Gentile Direttore,
dopo l’esperienza sul campo a Lisbona nel 2023 (QS 16 .01.2024), abbiamo deciso di visitare altre realtà della medicina territoriale in UE. La necessità quanto mai attuale di riformare la medicina territoriale in Italia ci spinge a conoscere altre forme di organizzazione delle cure primarie per poterne cogliere gli elementi positivi che possono essere in qualche modo integrati nel sistema italiano e gli elementi concreti che possono essere in qualche modo importati.
A settembre 2024, in concomitanza con il 29° congresso di Wonca Europe 2024, siamo state a Dublino, dove abbiamo visitato due “case di comunità” della città: una nel centro e l’altra in periferia. Volevamo renderci conto di come funziona l’assistenza primaria in Irlanda.
L’Irlanda è un paese grande un quarto dell’Italia e ha una popolazione di circa 6 milioni di abitanti. Il suo sistema sanitario nazionale è gestito dall’Health Service Executive (HSE).
Negli ultimi anni l’HSE ha stipulato una convenzione con una società privata, la Centric Health che ha creato una rete diffusa di centri per le cure primarie, diventando così il più grande fornitore di assistenza primaria in Irlanda. Sappiamo che esistono ancora alcuni GP’s (medici di famiglia) che lavorano isolati in convenzione, ma sono una minoranza.
La Centric Health possiede numerosi centri, che possiamo assimilare in parte alle nostre “case della salute” e in parte a dei poliambulatori privati, che fungono da punti di riferimento per un determinato territorio e dove è presente un team di medici, infermieri, personale di segreteria e altri operatori. L’azienda si occupa dell’allestimento dei locali, dell’assunzione del personale amministrativo e infermieristico e dell’arruolamento dei medici. Questi ultimi possono essere assunti come dipendenti delle strutture o lavorare come liberi professionisti o come partner della Centric.
Le visite dei pazienti sono su appuntamento, ma in caso di necessità indifferibile è in azione un’app chiamata Green Button, che prevede un consulto in tempi rapidi. I pazienti scelgono il proprio medico, si recano nello studio su appuntamento e possono anche prenotare consulti solo telefonici, per esempio per valutare esami già effettuati (i medici hanno uno spazio temporale programmato per questa modalità durante le ore di servizio). Dal nostro seppur limitato periodo di osservazione, abbiamo notato un ambiente di lavoro abbastanza sereno; i pazienti vengono accolti da una segreteria che filtra opportunamente le richieste e giungono al medico solo se sono stati messi in appuntamento. Non vi è alcun contatto diretto tra medico e paziente al di fuori dell’ambulatorio. Abbiamo notato che i colleghi lavorano con soddisfazione e si occupano quasi esclusivamente di problemi clinici e sembra abbiano un minor carico burocratico rispetto al nostro. I medici che operano in queste strutture si occupano anche di settori e servizi che in Italia sono gestiti dai consultori familiari, dai pediatri e dai servizi per le dipendenze (SERD). Possono inoltre eseguire piccoli interventi ed effettuare in alcuni casi diagnostica di primo livello. Alcune prestazioni non sono però coperte dal servizio sanitario nazionale. Hanno accesso a una cartella informatizzata che ci è sembrata meno maneggevole rispetto alle nostre e con poca interattività con altre strutture (esempio con gli ospedali), a differenza di quelle che abbiamo avuto modo di vedere utilizzate a Lisbona durante la nostra precedente esperienza.
Parlando con i colleghi abbiamo appreso che anche lì ci sono spesso problemi legati alle lunghe liste d’attesa nel pubblico, per cui chi può, si rivolge al settore privato anche per esami strumentali o specialistici.
Le prestazioni erogate sono totalmente gratuite per chi possiede la Irish Medical Card, a cui hanno diritto le persone con basso reddito, i bambini fino a 8 anni, le persone over 69 e chi ha requisiti di invalidità o disabilità. Inoltre, viene rilasciata sempre con limiti di reddito, ma più elevati, la GP Visit Card che consente di effettuare visite gratuite presso i medici di famiglia convenzionati. La gratuità riguarda anche gli esami del sangue per diagnosticare o monitorare una patologia cronica.
In genere chi non possiede queste card, dispone di una assicurazione sanitaria privata, di solito offerta come benefit dai datori di lavoro ai propri dipendenti.
L’Irlanda si distingue in Europa per essere l’unico Paese a non garantire l’accesso universale all’assistenza primaria.
Questo dato è stato reso pubblico in un recente articolo su Lancet, intitolato “Ireland: Europe’s outlier in primary health care” (marzo 2025) dove viene riportato che, a fronte di un aumento della spesa sanitaria, passata dal 2018 al 2024 da 15,3 a 22,8 miliardi di euro, non vi sia un accesso equo ai servizi di medicina generale, facendo sì che l’Irlanda rappresenti un’eccezione negativa fra i Paesi che condividono, almeno sulla carta, l’impegno per la copertura sanitaria universale.
Secondo i dati pubblicati su Lancet solo il 42% è in possesso di una card e può accedere gratuitamente ai servizi di base.
L’articolo del Lancet conclude che poiché l’assistenza primaria è il primo argine contro l’aggravarsi delle condizioni cliniche della popolazione, affinché funzioni deve essere accessibile a tutti. Il governo irlandese ha avviato in tal senso, iniziative di riforma, come il programma SláinteCare, che punta a garantire l’accesso alle cure in base al bisogno e non alla possibilità economica, ma i progressi in tal senso sono molto lenti. A questo si aggiunge la notevole carenza di medici di famiglia: in Irlanda, per diventare medici di famiglia è necessario completare un programma di formazione specialistica in medicina generale. Molti GP’s vengono arruolati da tutto il mondo.
La realtà irlandese ci fa riflettere sui possibili sviluppi della nostra sanità territoriale in Italia.
Anche da noi il privato è entrato prepotentemente nel SSN, sostituendo anziché integrando il sistema pubblico non solo nella specialistica ma anche lentamente nella medicina territoriale. La nascita dei primi ambulatori privati per la medicina generale indica che il privato, puro o accreditato, sta erodendo sempre più spazio al SSN e di questo passo non siamo molto lontani dal diventare come l’Irlanda. E’ necessario che tutti noi, cittadini e decisori politici, ci impegniamo per mantenere il nostro SSN universalistico, equo e solidale come stabilito dall’articolo 32 della costituzione. E’ bene ricordare che siamo l’unico paese al mondo che ha messo la Salute tra i diritti fondamentali che lo stato deve assicurare a tutti!
Facciamo in modo che tale diritto non venga perso.
Dott.ssa Ornella Mancin
Mmg Cavarzere (VE)
Dott.ssa Laura Viotto
Mmg Roma