Gentile direttore,
il signor Smith dell’Iowa pagherà le sue pillole al prezzo deciso a Roma o a Parigi? Il Presidente Trump ha affermato che il prezzo dei farmaci negli Stati Uniti sarà definito sui prezzi più bassi dei Paesi UE, in media del 40% Fa parte di un trittico di misure del Tycoon sulla spesa pubblica (Medicare, Medicaid, ecc.) e privata per i farmaci, insieme ai dazi per attrarre in USA investimenti e risorse per creare occupazione, e il taglio dei costi degli intermediari, “middlemen”, nella filiera (PBM, Grossisti, Depositari, catene di farmacie, ecc.) Nuove misure che si aggiungono a quelle già in atto dall’amministrazione precedente, in primis l’Inflation Reduction Act – IRA, focalizzato ad abbassare nei programmi di assistenza pubblica il prezzo di pochi farmaci ma di largo utilizzo Soffermandoci sul prezzo di riferimento europeo (l’abbiamo utilizzato anche noi per qualche anno nei ’90 dopo “mani pulite”) la misura nasce ovviamente dal delta tra i prezzi più bassi in EU (negoziati dalle “AIFA” delle sanità pubbliche paganti) rispetto a quelli USA, più elevati e definiti da contrattazioni di carattere privatistico, anche nei suddetti programmi pubblici Nell’abdicare ad una definizione autonoma del prezzo dei farmaci per i propri connazionali, è sorprendente che l’ultraliberista sostenitore dell’”America First”, sui farmaci la metta invece in coda ai non amatissimi Paesi europei, pure da lui definiti “socialisti” in relazione all’assistenza sanitaria pubblica. Con possibili conseguenze rilevanti. I verbi sono ovviamente tutti al condizionale non essendo stata ancora assunta alcuna decisione in merito.
Spinta inflazionistica e pressione sulle “AIFA”
In primis ci sarebbe un forte effetto inflazionistico sui prezzi EU, dato che le industrie spingerebbero per aumentare i prezzi di rimborso negoziando con le varie “AIFA” dei Paesi EU per due motivi: recuperare le minori entrate negli USA dai prezzi ribassati e alzarne il prezzo di riferimento Questa spinta al rialzo dei prezzi di rimborso richiesti dall’industria, eserciterebbe inoltre una forte pressione sui budget delle sanità pubbliche EU che si riverserebbe sulle “AIFA” pressate dai governi per contenerne la spesa. Con responsabilità moltiplicate, poiché le loro decisioni determinerebbero non solo i prezzi del proprio Paese ma anche quelli degli USA (“Ripple Effect”). E con criteri valutativi e decisionali che inevitabilmente sarebbero modificati, adeguati o comunque influenzati da tale grande responsabilità aggiuntiva.
Da processo sequenziale a circolare (“Circular Mess”)
Cosicché non solo i prezzi dei farmaci USA sarebbero definiti dai criteri di HTA e rimborsabilità di AIFA, HAS, G-BA e Co., ma, modificandoli sulle nuove responsabilità, allo stesso tempo anche i nostri farmaci sarebbero influenzati indirettamente da quelli USAQuesta mutua influenza potrebbe innescare una trasformazione del processo da sequenzialr (prezzi EU e su quelli i prezzi USA) a processo circolare dove i decisori usano le conclusioni degli altri come input dei propri e viceversa, innescando un loop non controllabile (“Circular Mess”) di reciproco condizionamento dagli esiti incerti sui prezzi finali.
Trasparenza del prezzo altra spinta al loro rialzo
Non solo. Il prezzo negoziato è in molti Paesi EU duplice, uno ufficiale e pubblicato, un altro scontato, netto, confidenziale, quello reale pagato. Lo sconto confidenziale, “Gross-to-Net”, diventerebbe doppiamente cruciale: prezzo netto, riservato, per i prezzi di casa, quello di listino, di facciata, anche 30-40% superiore, l’unico pubblico, a fare da riferimento per gli Stati Uniti Evidente come uno scenario simile moltiplicherebbe le richieste di trasparenza del prezzo netto, col risultato in tal caso di negoziare il prezzo dei nuovi farmaci al livello del prezzo di listino, che diventerebbe quello reale di rimborso, con quindi un altro forte fattore di spinta inflativo. Ciò in un contesto di misure pensate invece per ridurli, i prezzi, in una fulgida vichiana eterogenesi dei fini. Si presenterebbe anche il rischio che alcune aziende possano decidere di non lanciare in EU e quindi evitare i prezzi bassi anche in US, vendendo il proprio farmaco solo lì. Qualcuno ricorderà il caso della BlueBird con le terapie geniche Zynteglo e Skysona che ha abbandonato i mercati EU. Rischio limitato e circoscritto a terapie in indicazioni rare a bassissima prevalenza. In assenza delle quali in EU si possono sempre importare.
Prezzo di riferimento EU e dazi doganali
Questa misura trumpiana del prezzo di riferimento confliggerebbe con l’altra sui dazi che vuole attrarre le industrie in US facendo leva sui loro minori prezzi poiché da essi esentati e così capaci di guadagnare quote di mercato, essendo un mercato dalla domanda elastica al prezzo, verso i competitori importati e perciò tassati. Se però questi ultimi avessero prezzi ribassati dal riferimento europeo, si ridurrebbe il gap di prezzo con il made in USA inficiando l’ottenimento delle maggiori quote di mercato. Va poi immaginato un certo ritardo in USA in attesa dei prezzi bassi negoziati dall’UE come loro riferimento. Un insieme di variabili, compresa la scelta di qualche industria di bypassare l’Europa evitando di innescare il meccanismo di prezzi ribassati.
Da MAGA a MEGA
Il prezzo di riferimento EU per gli USA cambierebbe la geopolitica del settore farmaceutico in modo radicale. La riduzione dei profitti negli Stati Uniti per i prezzi più bassi sarebbe compensata dalla loro crescita nell’UE, così tuttavia premendo sui conti delle sanità pubbliche del vecchio continente, mettendo le “AIFA” europee sulla graticola, ancora più di oggi Allo stesso tempo, col mercato, si sposterebbero dagli Stati Uniti, tutti i relativi investimenti industriali e dell’indotto, ricerca e sviluppo, innovazione, ecc., col risultato opposto a quello di attrazione di investimenti e capitali in US perseguito da Trump. Finendo, anziché con l’ormai universalmente conosciuto “MAGA” (Make America Great Again), con un simile ma opposto, inedito, “MEGA” (Make Europe Great Again).
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria