Gentile Direttore,
leggiamo su QS, con ovvio interesse, i risultati dello studio di Altems sull’evoluzione delle dotazioni organiche dei Pronto Soccorso italiani, e ribadiamo quel che continuiamo a ripetere da anni: la situazione strutturale dell’Emergenza Urgenza in Italia è troppo complessa per poter essere definita dai dati che abbiamo oggi a disposizione.
Gli stessi Autori citano “la complessità organizzativa del settore” come limite dello studio, e infatti l’incremento rilevato dei medici strutturati nei servizi di Pronto Soccorso (in media da 3,8 a 6,9) non è espressione di un miglioramento: il dato è naturale e atteso ma non descrive la realtà operativa della disciplina. Esso riflette solo un differente inquadramento formale dei Dirigenti Medici in un intervallo temporale decisamente ampio – dal 2011 al 2023 – durante il quale è progressivamente mutato, passando dall’inquadramento in altre discipline (principalmente Medicina Interna e Chirurgia, ma non solo) a quello in MeCAU prima, più recentemente in MEU. Si tratta dunque di una variazione solo formale per medici che comunque erano già dedicati all’attività di Pronto Soccorso. E comunque resta l’evidente insufficienza di un organico medio pari a 6,9 medici per struttura.
Tutto questo a fronte della perdurante impossibilità di ottenere un indispensabile dato di partenza, ovvero il numero totale dei Dirigenti Medici necessari al buon funzionamento del Pronto Soccorso, sconosciuto ancora oggi per via del fatto che i modelli organizzativi differiscono profondamente non solo da regione a regione, ma addirittura all’interno della stessa regione e spesso nella stessa azienda con più Pronto Soccorso. Un esempio: convivono modelli per i quali il totale degli accessi viene gestito da medici inquadrati in MEU con altri modelli, nei quali una sala “chirurgica”, o una sala “traumatologica”, sono affidati a Dirigenti inquadrati in altre discipline ma che egualmente “cubano” per un’ovvia necessità organica dello stesso Pronto Soccorso (è il caso di ricordare che la copertura di una postazione per 24 ore/die equivale a un organico di sei medici). E ancora: negli organici delle strutture di MEU sono previsti, in una quota parte sconosciuta, anche i medici necessari per la gestione di OBI, degenze di Medicina d’Urgenza, letti di terapia semiintensiva. È evidente che tutto questo impedisce un corretto calcolo del fabbisogno, che dovrebbe essere l’unico dato da cui partire.
Sempre nello studio di Altems, anche il dato sui medici specializzati in Emergenza Urgenza riflette, purtroppo, confusione tra inquadramento disciplinare e reale specializzazione: si citano dati risalenti al 2011, quando la Scuola di Specializzazione in Medicina d’Emergenza Urgenza è nata nel 2009 e ha prodotto i primi specialisti, circa 80, solo nel novembre 2014. Vale la pena ricordare di seguito i dati reali delle borse di specializzazione in Medicina d’Emergenza Urgenza bandite e realmente assegnate negli anni:
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Borse
bandite
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Borse assegnate
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Borse abbandonate
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2009
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82
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2010
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84
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2011
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67
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2012
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59
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2013
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58
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2014
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108
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2015
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145
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2016
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188
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2017
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203
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2018
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284
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2019
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507
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2020
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975
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243
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361
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2021
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1189
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529
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131
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2022
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886
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347
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86
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2023
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945
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235
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39
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2024
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1026
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254
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5
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Partendo da queste considerazioni il dato riportato dallo studio, ovvero il calcolo percentuale degli specialisti/inquadrati in MEU rispetto al totale dei medici del SSN, ci pare privo di significato, vista l’assenza di un dato corrispettivo sulle esigenze reali, il cui valore andrebbe posto al numeratore di qualunque espressione aritmetica.
