Gentile Direttore,
rileggevo qualche giorno or sono nei Minima Moralia di T. W. Adorno: “Il fragore senza suono che ci è noto da sempre dall’esperienza del sogno, ci viene incontro di giorno dai titoli dei giornali”. E mi ha colpito quanto questo venga regolarmente riproposto in ambito di salute mentale.
Le notizie non mancano, ma ad esse non segue nulla, come se fra l’indicazione di un problema dichiarato drammatico e le sue conseguenze, o il mettere mano alla sua soluzione, ci fosse una distanza incolmabile.
Leggiamo la Dichiarazione Europea sulla situazione allarmante della salute mentale che indica che una persona su 6 in Europa presenta un disturbo mentale, e una su 3 non riceve cure adeguate, suggerendo vari interventi ed in primo luogo quelli di tipo organizzativo ed economico.L’ Italia aderisce pienamente, ma come non notare la mancata risonanza operativa di questo impegno che rischia di rimanere buona intenzione, specie nel contrasto con altri provvedimenti (ad esempio l’adesione al riarmo), che hanno subito definito precisi impegni economici?
Leggiamo nelle nuove Linee guida alla Gravidanza Fisiologica la molta attenzione data alla salute mentale, in particolare per quanto riguarda lo screening preventivo e l’intervento per la depressione e l’ansia. Un doveroso impegno, ma da attuare con quali strumenti, nel momento in cui i servizi attuali non riescono nemmeno a seguire le patologie gravi in carico, e nulla al riguardo viene detto nel documento?
Abbiamo letto solo pochi giorni or sono della sentenza della Corte Costituzionale, che non solo abroga parte dell’art 35 della Legge 833/1978, ma di fatto invita più in generale ad una maggiore tutela dei diritti delle perone con disturbi mentali. Di fatto l’abrogazione di parte di un articolo essenziale delle norme sul Trattamento Sanitario Obbligatorio non ha ricevuto alcun commento o iniziativa da parte del legislatore, lasciando a Corti di Appello e Tribunali il compito di tamponare in forma sparsa il buco normativo che si è creato con circolari d’urgenza. E nulla al riguardo compare sulla pagina web della Società Italiana di Psichiatria, né mi risulta nessuna iniziativa in merito.
Ancora pochi mesi or sono, i dati del report annuale del Sistema Informativo Salute Mentale hanno tracciato, ancora un volta, un quadro impietoso dello stato dei servizi di salute mentale e del loro progressivo impoverimento negli anni, ma nulla è successo a suggerire che questi dati, faticosamente raccolti dagli operatori, possano avere un qualche impatto sulle scelte organizzative.
Ed era la fine di marzo quando il Ministro della Salute al “Giubileo della salute Mentale” ha annunciato che entro un mese sarebbe stato pronto il nuovo Piano Nazionale sulla Salute Mentale, di cui a distanza di tre mesi non abbiamo alcuna notizia.
Nel frattempo, in maniera regolare, i quotidiani ci raccontano di sofferenze, cure carenti, suicidi e violenza nell’ambito della salute mentale, per situazioni a cui potrebbe essere data ben altra risposta se i servizi semplicemente funzionassero meglio.
Ma di fatto non accade nulla, e le uniche notizie positive riguardano qualche evento locale, ove gli operatori cercano di dare risalto al problema e a quello che fanno, anche se poi questo non cancella la sproporzione fra queste iniziative e l’entità del problema, correndo anche il rischio di banalizzare in molti la reale entità del problema e le possibili soluzioni.
Allora è difficile sottrarsi alla impressione che la unica reale attività sia creare l’impressione di una costante attenzione, di un fiorire di iniziative, la cui risonanza serve solo a coprire l’assenza di qualunque traduzione concreta.
Fragore sì, ma senza suono …
Andrea Angelozzi
Psichiatra