Gentile Direttore,
tra i tanti argomenti pertinenti con il PNRR, tre mi sembrano rilevanti, come molto ben spiegato qui1: da dove vengono i soldi prestati per i progetti PNRR; come vengono distribuiti i soldi agli Stati membri; come vengono restituiti i prestiti. In premessa va ricordato che: a) il bilancio UE deve essere a pareggio; b) la Commissione Europea (CE) non può erogare soldi agli Stati membri a deficit, accumulando debito, in osservanza dei Trattati di cui è depositaria, secondo i quali il debito, concesso straordinariamente solo per eventi eccezionali, deve essere sempre e comunque rimborsato.
Fatta questa fondamentale premessa sul fatto che il bilancio dell’Unione Europea deve sempre essere a saldo zero (tra entrate e uscite), vediamo il primo punto: da dove vengono i 648 miliardi che finanziano il Next Generation EU, da cui sono tratti i fondi del PNRR (denominato RRF in inglese). I soldi provengono dai “mercati” (investitori istituzionali), ovvero sono raccolti dalla stessa Commissione Europea (CE) che emette titoli sui mercati finanziari; i grandi investitori (ad es. americani) acquistano questi titoli perché ritengono che la CE sia in grado di rimborsarli con maggior probabilità rispetto a quelli emessi da Stati membri (cosa oggi non più vera). Restano quindi comunque somme a prestito, debito per la CE/UE e credito per chi le ha prestate, che devono essere tutte restituite. Ovvero, la CE (e gli Stati) dovranno ripagare tutto il debito, anche il cosiddetto “fondo perduto”, considerato, erroneamente, un “regalo”. Nulla è gratis, invece.
Secondo punto: come vengono distribuiti i soldi ai diversi Stati membri. La CE li distribuisce con due modalità, una del “prestito” (in inglese loan – tot. UE 291 mld €; per l’Italia 122,6 mld €), e una della “sovvenzione” (in inglese grant – tot. UE 357 mld €; per l’Italia 68,9 mld € ). La modalità del “prestito” consiste nel fatto che la CE presta i soldi direttamente allo Stato membro. La modalità della “sovvenzione” si basa sul fatto che la CE immette i soldi presi in prestito dai mercati nel proprio bilancio, da cui preleva i prestiti da erogare al singolo Stato, che dovranno essere restituiti (alla CE).
Terzo punto: come vengono restituiti i soldi. Riassumiamo dapprima il percorso della modalità del prestito-loan: la CE prende in prestito i soldi dai mercati, li presta allo Stato membro, lo Stato li restituisce alla CE con gli interessi e la CE li restituisce ai mercati, rifondendo quindi il titolo. In pratica, c’è un doppio prestito, un doppio passaggio: il mercato presta soldi alla CE, che a sua volta li presta allo Stato membro. Ne deriva una doppia restituzione: lo Stato membro li restituisce alla CE, che li rende ai mercati finanziari creditori. Attenzione: il peso degli interessi del prestito viene qui sostenuto dallo Stato membro. Non c’è alcuna forma di socializzazione o condivisione del rischio. Il vantaggio di questa forma di debito per lo Stato dovrebbe consistere nel risparmio sui tassi di interesse, contando sul fatto che, essendo la CE un debitore considerato più affidabile dello Stato (ad es. l’Italia), la CE dovrebbe spuntare un tasso inferiore e mantenerlo basso per lo Stato membro. Purtroppo non è così (v. oltre). Infatti, lo spread tra i titoli della Germania (riferimento ottimale per il rischio dei creditori) e quelli italiani si è ridotto, per cui anche la convenienza di questo percorso si è ridotta. Ancora, ad oggi non sappiamo se e quanto la CE tratterrà per questo suo lavoro di intermediazione (zona opaca), ma è verosimile che vorrà essere retribuita, riducendosi così il potenziale vantaggio del debito da essa contratto a nostro “favore”.
