, è la questione economica ignorata dai più, come ha sottolineato il presidente Cimo il 21 maggio scorso sul Quotidiano Sanità, a proposito dei 40mila medici di MG: “Si stima che la riforma dei medici di famiglia possa costare almeno 2,5 miliardi di euro: dove si intende trovare questi soldi? E con il passaggio alla dipendenza chi sosterrà le spese necessarie, ad esempio, al mantenimento degli studi dei medici di famiglia?”.

Per la prima volta viene resa pubblica una stima dei costi dell’operazione dipendenza, anche se non è chiara la fonte (a proposito, qual è la valutazione del MEF?). Tuttavia i numeri reali dei professionisti convenzionati con il SSN sono più consistenti: ai 37mila MMG bisogna aggiungere circa 10mila medici di CA, 7mila pediatri, 13mila specialisti ambulatoriali e 7mila infermieri di famiglia e comunità (senza contare i medici del 118 e dell’emergenza territoriale, quelli penitenziari, della medicina dei servizi e i veterinari convenzionati). Insomma il numero totale è doppio rispetto ai soli MMG, il che comporta anche un raddoppio del fabbisogno finanziario.

Ma anche qual ora si reperissero le risorse finanziarie necessarie per il passaggio alla dipendenza i problemi logistici non sarebbero inferiori a quelli finanziari, mentre quelli previdenziali legati alla gestione ENPAM sono meno rilevanti. Con poco più di 1000 Case della Comunità, che avranno una decina di locali per le visite, dove lavoreranno i 70mila mila futuri professionisti sanitari dipendenti?

È illusorio che potranno avere come sede di lavoro le CdC, se non ammassati negli stessi locali e senza contare lo spazio per il personale di segreteria: al massimo le CdC ne potranno accogliere 1/4, non certo sufficienti a garantire la capillarità e la prossimità dell’assistenza sul territorio.

Ma la situazione più critica è quella del ricambio generazionale che dovrebbe essere garantito dal Corso di Formazione Specifica regionale. Tra i giovani medici l’accoglienza riservata al Ruolo Unico, introdotto con l’ultima convenzione e che prevede un consistente impegno orario nelle Case della Comunità, è a dir poco fredda come le oltre 20mila adesioni ad un documento di protesta e non è detto che la dipendenza sarebbe più appetibile.

Per giunta da alcune regioni giungono segnali a dir poco allarmanti sulle adesioni dei futuri generalisti allo stesso Corso Regionale. In Umbria rispetto ai 28 partecipanti al test di ingresso, su 40 posti disponibili, hanno accettato di partecipare solo in 16. In Veneto va un po’ meglio: per il quadriennio 2024/2027 su 248 posti a disposizione i candidati ammessi sono stati 270 ma hanno terminato la prova solamente 146, tra i quali 45 hanno ottenuto un punteggio inferiore a 60, insufficiente prima della pandemia; non è noto il numero effettivo di chi ha iniziato a frequentare ai seminari. E’ chiaro che con questi numeri salta completamente il ricambio generazionale ipotizzato nel prossimo quinquennio a fronte di un’ondata più consistente di pensionamenti.

Insomma se questo trend interesserà altre regioni sarà palese una crisi vocazionale tanto inattesa quanto preoccupante: nessuno vuole fare più il medico di MG, con tutte le intuibili conseguenze sistemiche sottovalutate dai decisori pubblici!

Cordiali saluti

Dott. Giuseppe Belleri
Ex MMG – Brescia

27 Maggio 2025

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