Pansm, un passo indietro sulla psicologia di assistenza primaria 

Pansm, un passo indietro sulla psicologia di assistenza primaria 

Pansm, un passo indietro sulla psicologia di assistenza primaria 

Gentile Direttore,
il Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025–2030 intende rispondere ai bisogni di una società in trasformazione. Tuttavia, il testo pubblicato appare disallineato rispetto ai processi già in atto, e rischia di rallentare – o addirittura distorcere – una importante innovazione degli ultimi anni: la costruzione di un modello di psicologia di assistenza primaria, vicino ai contesti di vita delle persone, in rete con i Medici di Medicina Generale e con i servizi sociosanitari.

Il Piano omette completamente il riferimento al disegno di legge sulla psicologia di assistenza primaria, il testo unificato “Istituzione del servizio di psicologia di assistenza primaria nell’ambito del servizio sanitario nazionale” pubblicato nel novembre 2023 e condiviso da quasi tutte le forze parlamentari, attualmente in esame presso la Commissione Affari Sociali della Camera. Si tratta di un testo normativo ampiamente condiviso, frutto di un lavoro pluriennale basato su analisi tecniche, confronto tra esperti e sperimentazioni territoriali.

Nel disegno di legge si delineano con chiarezza ruoli, contesti e obiettivi dello psicologo di cure primarie, nella cornice di un servizio pubblico orientato alla prevenzione e all’integrazione dei saperi. L’assenza di ogni riferimento a questo percorso appare incomprensibile e solleva interrogativi sulla coerenza e l’unitarietà dell’azione pubblica.

Nel documento lo psicologo viene collocato ancora una volta dentro i Dipartimenti di Salute Mentale, come figura preminentemente destinata al trattamento dei disturbi psichiatrici.

Anche la denominazione scelta – “psicologo di primo livello” – risulta ambigua e inopportuna poiché non corrisponde a nessuna delle già molte diciture utilizzate nelle esperienze territoriali in atto e nel lavoro normativo in corso (psicologo di/delle cure primarie, psicologo di base, psicologo di assistenza primaria).

Questa impostazione riduce drasticamente il contributo che la professione psicologica può offrire alla cittadinanza, negando la molteplicità delle sue funzioni e la sua capacità di intercettare precocemente il disagio, sostenendo le risorse individuali e favorendo la salute nei contesti comunitari. Limitare lo psicologo al DSM significa restringere l’accesso psicologico a un’utenza già patologizzata, e trascurare la crescente domanda di interventi precoci, brevi e contestualizzati.

Il Piano adotta una retorica che, pur richiamando la dimensione bio-psico-sociale, finisce per comprimere tutte le politiche per il benessere psicologico all’interno della logica clinico-psichiatrica. Il termine “salute mentale” viene usato in modo onnicomprensivo, senza distinguere tra prevenzione, promozione e trattamento, e senza valorizzare modelli organizzativi alternativi già operativi in alcune Regioni, come le funzioni aziendali di Psicologia o la creazione come in Sardegna di dipartimenti specifici.

Preoccupa, inoltre, la scelta di ribadire la priorità da assegnare ai disturbi gravi a fronte della scarsità di risorse. Si tratta di una precisazione retorica superflua, che lascia intravedere una visione difensiva e autoreferenziale, e che rischia di sottrarre spazio e legittimità a politiche di comunità, orientate alla prevenzione e al lavoro precoce con il disagio.

Non viene inoltre mai citata, in tema di Disturbi Emotivi Comuni, l’importante e recente documento dell’Istituto Superiore di Sanità del 2022, la Consensus Conference sulle terapie psicologiche per ansia e depressione, che offre una disamina ideologicamente indipendente e scientificamente aggiornata dell’efficacia degli interventi psicologici in tale vastissima casistica, quasi sempre intercettata nell’ambito delle Cure Primarie e non nei DSM.

Come Società Italiana di Psicologia di Cure Primarie, riteniamo urgente che le politiche ministeriali tornino a valorizzare e rafforzare il percorso già avviato con il disegno di legge sulla psicologia di assistenza primaria. Questo modello rappresenta una risposta concreta e strutturata alla domanda psicologica di base, che cresce nei contesti di medicina generale, nei consultori, nei servizi sociosanitari e nelle aree della cronicità e del disagio diffuso.

In sintesi, il Piano, nella sua formulazione attuale, appare come un’occasione non all’altezza del tempo che stiamo vivendo. Anziché sostenere un’evoluzione dei modelli organizzativi e delle professioni sanitarie, sembra riproporre uno schema già noto, centrato sui DSM e poco permeabile alle innovazioni.

La SIPCP si rende disponibile a collaborare per un modello di salute pubblica in cui la psicologia possa esprimere pienamente la sua capacità di agire in prossimità, nei luoghi di vita, accanto alle persone. È in quella direzione che si costruisce davvero il futuro di una salute mentale intesa non solo come trattamento, ma come parte integrante delle politiche pubbliche di benessere, accesso e prevenzione.

Prof. Michele Liuzzi
Presidente Società Italiana di Psicologia di Cure Primarie (SIPCP)
Dott. Angelo Crea
Vice-presidente Società Italiana di Psicologia di Cure Primarie

M. Liuzzi, A. Crea

18 Luglio 2025

© Riproduzione riservata

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