Vediamo ora come avviene la restituzione della seconda modalità di prestito, le sovvenzioni-grant, il cosiddetto fondo- perduto (che-perduto-non- è): sono soldi che arrivano dai mercati e che ai mercati devono tornare. Lo Stato membro che li ha ricevuti dovrà comunque restituirli (questa è la verità; sbaglia chi continua a dire “non dovranno essere restituiti”). In questo caso saranno resi con meccanismi di socializzazione dell’onere (contrariamente all’altra modalità), in quanto la restituzione è a favore del bilancio comunitario, a cui ogni Stato membro annualmente deve versare la propria contribuzione; il cittadino europeo vi contribuisce attraverso le tasse europee, che non sono imposte dallo Stato membro, ma direttamente dalla CE. Il debito quindi viene ripagato attraverso il bilancio comunitario (questo è il punto cruciale poco compreso o conosciuto). La CE fa questo passaggio per evitare di non aggravare formalmente il debito statale (soggetto a valutazioni della stessa CE, che può sanzionare chi sfora i parametri), e si riserva la possibilità di emettere tasse, denominate elegantemente “risorse proprie” (della UE), ma che a tutti gli effetti costituiscono esborsi per i cittadini (denominati in una neolingua che presenta con veste positiva ciò che per le nostre tasche è negativo).
Per il cittadino, la restituzione con questa intermediazione del bilancio comunitario non cambia nulla. Attenzione quindi: non esiste un fondo perduto; i soldi li restituiremo mediante i contributi al bilancio UE. Va poi tenuto conto che l’Italia è strutturalmente contribuente netto del bilancio UE2 (versa più di quanto riceve) e per questo noi daremo un maggior contributo alla restituzione di questi fondi rispetto ad altri Paesi meno ricchi (ad es. Polonia, Romania). Questi grant li hanno ovviamente già presi tutti i Paesi UE (assurdo non farlo, avendoli già pagati quale contributo netto al bilancio comunitario), mentre i debiti sono soprattutto a carico nostro e di pochi altri. Ribadito che la CE/UE non può fare debiti (salvo rare eccezioni), questo debito per le sovvenzioni (grant) è considerato una parte del fuori bilancio. Ora c’è un altro un problema: il progetto PNRR è stato elaborato per la CE non da economisti ma da giuristi, i quali si sono basati sui tassi di interesse zero degli anni passati, per cui hanno largamente sottostimato questo costo degli interessi del debito (13,9 miliardi di euro all’anno dal 2028 al 2058). Ora la Presidente von der Leyen riconosce che mancano fondi per pagare i creditori (i mercati), per cui la CE/UE deve obbligatoriamente aumentare le “risorse proprie” e quindi gli Stati (i cittadini) dovranno provvedere con ulteriori contribuzioni al fine di portare a pareggio il bilancio .
Per portare il bilancio a pareggio la CE ha due possibilità: o fare meno spese, oppure più entrate. La prima a via appare improbabile per intuibili ragioni, in quanto comporterebbe di tagliare i fondi del bilancio proprio, ad esempio i soldi per la coesione sociale, l’agricoltura, gli incentivi alle imprese e così via (tutto quello che vediamo in giro con il logo della UE). La seconda via è di aumentare i fondi propri con nuove entrate, il che implica nuove tasse europee, come ci ha implicitamente informato la Presidente von der Leyen: aspettiamoci dunque che arriveranno nuove eurotasse (i ben informati ipotizzano che verosimilmente saranno sulle nostre case di proprietà, da sempre bersaglio della CE). Si può dunque affermare che quando sentiamo parlare di “fondi a perdere”, se questi rientrano nei grants è corretto pensare a nuove tasse in arrivo.
