Fisiatri vs fisioterapisti: la via della magistrale?    

Fisiatri vs fisioterapisti: la via della magistrale?    

Fisiatri vs fisioterapisti: la via della magistrale?    

Gentile Direttore
è un giovane fisioterapista che scrive, animato dalla passione per il proprio lavoro, acceso dalla competenza avanzata dei docenti fisioterapisti del CdL. La diatriba Fisiatri-Fisioterapisti è spesso oggetto di lotte intime e distruttive, se non pittoresche. Spesso è lo stesso paziente, principalmente a livello ambulatoriale, che segnala una ridondanza nel processo di presa in carico, con sovrapposizione per quanto riguarda valutazioni funzionali e definizione del Progetto e del Programma riabilitativo.

La grande fatica comunicativa e nel confronto tra le due classi può forse essere attribuita alla presenza di un profilo professionale che garantisce ampie libertà al fisioterapista (forse il professionista sanitario con più ampie libertà di valutazione e trattamento) non corrisposto al contempo da un’adeguata formazione universitaria. La formazione del CdL in fisioterapia è sicuramente impegnativa, intensa, ampia e per nulla banale, non paragonabile a quella dei medici fisiatri: diagnosi differenziale, competenze farmacologiche e internistiche ne fanno indubbiamente una figura medica più ampia.

Da una parte, dunque, una classe medica che giustamente rivendica il proprio status, legittimato dalla formazione lunga e di qualità e dalla responsabilità diagnostica; dall’altra professionisti sanitari che sempre più si spendono per dare il meglio al paziente, cercando di allargare gli orizzonti professionali cavalcando le libertà concesse dal -bellissimo- profilo professionale, dalla crescente domanda e dalla necessità di ottimizzare la presa in carico del paziente.

La normativa e il profilo professionale permettono -penso giustamente- al fisioterapista di essere primo punto di contatto sanitario in ambito privato, sebbene “Screening for referral” o “Red Flags” o “Diagnosi differenziale in fisioterapia” siano argomenti non trattati in università a dovere e il cui approfondimento viene lasciato al libero arbitrio formativo del professionista.

In situazioni diametralmente opposte – penso alla neuroriabilitazione post GCLA – diventa invece fondamentale la figura di un direttore d’orchestra: il medico fisiatra si pone da garante in una fase acuta e subacuta, con pazienti fragili che necessitano interventi molto complessi e il coordinamento di più competenze specialistiche, oltre che necessità di gestione internistica degli stessi pazienti.

Nell’attuale panorama, dunque, ritengo legittime sia le posizioni dei fisiatri a difesa della salute del cittadino sia quella dei colleghi fisioterapisti lanciati verso nuovi orizzonti di autonomia professionale.

E se la via dell’odontoiatria fosse la soluzione?

Il Fisiatra non verrebbe meno nel percorso riabilitativo, valorizzato a dovere in ambiti ad alta complessità dove la sua professionalità risulta valore aggiunto al processo di cura.

Il Fisioterapista potrebbe godere di due step formativi a indirizzo clinico: una triennale, che garantirebbe la professionalità attuale, implementabile con una magistrale che possa portare il fisioterapista a sviluppare competenze avanzate e , sulla scia degli “extended scope practitioner” del mondo anglosassone, offrire con competenza e sicurezza un buon livello di cura diretto a chi soffre di patologie di interesse fisioterapico (come succede per gli odontoiatri post riforma) in quadri clinici ambulatoriali o non critici.

Questa rivoluzione porterebbe, penso, alla giusta valorizzazione di entrambe le professionalità. Richiederebbe sicuramente impegno bilaterale per la giusta definizione dei limiti professionali e delle competenze, garantendo però, in base alla complessità, percorsi di cura adeguati alla clinica.

Ciò permetterebbe al fisioterapista, per quanto di sua competenza, una più completa presa in carico del paziente, che avrebbe garantita una maggior competenza e qualità delle cure, e al fisiatra di occuparsi delle situazioni ove l’apporto clinico della propria formazione diviene fondamentale e valore aggiunto al processo di cura.

Affido ad uno scambio proficuo questo mio punto di vista

Gianluca Chiappa
Fisioterapista

Gianluca Chiappa

16 Giugno 2025

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