Unico dato da prendere in serissima considerazione è invece il calo osservato tra il 2018 e il 2023, pari a un drammatico 9%. Significa che negli ultimi anni abbiamo perso circa il 10% degli addetti, percentuale pesantissima che corrisponde anche a precedenti proiezioni operate da SIMEU e che giustifica l’allarme sulle necessità che non ci stanchiamo di lanciare.
Non siamo d’accordo con le conclusioni che leggiamo. Affermare che le risorse sono razionalizzate piuttosto che depauperate e che il personale medico specializzato cresce a fronte di una diminuzione del numero di accessi non riflette la realtà che è all’onore del mondo. L’inesattezza dell’affermazione consegue all’inadeguatezza dei dati presi in esame: i calcoli sul personale soffrono dei pesantissimi bias che abbiamo indicato, ma anche rapportare le risorse al numero “secco” di accessi di Pronto Soccorso è operazione scorretta. Gli accessi di Pronto Soccorso non vanno solo contati, ma soprattutto vanno pesati: dal dato numerico mancano i dati sulla crescente complessità, sulle reali prestazioni eseguite in Pronto Soccorso, le più pesanti delle quali sfuggono a ogni rilevazione statistica, e mancano i dati sui tempi di permanenza dei pazienti. In altre occasioni abbiamo già riportato nostre analisi sul crescente fenomeno del boarding (in attesa di ricovero), che in molte situazioni assorbe dal 25% al 40% delle risorse, ma anche dei “ricoveri negati”, ovvero di tutte quelle dimissioni da Pronto Soccorso che avvengono ben oltre le sei ore canoniche (solo teoriche!), spesso oltre le 72 ore, che corrispondono a prese in carico non certo dissimili da ricoveri in degenza ma non valorizzate in alcun modo. Tutto questo moltiplica per un fattore impossibile da quantificare con precisione, ma sicuramente molto rilevante, l’impegno necessario a provvedere alla funzione di Pronto Soccorso, ben lontano da quanto si potrebbe presumere dalla semplice indicazione del numero degli accessi.
Siamo invece d’accordo sull’analisi delle motivazioni dei professionisti. La Medicina d’Emergenza Urgenza è indispensabile e non sostituibile: lo dimostra, prima ancora che la pandemia sempre citata, la necessità che i pazienti vivono quotidianamente in tutta la rete nazionale. Ma ancora oggi la Medicina d’Emergenza Urgenza italiana vive una fase progettuale mai conclusa, iniziata nel lontano 1992 con l’istituzione dei Dipartimenti, passata attraverso l’istituzione della Scuola di Specializzazione nel 2009, ma tuttora in attesa di una legge nazionale che definisca con chiarezza, per esempio, l’assetto dell’emergenza pre-ospedaliera, che viene paradossalmente affidata alla medicina del territorio, unico caso di una specialità operata da differenti professionisti solo perché fuori piuttosto che dentro l’ospedale. È questo, accanto al problema della qualità di vita, uno dei principali aspetti di quella necessaria valorizzazione professionale che, prima ancora di una questione puramente economica, viene indicata da Altems come elemento critico per l’attrattività della professione.
Come chiediamo da tempo è indispensabile un’analisi approfondita e capillare della realtà del Pronto Soccorso italiano, che può essere condotta solo attraverso un deciso impegno del Ministero e delle Regioni, ma che non può escludere la Società Scientifica che, come in questo caso, continua a essere l’unico riferimento operativo italiano in grado di individuare i dati necessari e proporne un’analisi realistica. Come sempre, la Società Scientifica pone la propria competenza a totale disposizione delle Istituzioni.
L’Ufficio di Presidenza Nazionale Simeu – Società Italiana di Medicina d’Emergenza Urgenza
Alessandro Riccardi – Presidente
Mario Guarino – Vicepresidente
Mirko Di Capua – Segretario
Giovanni Noto – Tesoriere
Antonella Cocorocchio – Coordinatrice Area Infermieri
Alessandra Iorfida – Coordinatrice Area Specializzandi
Fabio De Iaco – Past President
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