Secondo l’analisi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, dei 15,6 miliardi di euro disponibili nell’ambito del PNRR per la sanità, al 21 marzo ne risultano spesi solamente 2,8. Date queste provate difficoltà a portare a termine i progetti PNRR nei rigidi termini imposti dalla CE, è doveroso dubitare che ci convenga proseguire su questa strada, di fare debiti con queste modalità, tenuto conto che quei soldi presi a prestito non riusciamo a spenderli o a farli fruttare bene (ad es. costruire Case di Comunità senza avere il personale per farle funzionare). In termini di fare debito, teniamo presente che il titolo europeo attualmente ha uno spread di circa 70 punti, i nostri titoli (Italiani) di 100. Quindi, se potessimo recedere (non è chiaro se ciò sia consentito) dal continuare a chiedere quei prestiti (i loans; le sovvenzioni ormai sono “andate” e dobbiamo tenercele), ci basterebbe pagare solamente uno 0.3% in più di interessi per contrarre debiti sui mercati, quanti e come vogliamo noi, e con il ricavato fare quello che esattamente ci è utile e – molto importante – evitare di incorrere in debiti di tipo privilegiato3. Per capirci: facendo debiti del PNRR è come se uno di noi entra in banca, paga un mutuo più costoso, e può comprare solamente la casa che vuole la banca.
In sintesi, come ben spiegato qui1: con il PNRR abbiamo preso a prestito molti soldi ad un costo non precisato e con vincoli stringenti sul loro utilizzo e per la restituzione totale; nulla (sic) ci verrà regalato. Ora occorre capire se ci conviene fare debiti in questa maniera, per fare cose non utili o non realizzabili nei tempi e modi imposti. Infine, ci saranno nuove tasse (europee) con cui noi dovremo coprire i “buchi” del bilancio della UE.
Spero di aver contributo così ad una “operazione verità” su quanti debiti abbiamo, sul fatto che la Commissione Europea si è dimostrata oggettivamente incapace di gestire un debito comune; per cui dobbiamo dubitare di rifare altri debiti comuni (soprattutto se per riarmarci contro un nemico ad oggi non dichiarato né individuato; io penso che siamo in tempo di cura, NON di guerra, e per le cure vale sempre la pena di spendere, anche se a debito).
1 https://youtu.be/RiBuSdAbTLY?si=Gxj8A8hYorT6nzAj.
2In sette anni l’Italia ha versato 116 miliardi all’Ue. L’Italia continua a essere un contributore netto se si considerano gli scambi di risorse “ordinarie” (senza quindi considerare il PNRR). Nel 2022, l’ultima annata di riferimento disponibile, l’Italia ha versato all’Ue 16,7 miliardi di euro (in calo del 7,6% rispetto ai 18,1 miliardi versati nel 2021). Nello stesso anno ne ha ricevuti 14,3 per diverse materie: tra le più cospicue, la rubrica “coesione, resilienza e valori” (6,2 miliardi), “risorse naturali e ambiente” (5,6) e “mercato unico, innovazione e digitale” (1,9). Anche nel 2022, quindi, gli accrediti dell’Italia all’Ue hanno superato l’ammontare dei versamenti dell’Ue all’Italia, con un saldo netto negativo di quasi 2,4 miliardi.
3 Un credito privilegiato è un credito che gode di una preferenza legale rispetto ad altri crediti, consentendo al creditore privilegiato di essere soddisfatto prima di altri creditori. Questo diritto di prelazione (precedenza) permette, per legge, al creditore privilegiato di essere soddisfatto per primo sui beni del debitore, anche se altri creditori hanno altre garanzie. In pratica, quando il debitore ha problemi a pagare i propri debiti, i creditori privilegiati vengono soddisfatti per primi, mentre i creditori ordinari vengono soddisfatti solo successivamente. Per l’Italia sarebbe un bel guaio, quindi, fare/avere debiti privilegiati.
4 Per completezza, si ricorda che per finanziare tutti gli investimenti necessari alla strategia del PNRR, l’Italia ha integrato il Piano con ulteriori risorse nazionali tramite un Fondo Nazionale Complementare per un importo complessivo pari a 30,6 mld di euro per gli anni dal 2021 al 2026 (di cui al decreto-legge n. 59 del 6 maggio 2021).
Paolo Da Col